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Medici e docenti, scatta il giro di vite. Diktat della Regione: un nulla osta per insegnare nei master e nei corsi di formazione
Bari/Cronacadi Mary Tota
La stretta decisa per evitare conflitti di interesse e rischio di danno erariale. Eccezione per i professori universitari
Il presidente della Regione, Antonio Decaro
La Regione serra le maglie sui conflitti d’interesse: da ora i medici che vorranno assumere incarichi di docenza in master o corsi di formazione dovranno ottenere il nulla osta. Niente più, dunque, semplici comunicazioni come sinora avvenuto. La nuova direttiva emanata dal capo di Gabinetto della Regione Puglia, Davide Pellegrino, irrigidisce i controlli sugli incarichi del personale dipendente delle Asl, soprattutto dei medici, dopo il proliferare di docenze che ha fatto scattare l’allarme non solo sul conflitto d’interesse ma anche sul possibile danno erariale. Arrivano quindi divieti, autorizzazioni obbligatorie e controlli più stringenti.
La direttiva ferragostana, indirizzata al dipartimento Salute, arriva dopo ripetute segnalazioni e una ricognizione degli incarichi in corso nelle aziende. Il quadro emerso ha allarmato la presidenza della Regione, evidenziando criticità «di gravità non trascurabile». Due i principali problemi emersi: regole e prassi molto diverse da azienda ad azienda e una «complessiva sottovalutazione da parte delle aziende, dei rischi di conflitto d’interesse legati sia alle docenze che al finanziamento dei corsi formativi esterni». Criticità che espongono le Asl al rischio di danno erariale e di violazione dei doveri di trasparenza e prevenzione della corruzione. Di qui la necessità di un «intervento tempestivo e uniforme su tutto il territorio regionale».
Cosa cambierà? Medici, dirigenti e funzionari del sistema sanitario regionale che vogliano insegnare in un ente di formazione pubblico o privato, università o master, dovranno prima ottenere l’autorizzazione. La regola varrà sia per gli incarichi retribuiti sia per quelli gratuiti. Categorico, invece, il divieto quando l’ente di formazione ha rapporti di consulenza, convenzione o partenariato con l’azienda sanitaria di cui il docente è dipendente: in questi casi la docenza non potrà essere autorizzata, neppure se gratuita.
Le Asl non potranno inoltre finanziare, neppure in parte, la partecipazione di propri dipendenti a master o corsi organizzati da enti esterni quando tra i docenti figurino medici della stessa azienda. Prima di impegnare le risorse, il responsabile della formazione dovrà verificare l’assenza di commistioni tra partecipanti, docenti, ente erogatore e azienda finanziatrice. Le eccezioni riguardano il personale universitario in convenzione con le aziende ospedaliero-universitarie e i percorsi organizzati congiuntamente con gli atenei nell’ambito dei protocolli Regione-Università. Resta fermo il divieto di percepire compensi aggiuntivi per attività già comprese nei doveri istituzionali.
Sul rispetto delle nuove regole saranno previste anche verifiche a campione, per garantire controlli uniformi. Entro 15 giorni, il dipartimento Salute guidato da Vito Montanaro dovrà inviare disposizioni uniformi alle aziende che, a loro volta, entro 30 giorni dovranno modificare i regolamenti. La direttiva interviene su quanto previsto dal Testo unico del pubblico impiego del 2001, uno dei pilastri nella disciplina delle incompatibilità e del cumulo di incarichi nella pubblica amministrazione. L’articolo 53 stabilisce che le attività di docenza e ricerca scientifica non sono soggette ad autorizzazione obbligatoria, ma prevedono una comunicazione preventiva.
È quanto avvenuto finora: il medico o dirigente si limitava a comunicare l’avvio della docenza. La Regione ora irrigidisce una precondizione essenziale: che l’attività, oltre a svolgersi fuori dall’orario di lavoro, non crei conflitto d’interesse. Il mandato è chiaro: Decaro vuole chiudere gli spazi di ambiguità prima che diventino contenziosi o conflitti d’interesse.
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