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Verona, anziana uccisa dal figlio: «Mia mamma soffriva troppo era lei a dirmi che voleva morire»
Veneto/Verona/Cronacadi Giampaolo Chavan
Andrea Rizzardi Recchia, 52 anni, ha confessato le modalità e il movente dell’omicidio della madre, Grazia Rizzardi, avvenuto nella loro casa in via Boccioni in Borgo Venezia a Verona: «L'ho fatto per lei, perché resto in carcere?»
Ha ucciso la madre con due sole coltellate, una alla schiena e l’altra all’addome, in rapida successione, a sangue freddo. L’ha fatto, ha spiegato, per il suo bene, perché era stata la stessa ottantottenne a chiedere più volte di morire perché non ce la faceva più a causa dei dolori alle gambe, una mente sempre più lontana dalla realtà, una grave forma di sordità e la salute sempre più precaria. Così Andrea Rizzardi Recchia, 52 anni, ha confessato le modalità e il movente l’omicidio della madre, Grazia Rizzardi, avvenuto venerdì verso le 10.30 nella loro casa in via Boccioni in Borgo Venezia a Verona.
L'interrogatorio Era stato sentito già venerdì pomeriggio dal pm Alberto Sergi in questura per un paio d’ore e fin da subito ha collaborato con gli inquirenti descrivendo ogni dettaglio dell’omicidio. La sua versione, però, è stata intervallata anche da molte frasi farneticanti che nulla avevano a che fare con l’accoltellamento della madre. Si tratta di affermazioni cruciali, tali da far dire ai suoi difensori, Stefano Marcolini e Stefano Ederle che «manifestano serie criticità psichiche che faremo emergere molto presto e dovranno essere esaminate da un pool di psichiatri». Il disagio psichico di Recchia, seppur ancora da accertare, non gli ha impedito di finire in carcere già venerdì nel tardo pomeriggio dov’è stato portato in sezione (e non in infermeria) in una cella con altri due detenuti. Venerdì il pm di turno Alberto Sergi ha chiesto al gip Carola Musio la convalida dell’arresto e la misura cautelare della custodia in carcere con l’accusa di omicidio volontario.
L'udienza L’udienza si celebrerà lunedì alle 9.30 nella saletta degli interrogatori della casa circondariale di Verona. I due difensori stanno valutando in queste ore se presentare il ricorso al tribunale del Riesame di Venezia per affievolire la misura cautelare in una struttura di cura per malati psichici. Recchia considera ingiusta la sua detenzione in cella e ne ha chiesto anche venerdì mattina il motivo ai suoi legali che sono andati a trovarlo in carcere. «Ho fatto solo il bene per mia mamma - ha ribadito - più volte, perché devo restare in carcere?» È convinto che presto uscirà perché «devo andare a lavorare in un posto con l’aria tersa che pulirà anche il mio cervello» ha detto agli avvocati.
La motivazione dell'omicidio Due giorni fa in questura davanti al pm Sergi e assistito dai suoi legali, il cinquantaduenne aveva chiarito con il pm di aver ucciso la mamma perché voleva aiutarla e «non ho fatto altro che assecondare i suoi desideri». Ha poi ribadito che l’ottantottenne «mi diceva espressamente che voleva morire». Chi c’era durante l’interrogatorio con il sostituto procuratore, ha raccontato che non si è soffermato sui particolari del suo gesto ma non ci sarebbe stata una lite con la vittima prima dell’omicidio.
La telefonata all'amica di famiglia Subito dopo il delitto, Recchia ha chiamato un’amica di famiglia, raccontando di aver ucciso la madre, aggiungendo al cellulare «ho ancora il coltello in mano». È stata poi la testimone ad avvertire la polizia chiamando il 113. Una volta arrivati sul posto, gli agenti delle Volanti hanno trovato Recchia ancora a casa con il corpo della madre senza vita disteso in salotto. «Il nostro assistito», hanno sottolineato in coro i due legali, «non ha fatto nessun tentativo di fuga, non ha occultato le prove né ha ostacolato la ricostruzione del delitto della madre». Durante l’interrogatorio di venerdì, è stata aperta anche una piccola parentesi sul rapporto tra il cinquantaduenne e il padre, Alberto Recchia, novantenne che vive da tempo in una casa in centro a Verona e non più con la moglie. «Non ho mai avuto un buon rapporto con lui», ha tagliato corto il figlio davanti al pm senza poi specificare il motivo dell’allontanamento del padre dalla casa di famiglia in borgo Venezia.
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