Truppe italiane in Arabia, le opposizioni: "Il governo riferisca". Crosetto: "Bastava ascoltare le audizioni in Parlamento"
PoliticaQuesto articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati Le opposizioni chiedono chiarezza in Parlamento sulle truppe italiane schierate nei Paesi del golfo Persico in funzione anti-iraniana. Dopo le notizie riportate da Giornale e Repubblica, poi confermate dal ministero della Difesa, il Partito democratico annuncia di aver depositato interrogazioni alla Camera e al Senato “in merito alla nuova task force in Arabia Saudita che vede impegnati militari italiani in un teatro caratterizzato da tensioni crescenti. L’ultima delibera che riguarda le missioni internazionali per il 2026″, affermano i capigruppo nelle Commissioni Esteri e Difesa, “ha previsto la proroga, oltre che delle missioni in Iraq, dell’impiego di militari italiani negli Emirati arabi uniti, in Kuwait, in Bahrein e in Qatar. L’Arabia Saudita non rientra quindi nei paesi previsti dalla delibera di proroga. Abbiamo già in più occasioni contestato il tentativo del governo di forzare le nuove norme, che permettono l’interoperabilità degli assetti militari e del personale tra operazioni diverse. Ma in questo caso, se le notizie fossero confermate, siamo andati oltre, utilizzando assetti e personale militare in un Paese che non rientra espressamente nella proroga che autorizza le missioni per il 2026″, accusano. Una ricostruzione contestata dal ministro della Difesa Guido Crosetto, secondo cui l’interrogazione dem “si fonda su un presupposto errato. Sarebbe bastato seguire con attenzione le audizioni del capo di Stato maggiore della Difesa”, Luciano Portolano, “e del comandante del Covi (Comando operativo vertice interforze, ndr)”, Giovanni Iannucci, “davanti alle Commissioni Difesa di Camera e Senato, oppure leggere con attenzione il decreto Missioni e le relative schede, per verificare che il quadro normativo e operativo è stato illustrato con la massima trasparenza“, afferma Crosetto. “Le informazioni richiamate oggi”, sottolinea, “erano già pubbliche e disponibili, tanto che è bastato a un giornalista consultare il sito istituzionale della Difesa per ricostruire correttamente quanto alcuni esponenti dell’opposizione sostengono di non conoscere”. Ma il Pd controreplica e dà una ricostruzione diversa: “Un ministro della Difesa che si è trovato in teatri di guerra a sua insaputa dovrebbe avere qualche pudore a impartire lezioni di studio, serietà e approfondimento ad altri. Nella delibera Missioni, appena votata, non c’è alcun esplicito riferimento a operazioni in Arabia Saudita. Quanto alle audizioni citate dal ministro, il generale Portolano non parla del nostro impegno in Arabia Saudita, mentre il generale Iannucci cita velocemente la rimodulazione del contingente impegnato nella coalizione anti Daesh in Giordania, Italia e Arabia Saudita. Un’operazione così importante avrebbe meritato una scheda ad hoc, l’intervento approfondito del ministro e una discussione seria e trasparente”. Nel pomeriggio il ministro replica ulteriormente ribadendo la sua versione: “Colpisce che chi grida oggi allo scandalo e insulta con arroganza, piuttosto che accettare il confronto sereno offerto, solo poche settimane fa ha ricevuto ogni informazione, preso parte alle audizioni e votato le autorizzazioni. Il 5 marzo scorso il Parlamento ha approvato le risoluzioni che autorizzavano il dispiegamento e il rischieramento dei sistemi di difesa aerea e antimissile nella Regione del Golfo. Il 14 luglio le Commissioni Esteri e Difesa del Senato e il 28 luglio la Commissione della Camera hanno prorogato le missioni, che confermano e comprendono un’area che include l’Arabia Saudita. Non una missione nuova, dunque, ma il riposizionamento all’interno di un’area già prevista e autorizzata di capacità esistenti e non più in grado di operare dal Kuwait. Nel frattempo il governo ha riferito più volte alle Camere: i ministri degli Affari Esteri e della Difesa sono stati auditi il 9 giugno, il capo di Stato maggiore della Difesa il 17 giugno e il comandante del Covi il 1° luglio, davanti alle Commissioni competenti. Di fronte a questo percorso istituzionale, sostenere che il Parlamento fosse all’oscuro non è una critica al governo ma o la confessione di non aver seguito le audizioni e non aver letto gli atti o non aver compreso ciò che si è votato. Ogni parlamentare ha il diritto ed il dovere di contestare le scelte del governo. Non ha, però, il diritto di modificare i fatti, a deformare la realtà per lanciare accuse pesanti ma false”. Anche le altre forze del “campo largo”, però, non si accontentano della spiegazione di Crosetto. “Apprendiamo da fonti giornalistiche che da oltre quattro mesi centinaia di nostri soldati, caccia, aerei spia, batterie anti missile e cannoni anti droni operano a protezione della monarchia saudita e la Difesa fa trapelare che è tutto in regola perché il dispiegamento era stato autorizzato dal Parlamento lo scorso 5 marzo con l’approvazione della risoluzione di maggioranza“, affermano i capigruppo 5 stelle nelle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. “Peccato che nel frattempo l’Arabia Saudita sia entrata in guerra a fianco degli Usa contro l’Iran, partecipando direttamente ai raid aerei americani. Chiediamo quindi alla Difesa, che per mesi ha tenuto segreta questa missione dandone conferma solo ieri sul suo sito, di riferire immediatamente in Parlamento su questo impegno militare data la mutata postura dell’Arabia Saudita, con cui di fatto oggi l’Italia è in guerra contro l’Iran”. Sulla stessa linea il segretario di Sinistra italiana e deputato di Avs Nicola Fratoianni: “Il governo Meloni ha tenuto nascosto al Parlamento e agli italiani l’invio da mesi di militari e di armi italiane in Arabia Saudita e in altri Paesi del Golfo durante la guerra illegale di Trump contro l’Iran. La subalternità della destra al presidente Usa non può calpestare la nostra Costituzione. Ora vengano subito in Parlamento a spiegare il loro comportamento e a dire finalmente la verità”, affonda.

