"Odissea" contiene tutti i difetti di Christopher Nolan e nessuno dei suoi pregi
Cinema"Odissea" contiene tutti i difetti di Christopher Nolan e nessuno dei suoi pregi Matt Damon in "Odissea" di Christopher Nolan, girato tra Italia, Islanda, Marocco, Scozia e Grecia “Odissea” di Christopher Nolan è un film molto interessante, lo è perché ci permette di comprendere cosa renda l'industria cinematografica odierna così insopportabile, autoincensante, incapace di andare oltre l'ossessione di dare lezioni morali e giudicare l'uomo, il suo passato, i suoi miti e la sua narrazione. Dopo “Tenet” un altro passo falso da parte di un grande regista, che comincia a mostrare un eccesso di sicurezza su cui vale la pena riflettere. “Odissea”, la trama Ed infine eccoci a parlare di questa “Odissea” di Christopher Nolan, tanto annunciata, anticipata, attesa. Molto diversa da ciò che narrò Omero, e per carità non è di per sé un problema, necessità cinematografiche già obbligarono per esempio Camerini del 1954 a dare una versione più concentrata, per così dire. Christopher Nolan si prende tre ore per guidarci dentro una sua versione delle gesta dell'eroe greco per eccellenza in cui tanto, tantissimo, troppo viene piegato alla sua volontà e visione personale. Si comincia con Ulisse (Matt Damon), in preda alla tossicodipendenza da loto indotta da Calipso (Charlize Theron), su una spiaggia dorata, mentre cerca di ricordare cosa è stato delle sue navi, dei suoi guerrieri, perché dopo aver conquistato Troia non è ancora tornato ad Itaca. Proprio ad Itaca intanto Penelope (Anne Hathaway) è sempre più messa sotto pressione dai Proci, in particolare dal viscido e astuto Antinoo (Robert Pattinson), perché si risposi dopo tanti anni. Il figlio Telemaco (Tom Holland), disperato per l'assenza del padre, si reca a Sparta, alla corte di Re Menelao (Jon Bernthal) per cercare di avere notizie, pur sapendo che i Proci cercheranno di ucciderlo. Intanto Ulisse finalmente ricorda, con paura e terrore, la guerra, un viaggio che lo ha portato ai confini del mondo, tra realtà e magia. Messa così pare la storia che tutti conosciamo giusto? Perché lamentarsi? Ma non è il cosa a rendere “Odissea” un film mediocre, arrogante, è il come e soprattutto il perché. Si è molto discusso sul casting inclusivo (a tratti qui ridicolo poche storie), ma ciò che conta è altro. La visione di Nolan è più britannica che americana. Gli americani adorano i miti, quando li cambiano o modificano, è perché il sacro non lo capiscono, in un certo senso è preterintenzionale, non ce la fai ad arrabbiarti. I britannici invece la storia, il mito, lo cambiano per una volontà di assoluzione connessa al senso di colpa per il passato da colonizzatori e appropriatori culturali. Conta anche il teatro inglese, dove sperimentazione, riscrittura, rilettura e variazioni sono di casa. Ma un conto è farlo con Shakespeare, un conto è prendere Omero, prendere Ulisse, non un personaggio ma il Personaggio per definizione, la base stessa della narrazione e pensare di doverla “migliorare”. Per Nolan ed altri come lui vale solo il nostro presente, tutto va piegato in funzione di esso. Ed ecco spiegata l'assenza delle divinità greche, in favore di una magia oscura che ha nella Circe di una bravissima Samantah Morton, nel Tiresia di James Remar, simboli potenti, ma slegati da ciò che pensò Omero. Alla fine, ciò che arriva è un film arrogante, a tratti anche superficiale. L'incapacità di comprendere che rilettura non vuole dire riscrittura In “Odissea” Christopher Nolan liquida passaggi, personaggi, luoghi e significati. Se le sequenze di Scilla e Cariddi sono da film horror, se visivamente Nolan si conferma dotato di una mano unica, il problema è su come neghi al Mito la sua identità. L'esempio principe è l'incontro con un Polifemo reso spettro glabro, l'assenza dell'inganno del vino, di quei dialoghi magnifici, del “il mio nome è Nessuno” che da secoli sono il cuore di ciò che è stato ed è Ulisse: l'uomo in grado di superare ogni ostacolo con la mente. Invece Matt Damon, sotto tono e freddo, subisce tutto, è privo di ingegno, di carisma, perché Nolan lo rende vittima delle circostanze, pupazzo privo di volontà. Non vi è niente sull'importante parentesi dei Feaci, niente sui mangiatori di Loto, solo tanta teatralità, i giganteschi Lestrigoni che paiono usciti da “Excalibur”. Non si tratta di mere alterazioni narrative, ma di cambiare la semantica stessa e non c'è nulla di coraggioso in questo, ma l'arroganza di un regista che ormai si sente intoccabile, e che chiama modificare tutto o quasi “fedeltà”. A sé stesso ovviamente, non a ciò che Omero concepì, non a ciò che rappresenta. Eppure, basterebbe guardare al passato per trovare molteplici esempi che tolgono ogni patina del supposto coraggio che molti gli hanno riconosciuto. “Odissea” esce con le ossa rotte non solo rispetto al film di Camerini, ad “Itaca - Il ritorno" di Pasolini, ma anche alla miniserie americana degli anni ‘90, dove non mancava almeno lo spirito d’avventura, luce. Nolan invece avvolge tutto nei colori plumbei e freddi di Hoyte van Hoytema. Per spirito di pietà eviterò di fare confronti con ciò che Franco Rossi creò nel 1968. La tanto sbandierata rilettura in chiave femminile poi, è, come spesso capita nel cinema di oggi, di pura facciata, superficiale, rude, sgraziata. Si fosse guardato "Le troiane" di Michael Cacoyannis, pure qui avrebbe imparato qualcosa di utile. Invece taglia, cuce, distrugge momenti, sentimenti, personaggi, la varietà di un mondo magnifico. I personaggi sono tutti uguali, recitano tutti nello stesso modo. Qualche intuizione qua e lì, notevole quella sui temuti Popoli del Mare, che in realtà sono i greci stessi distruttori di Troia e della legge, il ragionamento sulle civiltà che si autodistruggono. Forse è l'unico momento in cui è fedele ad Omero, ma non riesce a rendere bene il passaggio dal Mito alla Storia, preso dai suoi giochi di prestigio. Arroganza, appunto, quella che i greci definivano Hybris e che gli Dei punivano, sempre. A Christopher Nolan invece per questo mattone di tre ore privo di vera originalità arriverà qualche Oscar se tutto va bene. Ma è il suo film più brutto dopo “Tenet”. Voto: 5

