Offese al generale Cadorna, condannata la sindaca di Specchia: non basta la "lezione" di Barbero
LecceNon è bastata la lectio magistralis dello storico Alessandro Barbero, testimone della difesa, a convincere il giudice che quelle frasi non fossero diffamatorie e fossero aderenti solo alla verità dei fatti. La sindaca di Specchia, Anna Laura Remigi, è stata condannata per aver offeso la memoria del generale Luigi Cadorna. Il giudice monocratico del Tribunale di Lecce Andrea Giannone l’ha riconosciuta responsabile e le ha inflitto una multa di 800 euro, oltre al pagamento delle spese processuali. Pena sospesa. La prima cittadina è stata condannata anche al risarcimento dei danni in favore della parte civile, Carlo Cadorna, nipote del generale e colonnello in congedo, da liquidarsi in separato giudizio, e al pagamento di 2mila euro per le spese di costituzione. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. Si chiude così, almeno in primo grado, il processo nato dalle frasi pronunciate dalla sindaca nel dicembre del 2022, durante il dibattito sulla decisione politica di cambiare il nome di una strada di Specchia: via Gino Strada al posto di via Luigi Cadorna. Una scelta che aveva provocato la reazione di Carlo Cadorna, costituito parte civile con l’avvocato Andrea Tirondola. Non era stata, però, la modifica toponomastica in sé a determinare la denuncia, quanto le espressioni utilizzate dalla sindaca per motivarla pubblicamente. Il gip Silvia Saracino, decidendo al termine di una udienza camerale nata dall’opposizione all’archiviazione, aveva disposto l’imputazione coatta sulla base di questo principio: «Esula dai limiti del diritto di critica pronunciare in pubblico per poi pubblicarne il video sul web, espressioni quali “povero idiota”, “pazzo furioso”, “macellaio” e “omicchio di guerra”, accostandolo a figure del passato quali il mostro di Firenze o Jack lo Squartatore». Ed è proprio sul confine tra critica, ricostruzione storica e diffamazione che si è giocato il processo. La difesa della sindaca, affidata agli avvocati Paolo Spalluto e Luigi Pastore, aveva chiamato a testimoniare Alessandro Barbero. Per un paio d’ore, tra esame e controesame, il processo si era trasformato in una vera e propria lezione di storia. Al centro delle domande, la figura del generale Luigi Cadorna e la lettura storica del personaggio: un passaggio ritenuto necessario dalla difesa per dimostrare che le valutazioni negative espresse dalla sindaca trovassero quantomeno fondamento nel giudizio maturato dagli studiosi. Tra i testimoni indicati dalla difesa c’era anche il giornalista e scrittore Aldo Cazzullo, inviato speciale ed editorialista del Corriere della Sera. Dopo la lunga deposizione di Barbero, però, la difesa ha potuto rinunciare alla sua testimonianza, ritenendo già approfonditi i temi storici al centro del processo. «Mai avrei pensato che la giustizia italiana potesse interessarsi a queste mie conclusioni», aveva detto Barbero in aula. Poi il racconto di Caporetto e della guerra: «I morti non contano, è il risultato che conta. E il risultato fu Caporetto». E ancora, rispondendo a una domanda molto precisa della difesa: «Un sanguinario? Io penso che sanguinario sia chi gode dinanzi al versamento di sangue. Lui era indifferente». Dal suo esame era emerso il profilo di un generale che faceva fucilare con particolare facilità. Non era stata invece ammessa la domanda dell’avvocato di parte civile: «Ritiene che fosse un idiota?», considerata al di fuori dei confini della valutazione oggettiva. La vicenda aveva avuto inizio con la decisione dell’amministrazione di sostituire, nella toponomastica cittadina, l’immagine «di guerra» di Cadorna con quella di un «uomo di pace» come Gino Strada. Prima della denuncia penale c’era stato anche uno scambio di missive tra il legale del discendente del generale e la sindaca. «Si è appreso da notizie di stampa - era scritto nella prima istanza - che in data 11 dicembre 2022 il Comune di Specchia ha inteso ridenominare l’esistente via Luigi Cadorna al dottor Gino Strada». Venivano chiesti gli atti e le autorizzazioni relative alla procedura. Remigi aveva risposto chiarendo che l’amministrazione aveva soltanto avviato l’iter: «L’amministrazione da me guidata ha solo manifestato l’intenzione di sostituire il nome del generale Luigi Cadorna, con il nome di Gino Strada, motivando il tutto con legittime e discrezionali intenzioni politiche». Il commento di Remigi La prima cittadina di Specchia ha commentato: «Poco fa il Tribunale di Lecce ha emesso sentenza di condanna nei miei confronti per diffamazione aggravata nei confronti del gen. Luigi Cadorna. Rispetto la sentenza consapevole che io non ho mai avuto intenzione di diffamare od offendere nessuno. Ringrazio i miei Avvocati Luigi Pastore e Paolo Spalluto per il lavoro e la vicinanza e quanti mi hanno manifestato la loro solidarietà ed il loro appoggio. Ringrazio il prof. Alessandro Barbero per aver portato a mio favore la sua preziosa ed autorevole testimonianza. L'operazione di cambio di denominazione della strada continuerà lo stesso essendo questa questione processuale legata solo alla mia persona. Prepareremo l'appello convinta, come sono, della mia innocenza. Non è mia intenzione dimettermi da Sindaco per un presunto reato d'opinione storica. Grazie a quanti comprenderanno».

