
Casa, per le ristrutturazioni scattano dal 3 agosto i nuovi obblighi sulle rinnovabili
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Dal 3 agosto cambiano le regole per chi ristruttura casa: quali sono i nuovi obblighi sulle energie rinnovabili
Politica ItalianaA partire dal 3 agosto cambiano le normative per l’edilizia: chi costruisce o affronta lavori di ristrutturazione importanti dovrà integrare una quota obbligatoria di energia prodotta da fonti green. Ecco tutto quello che c’è da sapere su percentuali, tecnologie ammesse e deroghe previste. Per anni abbiamo concepito le nostre abitazioni unicamente come luoghi in cui consumare energia per riscaldarci, rinfrescarci e alimentare gli elettrodomestici. Dal 3 agosto, però, questo paradigma è destinato a cambiare radicalmente. Entrano infatti in vigore le nuove regole, spinte dalla direttiva europea Red III, che impongono una vera e propria rivoluzione verde per gli immobili italiani. L'obiettivo è trasformare gli edifici da semplici "consumatori" a produttori attivi di energia pulita. Chi ha in programma di costruire una nuova casa o di avviare cantieri per ristrutturazioni profonde dovrà necessariamente includere nel progetto soluzioni ecologiche, compiendo un passo fondamentale verso il taglio delle bollette e la tutela dell'ambiente. Cosa cambia per i progetti edilizi Il fulcro della nuova normativa risiede nell'obbligo di garantire una determinata quota di autonomia energetica tramite fonti rinnovabili. Questo significa che i vecchi impianti tradizionali basati esclusivamente sui combustibili fossili non saranno più sufficienti. Ogni nuovo progetto edilizio di un certo rilievo dovrà dimostrare, carte alla mano, di poter soddisfare parte del proprio fabbisogno (come la climatizzazione e la produzione di acqua calda sanitaria) in modo sostenibile. A chi sono rivolti i nuovi obblighi e quali sono le quote Le nuove disposizioni non colpiscono i piccoli lavoretti di manutenzione, ma si concentrano sugli interventi più impattanti, con percentuali diverse a seconda della tipologia di cantiere: Nuove costruzioni: Chi edifica da zero dovrà assicurare che almeno il 60% dell'energia per la climatizzazione e l'acqua calda derivi da fonti green. La soglia si alza al 65% se l'edificio è pubblico. Chi edifica da zero dovrà assicurare che almeno il dell'energia per la climatizzazione e l'acqua calda derivi da fonti green. La soglia si alza al se l'edificio è pubblico. Ristrutturazioni di primo livello: Parliamo di lavori "pesanti" che coinvolgono più del 50% della superficie disperdente dell'immobile (come tetto e facciate) e che includono la modifica dell'impianto termico. In questo caso, l'obbligo di copertura da rinnovabili è fissato al 40% . Parliamo di lavori "pesanti" che coinvolgono più del 50% della superficie disperdente dell'immobile (come tetto e facciate) e che includono la modifica dell'impianto termico. In questo caso, l'obbligo di copertura da rinnovabili è fissato al . Ristrutturazioni di secondo livello: Per gli interventi che interessano una superficie superiore al 25% dell'edificio, ma meno estesi dei precedenti, la quota minima richiesta scende al 15%. Quali tecnologie si possono installare La legge lascia libertà di scelta al progettista e ai proprietari, permettendo di adattare le tecnologie alle caratteristiche specifiche della casa. Tra le soluzioni più utilizzate troviamo: Pannelli fotovoltaici: per la produzione diretta di energia elettrica. per la produzione diretta di energia elettrica. Solare termico: ideale per catturare il calore del sole e generare acqua calda. ideale per catturare il calore del sole e generare acqua calda. Pompe di calore: sistemi moderni ad alta efficienza che sostituiscono le vecchie caldaie a gas. sistemi moderni ad alta efficienza che sostituiscono le vecchie caldaie a gas. Impianti geotermici: che sfruttano il calore naturale proveniente dal sottosuolo. Cosa rischia chi non si adegua (e le deroghe previste) Ignorare questi nuovi parametri espone i proprietari a pesanti sanzioni economiche. Il legislatore ha previsto però delle vie d'uscita per i casi più complessi. L'obbligo infatti può essere bypassato o ridotto se un tecnico abilitato certifica formalmente l'impossibilità tecnica di installare gli impianti (ad esempio per vincoli paesaggistici o architettonici insormontabili) oppure la palese non convenienza economicadell'intervento rispetto ai benefici attesi. Perché questa spinta verso il "green" Dietro questi obblighi non ci sarebbe solo la volontà di abbattere le emissioni di gas serra per combattere il cambiamento climatico, ma anche una forte motivazione legata alla sicurezza energetica. Le recenti crisi geopolitiche e le fluttuazioni dei prezzi di gas e petrolio hanno evidenziato la debolezza di un'economia totalmente dipendente dalle importazioni di combustibili fossili. Produrre energia direttamente sul tetto di casa significa emanciparsi da queste dinamiche, garantendo al contempo ai cittadini un risparmio tangibile e duraturo sulle bollette mensili, che ammortizzerà nel tempo l'investimento iniziale dei lavori.

Dal 3 agosto cambiano le regole per chi ristruttura casa: quando scattano gli obblighi sulle rinnovabili
ECONOMIA & LAVOROLa novità riguarda gli edifici di nuova costruzione e quelli interessati da ristrutturazioni pesanti. Ecco cosa cambia Per chi ristruttura casa, dal 3 agosto ci sarà una voce in più da considerare nel progetto: l’energia prodotta da fonti rinnovabili. A partire da quella data scattano i nuovi obblighi di integrazione delle energie pulite negli edifici, con l’obiettivo di ridurre consumi ed emissioni e avvicinare il patrimonio immobiliare italiano agli standard europei di efficienza energetica. La novità, prevista per legge, riguarda soprattutto le nuove costruzioni e gli edifici interessati da ristrutturazioni importanti, ossia quei lavori che modificano in modo significativo la struttura o gli impianti dell’immobile. La nuova direttiva europea Per decenni, le case sono state considerate esclusivamente luoghi in cui consumare energia: elettricità per gli elettrodomestici, gas per il riscaldamento, combustibili per produrre acqua calda. Il nuovo approccio, stimolato dalla direttiva europea Red III, propone di cambiare prospettiva e far sì che gli edifici, a partire da quelli nuovi o pesantemente ristrutturati, producano almeno una quota dell’energia che utilizzano. Pannelli solari, pompe di calore e geotermico La novità principale che scatterà dal 3 agosto riguarda la quantità minima di energia rinnovabile che dovrà essere garantita negli edifici coinvolti dalla normativa. In sostanza, quando si realizzerà un nuovo edificio o si interverrà con una ristrutturazione profonda, il progetto dovrà prevedere soluzioni capaci di soddisfare una quota maggiore dei consumi attraverso fonti pulite. I pannelli solari rappresentano la soluzione più diffusa e conveniente, ma la normativa non impone un’unica soluzione per tutti. A seconda delle caratteristiche dell’edificio potranno entrare in gioco anche il solare termico, un sistema che cattura i raggi solari e li converte in energia termica, le pompe di calore, ossia le alternative elettriche e più ecologiche alle tradizionali caldaie a gas, e gli impianti geotermici. Chi dovrà rispettare i nuovi obblighi In base alle norme attuali, gli edifici di nuova costruzione devono garantire che almeno il 60% dell’energia destinata alla produzione di acqua calda e alla climatizzazione provenga da fonti rinnovabili. Per i nuovi edifici pubblici, questa percentuale sale al 65%. La vera novità che scatta dal 3 agosto, però, riguarda chi ristruttura casa. Nelle ristrutturazioni di primo livello, che interessano almeno il 50% della superficie disperdente lorda e comprendono anche la ristrutturazione dell’impianto termico per la climatizzazione invernale e/o estiva, la quota di rinnovabili dovrà coprire almeno il 40% dei consumi previsti per acqua calda e climatizzazione. Nelle ristrutturazioni di secondo livello, che interessano una superficie superiore al 25% del totale, la quota minima di energia proveniente da fonti rinnovabili scende al 15%. Chi non rispetta queste regole rischia di incorrere in una multa salata, ma ci sono alcune deroghe. Se il progettista attesta l’impossibilità tecnica di un intervento o la non convenienza economica, le percentuali minime sulla produzione di energia rinnovabile possono essere ignorate. Perché l’Europa spinge sulle rinnovabili negli edifici La logica dietro i nuovi obblighi è semplice: gli edifici sono responsabili di una parte molto consistente dei consumi energetici. Ridurre il loro fabbisogno, quindi, permette di ridurre l’uso di combustibili fossili e, di conseguenza, anche le emissioni di gas serra. Ma oltre alla questione ambientale e climatica c’è un discorso che ha che fare con la sicurezza energetica. La crisi dei prezzi del gas e del petrolio che ha fatto seguito alla guerra in Ucraina e poi a quella in Iran ha dimostrato quanto possa essere fragile un sistema basato in larga parte sull’importazione di idrocarburi. Produrre una parte dell’energia direttamente negli edifici significa ridurre la dipendenza dall’esterno e rendere famiglie e imprese meno esposte alle oscillazioni dei mercati. Per un proprietario, l’installazione di un impianto fotovoltaico o di una pompa di calore comporta un investimento iniziale spesso molto elevato. Nel tempo, però, queste soluzioni si ripagano proprio grazie alla riduzione dei consumi e alle bollette più basse. Foto di copertina: Pixabay/Leopictures
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