Nicola Maggiotto in coma a Barcellona, il padre: «Un pugno alla nuca è una vigliaccata. Chi lo ha fatto è un assassino»
Veneto/Treviso/Cronacadi Mario Parolari Il 21enne di Asolo è ricoverato in coma farmacologico con due lesioni celebrali dopo essere stato colpito alle spalle durante una serata con gli amici A sinistra l'esterno dove è stato aggredito Nicola Maggiotto (a destra) «La cosa peggiore è la vigliaccata del pugno alla nuca, un colpo alle spalle. Mi fa male, mi corrode dentro. Chi fa queste cose non è umano. È un assassino». Dai corridoi della terapia intensiva dell'Hospital del Mar di Barceloneta ribollono queste parole di rabbia e disperazione da parte di un padre che ha visto la vacanza del figlio trasformarsi «nell'inferno». Si prospettava una normale vacanza tra amici a Barcellona nella settimana di Ferragosto, così come migliaia di italiani. Loro erano otto, sui vent'anni, tutti provenienti dal Trevigiano e compagni di squadra del Rugby Club del loro paese, Asolo. Sono partiti lunedì da Venezia, hanno preso un appartamento a 3 chilometri dal centro fino a domenica. Quello di mercoledì 12 agosto è un copione tipico di molte serate della capitale della Catalogna, discoteche e drink. Ma il gruppo si è diviso, e alle 22 ad uscire dal Sea Sea Club, locale che organizza feste con piscina sul lungo porto sono solo in tre: Nicola Maggiotto, meccanico di 21 anni, Giuseppe Siben, pavimentista e suo amico molto legato, e un terzo ragazzo del gruppo. «Stavamo facendo la scalinata per andare a prendere il taxi – racconta Siben -. Fuori dal locale incontriamo dieci, quindici ragazzi». Per la strada i due gruppi si uniscono, ballano, chiacchierano, e i tre asolani si separano, con Nicola che rimane indietro con uno dei nuovi arrivati. «Stavamo parlando tranquillamente con loro, un po' bevuti, un po' in inglese, un po' in spagnolo, non riuscivamo a capire bene di dove fossero. Ricciolini, scuri, ci sembravano nordafricani». E qui il nocciolo della questione: «Parlavamo dei mondiali di calcio, perché la Spagna ha vinto – racconta Siben -. Quando ci hanno sentito parlare e hanno capito che eravamo italiani hanno cambiato atteggiamento. L'ha notato anche il mio amico che era più sobrio di me». In che senso? «Non credo ci abbiano aggredito per la nostra nazionalità, ma sicuramente sono cambiati, sembrava che ci prendessero in giro. Ci trattavano con più cattiveria». Ed è partito un «dibattito» tra Maggiotto e il ragazzo che aveva vicino. «Mi sono girato e ho visto che Nicola aveva iniziato a litigare con uno di loro, hanno iniziato a picchiarsi – continua Giuseppe -. Erano uno contro uno, gli altri dieci ragazzi stavano intorno a guardare. Ho deciso di lasciarli fare. Nicola ha fatto un anno di arti marziali miste, si sa difendere». Una frazione di secondo dopo, stando al racconto del ragazzo, del padre, e a quanto riportato alle autorità, il momento che ha cambiato per sempre la vacanza e la vita di Nicola Maggiotto. «Ho visto un ragazzo correre verso di lui e tirargli questo pugno, un colpo forte, dietro la nuca, sopra la testa. Nicola è caduto per terra e in quel momento non ci ho più visto». Siben è corso verso il gruppo, verso il suo amico Nicola: «Non mi ricordo cosa ho fatto, oltre allo shock ero molto ubriaco. Mi sono buttato per salvarlo, ho cercato di aiutare Nicola, loro erano tantissimi, volevano continuare ad attaccarlo anche se era svenuto, incosciente». Anche Giuseppe sviene, quello che segue lo ricostruisce dal racconto del terzo amico, che raggiunto il gruppo ha cacciato via ad urli la decina di aggressori. «Hanno continuato a prenderci a calci senza pietà – racconta Siben -. Dopo qualche sberla mi sono svegliato, Nicola no». Il terzo amico ha quindi praticato a Nicola la manovra di emergenza e i tre sono finiti all'ospedale. Siben, che ha rimediato un taglio sotto uno zigomo, ha quindi vegliato sull'amico Nicola Maggiotto, da quel momento in coma farmacologico e ricoverato in terapia intensiva in prognosi riservata, fino al giorno dopo, quando è andato in aeroporto a prendere il padre di Nicola, l'autista Daniele Maggiotto. «Sono venuto a prendere mio figlio con la speranza di riportarlo a casa», racconta Margiotto dall'ospedale, dove è rimasto da giovedì. «È sempre stazionario, ha due lesioni celebrali. Quando si stabilizzerà completamente proveranno a svegliarlo. Ho in mente solo lui». Gli otto asolani, nel frattempo, sono tornati a casa, ma Siben racconta che da allora, emotivamente, hanno «vissuto l'inferno» per le sorti del loro amico. Poi Daniele Margiotto deve riattaccare, sono usciti i medici con novità. Quando richiama la sua voce si rompe: «Nicola ha avuto una piccola crisi. Avevo detto che non era in pericolo di vita, ora non so più cosa pensare».


