OpenAI sta valutando la possibilità di vendere una quota del 5% della sua azienda al governo degli Stati Uniti, potenzialmente all'amministrazione Trump. L'offerta, stimata in circa 42 miliardi di dollari, sembra mirare a ottenere il sostegno politico e normativo da parte dell'amministrazione americana. La proposta solleva interrogativi sui possibili vantaggi per entrambe le parti coinvolte, con implicazioni significative per lo sviluppo e la regolamentazione dell'intelligenza artificiale. Si tratta di una mossa strategica che potrebbe definire il futuro del rapporto tra aziende tecnologiche e governo.
4 luglio 2026

Secondo diverse fonti giornalistiche, OpenAI starebbe valutando la cessione del 5% delle proprie quote all'amministrazione statunitense, guidata dal presidente Donald Trump. La notizia, riportata inizialmente dal Financial Times, è stata ripresa da numerosi media italiani tra cui Il Sole-24 Ore, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, Corriere della Sera, Il Messaggero, Domani, Dire, AGI, Wall Street Italia, Quotidiano Nazionale. Il valore stimato di questa partecipazione azionaria ammonterebbe a circa 42,6 miliardi di dollari, considerando una valutazione post-money dell'azienda pari a 852 miliardi.
Le ragioni alla base di questa potenziale cessione sembrano essere molteplici. In primis, si tratterebbe di un tentativo di OpenAI di allentare le crescenti tensioni tra la Casa Bianca e le aziende del settore dell'intelligenza artificiale. Secondo alcune ricostruzioni, il CEO di OpenAI, Sam Altman, avrebbe già discusso l’offerta con il presidente Trump, il segretario al Commercio Howard Lutnick e il segretario al Tesoro Scott Bessent, anche lo scorso anno.
Inoltre, la cessione potrebbe rappresentare un modo per condividere i benefici economici derivanti dalla rivoluzione dell'intelligenza artificiale con una più ampia fetta della popolazione. L’amministrazione Trump sembra interessata a consolidare il rapporto con le aziende che sviluppano tecnologie cruciali nella competizione strategica con la Cina.
La decisione di OpenAI si inserisce in un contesto di crescente pressione da parte del governo americano sul settore dell'intelligenza artificiale, con particolare attenzione alla sicurezza informatica dei modelli AI. Questa mossa potrebbe essere vista come una strategia per ingraziarsi l’amministrazione Trump, evitando potenziali restrizioni o sanzioni. La rimozione delle restrizioni sul modello Fable 5 di Anthropic, avvenuta questa settimana, suggerisce un cambiamento nell'approccio dell'amministrazione verso alcune aziende del settore. La cessione di una quota azionaria da parte di OpenAI seguirebbe l’esempio di altri CEO del settore tecnologico, come quelli di Nvidia e Intel, che avrebbero già avuto contatti simili con la Casa Bianca.

OpenAI valuta la vendita del 5% delle quote all’amministrazione Usa
/lastampa/economiaOpenAI vuole vendere una quota del 5% al governo americano (per avere il sostegno di Trump): a chi conviene l’AI di Stato
Economia/finanzadi Valentina Iorio Secondo il «Financial Times» Altman ne avrebbe discusso con il presidente, il segretario al Commercio, Howard Lutnick, e il segretario al Tesoro, Scott Bessent Il ceo di OpenAI, Sam Altman, e Donald Trump OpenAI starebbe valutando la cessione di una quota del 5% all’amministrazione americana. Secondo il Financial Times l’obiettivo è rinsaldare i rapporti con la Casa Bianca. Secondo il ceo Sam Altman, rendere pubblica una consistente quota finanziaria della società sarebbe il modo migliore per condividere i vantaggi dell’intelligenza artificiale. Altman ne avrebbe discusso con il presidente Donald Trump, con il segretario al Commercio, Howard Lutnick, e con il segretario al Tesoro, Scott Bessent. E avrebbe incontrato anche il senatore democratico Bernie Sanders, che da tempo propone di nazionalizzare il 50% delle principali aziende americane di intelligenza artificiale tramite un fondo sovrano. La proposta Secondo il Financial Times l’accordo proposto prevedrebbe che altre aziende statunitensi del settore dell'intelligenza artificiale cedessero una quota simile al pubblico, ma non è chiaro se le altre società siano disposte a farlo. Borsa Anthropic presenta la domanda di quotazione in Borsa: la corsa per battere OpenAI anche a Wall Street di Francesco Bertolino Le recenti limitazioni imposte da Trump Di recente, la Casa Bianca ha imposto sia a OpenAI che alla concorrente Anthropic un blocco sul rilascio e le esportazioni dei loro modelli di AI più potenti per ragioni di sicurezza nazionale. In particolare l’amministrazione Trump ha imposto alla casa madre di ChatGpt di rendere disponibile il suo modello GPT-5.6 a un gruppo ristretto di aziende americane approvato dalla Casa Bianca. Intanto, anche tra le fila dei repubblicani inizia a crescere il fronte di coloro che sarebbero favorevoli a una regolamentazione molto più stringente del settore. Concedere al governo una quota di proprietà, nell’ottica di Altman, potrebbe contribuire a consolidare i rapporti con il governo e allentare le tensioni. La Cnbc ricorda che l’amministrazione Trump ha già acquisito partecipazioni in società private, investendo in Intel, Ibm e altre società nel settore quantistico e dei minerali critici. rassegna tecnologica L'AI farà davvero strage di posti di lavoro? Ecco chi continuerà a essere insostituibile, i problemi che i «bot» non sanno risolvere di Luca Angelini L’ipotesi del fondo pubblico Ad aprile, OpenAI aveva proposto di creare un «fondo pubblico di ricchezza» che «offra a ogni cittadino, compresi coloro che non investono nei mercati finanziari, una partecipazione alla crescita economica guidata dall'intelligenza artificiale». E a maggio la OpenAI Foundation, il ramo non profit dell’azienda, aveva dichiarato che in un futuro guidato dall'intelligenza artificiale, «la società avrà probabilmente bisogno di nuovi approcci che offrano alle persone partecipazioni durature nei sistemi che creano valore», facendo riferimento ai fondi pubblici o sovrani. Il possibile rinvio della quotazione Secondo quanto riportato nei giorni scorsi dal New York Times, OpenAI starebbe valutando la possibilità di posticipare la propria quotazione a Wall Street al 2027. A spingere i vertici dell’azienda a rivedere le proprie ambizioni sarebbe stato il crollo in Borsa di SpaceX a pochi giorni dall’Ipo da record. APPROFONDISCI CON IL PODCAST

OpenAi punta a vendere il 5% al governo Trump
Economiavenerdì 3 luglio 2026, 02:05 Se la lite tra Donald Trump ed Elon Musk ha escluso la partecipazione del governo americano nella più grande quotazione della storia di Wall Street, ieri il presidente americano potrebbe aver chiuso un affare importante (e senza precedenti fino a qualche tempo fa) con uno dei principali avversari del ceo di Tesla. OpenAI starebbe discutendo la possibilità di cedere il 5% all’amministrazione americana, questo mentre la Casa Bianca sta facendo sempre più pressioni sul settore dell’intelligenza artificiale. TUTTE LE BIG Secondo quanto scrive il Financial Times, la questione non si fermerebbe a OpenAI: Trump infatti vorrebbe avere partecipazioni governative in tutte le grandi aziende AI. Nonostante né la Casa Bianca né OpenAI abbiano commentato la notizia, tempo fa il ceo del gruppo Sam Altman aveva detto che cedendo al governo parte delle aziende si darebbe ai cittadini americani la possibilità di partecipare alla rivoluzione IA. Ma quanto vale il 5% di OpenAI? Facendo riferimento a una delle ultime valutazioni del gruppo a 852 miliardi di dollari, la somma ammonterebbe a 42,6 miliardi di dollari. La teoria di Altman, che da tempo lavora su programmi di reddito universale per attenuare la perdita di posti di lavoro che potrebbe seguire la completa implementazione dell’IA, prevede che condividere le azioni con la popolazione possa evitare il collasso sociale: diversi intellettuali della Silicon Valley hanno citato il saggio “Elogio dell’ozio” scritto da Bertrand Russell nel 1932 per giustificare l’arrivo dell’AI e la fine dell’ordine mondiale basato sul lavoro. L’interesse di Donald Trump per le aziende IA è noto da tempo: un mese fa aveva detto di voler incontrare i colossi IA per discutere proprio della possibilità di cedere una parte al governo. Questo, secondo Trump, porterà il governo a condividere con le aziende parte della loro ricchezza. Ma è anche vero che il governo gestisce le regole che definiscono i confini all’interno dei quali l’IA si può muovere: poche settimane fa, per esempio, la Casa Bianca aveva chiesto a Anthropic di ritirare il suo modello più avanzato per paura di possibili attacchi hacker. Inoltre, Washington ha stabilito che i nuovi modelli prima di essere rilasciati dovranno essere controllati dal governo, stabilendo una regola nuova per le aziende tech. Trump, il presidente che si presenta come uno dei più “pro-market” della Storia, in realtà sta usando strategie molto lontane dal capitalismo più classico: ha infatti comprato il 10% di Intel, investendo circa 8,9 miliardi di dollari. IL NUOVO DEVICE Intanto continuano i preparativi per le quotazioni a Wall Street di Anthropic e OpenAI: l’azienda di Dario Amodei dovrebbe fare la sua Ipo all’inizio dell’autunno, puntando a un valore di mercato di 1.000 miliardi. OpenAI, invece, potrebbe aspettare fino al 2027: sempre ieri sono state pubblicate alcune indiscrezioni sul possibile device che OpenAI sta sviluppando con Jony Ive, il designer che ha creato iPhone e iPod insieme a Steve Jobs. Dovrebbe essere uno smart speaker con telecamera, con lancio previsto nel 2027. L’ex designer di Apple vuole creare un oggetto pensato per essere sempre acceso in casa, alternativo allo smartphone come principale porta d’accesso all’intelligenza artificiale. © RIPRODUZIONE RISERVATA

L’offerta di OpenAI al governo Usa: "Il nostro 5% per 42 miliardi"
EconomiaL’intelligenza artificiale continua a tenere banco nel mercato finanziario. E detta il passo, sempre di più, anche nella politica. OpenAI, dal valore di 852 miliardi di dollari, sta valutando la cessione di una quota del 5% della società al governo statunitense: una proposta per oltre 42 miliardi di dollari. Sam Altman avrebbe discusso della vendita della partecipazione con il presidente Donald Trump, il segretario al Commercio Howard Lutnick e il segretario al Tesoro Scott Bessent. Secondo quanto riportato dal Financial Times, il numero uno della startup di AI non vuole muoversi da solo e suggerisce che anche le altre società leader del settore – come Google, Anthropic e Meta – facciano lo stesso. La strategia di Altman si rifà a una ragione di natura socio economica, sostenendo che i benefici generati dall’intelligenza artificiale debbano essere condivisi con i cittadini. Il modello di riferimento citato è quello dell’Alaska Permanent Fund. Un modo quindi per restituire al pubblico parte dei futuri profitti dell’IA. Dietro alla mossa di Altman potrebbe esserci, però, una ragione prettamente politica: allentare le tensioni regolatorie. A Washington sta crescendo la preoccupazione per l’impatto dell’AI su posti di lavoro, sicurezza nazionale e consumo energetico per i data center. Non a caso, il governo Usa ha recentemente imposto dei ritardi sul rilascio dei nuovi modelli avanzati di OpenAI e della rivale Anthropic per poterli sottoporre a revisioni di sicurezza. Concedere una quota del 5% potrebbe “ammorbidire” l’amministrazione e trasformare l’AI in un’infrastruttura strategica nazionale. Quella di Altman quindi si prefigura come una contromossa, conscio del fatto che l’AI non è più considerata un semplice software, ma una vera e propria infrastruttura critica statale. E l’episodio di Anthropic è stato uno spartiacque: il mese scorso ha sospeso i suoi modelli più avanzati dopo che il governo aveva ordinato di limitarne l’accesso ai cittadini stranieri per motivi di sicurezza nazionale. Va ricordato che l’amministrazione Trump ha manifestato interesse verso l’ipotesi di detenere partecipazioni nelle principali aziende di AI attraverso un fondo sovrano pubblico. Intanto la Corte di Giustizia dell’Ue ha confermato in via definitiva la multa record da 4,125 miliardi di euro inflitta dalla Commissione per abuso di posizione dominante nel mercato dei dispositivi mobili Android.

OpenAI vuole cedere una partecipazione del 5% al governo Usa
MercatiOpenAI avrebbe discusso l’ipotesi di assegnare al governo degli Stati Uniti una partecipazione azionaria pari al 5%, per un valore stimato di circa 42,6 miliardi di dollari, dopo che la startup di intelligenza artificiale ha chiuso a marzo un round di finanziamento da record con una valutazione post-money di 852 miliardi di dollari. Lo riporta il Financial Times, secondo cui la misura rientrerebbe in una strategia più ampia per ridurre le tensioni politiche a Washington, dove cresce la preoccupazione per la sicurezza informatica dei modelli AI e per l’intensificarsi della competizione con la Cina. Il CEO Sam Altman (nella foto a sinistra del presidente Donald Trump) avrebbe sostenuto che l’assegnazione al pubblico di una partecipazione finanziaria nell’azienda rappresenti il modo più efficace per condividere i benefici dell’intelligenza artificiale, secondo quanto riportato dal quotidiano finanziario, che cita due persone a conoscenza delle trattative. Iscriviti alla Newsletter per rimanere sempre aggiornato sul mondo dei mercati, dell'economia e della consulenza finanziaria. Iscriviti Compilando il presente form acconsento a ricevere le informazioni relative ai servizi di cui alla presente pagina ai sensi dell'informativa sulla privacy. Il modello del fondo sovrano L’eventuale schema non sarebbe limitato a una singola azienda, ma potrebbe essere esteso anche ad altri operatori statunitensi del settore. All’esame ci sarebbe l’ipotesi della creazione di un veicolo pubblico-privato attraverso il quale il governo potrebbe detenere partecipazioni anche in altri grandi player dell’intelligenza artificiale, tra cui Anthropic, Google e Meta. Non è tuttavia chiaro se queste società sarebbero disposte ad aderire al progetto. Il modello richiamerebbe quello dell’Alaska Permanent Fund, un fondo sovrano che reinveste le entrate delle risorse naturali e distribuisce dividendi al governo statale e ai residenti. In questo caso, l’obiettivo sarebbe trasformare parte dei profitti generati dall’intelligenza artificiale in benefici diretti per la collettività. La sfida della redistribuzione nell’economia dell’AI In questo contesto, gli operatori di mercato osservano con attenzione il possibile aumento dell’intervento pubblico, che potrebbe tradursi in nuove forme di contribuzione obbligatoria o redistributiva legate ai profitti del settore. La proposta di un “dividendo AI” mira a replicare, in un contesto tecnologico, meccanismi già sperimentati in settori legati alle risorse naturali. L’obiettivo sarebbe quello di trasformare una parte della rendita tecnologica in un beneficio sociale diretto, riducendo il rischio di un’eccessiva concentrazione della ricchezza. In passato, il governo statunitense ha già acquisito partecipazioni in imprese considerate strategiche, tra cui investimenti in società come Intel e altri operatori attivi nei semiconduttori e nelle tecnologie avanzate. Profili giuridici e limiti del modello proposto L’ipotesi di una partecipazione pubblica diretta nelle aziende private solleva tuttavia interrogativi rilevanti sul piano giuridico e istituzionale. A differenza dei modelli di fondi sovrani tradizionali, alimentati da risorse pubbliche o naturali, in questo caso si tratterebbe di un intervento nella struttura proprietaria di società tecnologiche private. Resta quindi aperto il tema della compatibilità con le regole del diritto societario statunitense e del rischio di interferenze politiche nella governance aziendale. Se la proposta dovesse concretizzarsi, segnerebbe un cambiamento significativo nel rapporto tra Stato e imprese tecnologiche.
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