Niente ambasciatore Usa alla festa del 4 luglio in Danimarca: lo strappo per via delle tensioni sulla Groenlandia
MondoA Rebild, nella campagna danese vicino ad Aalborg, si celebra dal 1912 la più grande festa dell'Indipendenza americana fuori dagli Stati Uniti. Quest'anno, per la prima volta in oltre un secolo di storia, sul palco non ci sarà nessun rappresentante ufficiale di Washington: niente ambasciatore, niente diplomatici. La decisione, presa dall'associazione privata che organizza l'evento, il Rebildselskabet, arriva al culmine della crisi diplomatica aperta dalle ripetute minacce di Donald Trump di annettere la Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca. A far pendere la bilancia è stato un pressing politico locale: il Comune di Aalborg, che insieme a quello di Rebild finanzia parte della manifestazione, ha minacciato di tagliare il contributo pubblico se all'evento avessero partecipato l'ambasciatore o altri rappresentanti del governo americano. Diversi parlamentari e amministratori della regione, di orientamento politico diverso, si erano già espressi da mesi per un congelamento dei rapporti conviviali con gli Stati Uniti finché Trump non avesse ritirato le sue rivendicazioni sull'isola artica. L'organizzazione, pur definendosi apolitica, ha accettato l'ultimatum: la festa si terrà regolarmente, ma senza autorità americane sul palco. Ai cittadini statunitensi comuni, viene precisato, resta invece garantito il benvenuto. Non è un caso isolato nel braccio di ferro diplomatico tra Copenaghen e Washington. Già lo scorso dicembre la Danimarca aveva convocato l'ambasciatore Usa Ken Howery dopo la nomina del governatore della Louisiana Jeff Landry a inviato speciale per la Groenlandia, accompagnata da dichiarazioni sulla volontà di rendere l'isola parte degli Stati Uniti. Il governo di Mette Frederiksen ha respinto ogni ipotesi di cessione, ribadendo che sovranità e integrità territoriale sono principi non negoziabili, mentre Trump non ha mai escluso, nei mesi scorsi, il ricorso alla forza militare. Il contraccolpo si è esteso anche al folklore: sondaggi citati dalla stampa danese indicano che una parte consistente della popolazione del nord del Paese ha scelto di boicottare prodotti americani, da Coca-Cola a Tesla. Un clima che si riflette nei numeri della festa di Rebild: se nel dopoguerra si contavano fino a 50mila presenze, quest'anno gli organizzatori non attendono più di mille persone, e il discorso ufficiale — affidato in passato a presidenti Usa, al ministro degli Esteri danese o a celebrità come Walt Disney e Ronald Reagan — è stato quest'anno assegnato a una figura di secondo piano. Chi guida la protesta contro la presenza americana non usa mezzi termini nel bollare come imperialiste le mire di Trump sulla Groenlandia. Dal canto suo l'ambasciata statunitense a Copenaghen ha accettato la decisione, pur manifestando rammarico. Resta, sullo sfondo, l'immagine di una delle alleanze più solide d'Europa incrinata da una rivendicazione territoriale che né Copenaghen né Nuuk hanno mai smesso di respingere.
