Due volumi rubati dai nazisti tornano in Italia. Riapparsi in una casa d'aste di New York e recuperati grazie a rapporti internazionali
Roma/Cronacadi Paolo Conti Durante l'occupazione nazista di Roma un'unità speciale era incaricata di saccheggiare materiali di interesse culturale e politico. Gli addetti fecero portar via 7mila volumi sia della Talmud Torah che del Collegio rabbinico «Qualcuno potrebbe dire che sono stati ritrovati dei volumi ebraici. Ma sono opere scritte da studiosi ebrei italiani, stampate in tipografie italiane. Quindi fanno parte dell’identità nazionale che non può fare a meno della presenza e del contributo della cultura ebraica». Il rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, Rav Riccardo Shemuel Di Segni, sintetizza così il senso più profondo del recupero e della restituzione alla cultura ebraica italiana di due antichi libri del XVI e del XVII secolo appartenenti al patrimonio bibliografico della confraternita Talmud Torah della Comunità ebraica di Roma e del Collegio rabbinico italiano. Unità incaricate dai nazisti di saccheggiare Si tratta di due dei tanti volumi razziati dai nazisti nei giorni dell’occupazione nazista di Roma, quindi nelle tragiche ore del 16 ottobre 1943. Protagonisti dell’operazione furono gli studiosi di filologia semitica Johannes Pohl e Hans Grunewald, membri dell’ERR, l’Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg, unità speciale incaricata di saccheggiare materiali di interesse culturale e politico nei Paesi occupati. I due sequestrarono e fecero portar via ben 7 mila volumi storici sia della Talmud Torah che del Collegio rabbinico. Di quel fondo storico, culturale e religioso si sono perse le tracce. L’anno scorso i due volumi sono riapparsi sul mercato antiquario Usa in una vendita di una casa d’aste di New York. Come in un vero giallo internazionale, sono stati fondamentali monitoraggio e banca dati dei carabinieri del comando della Tutela patrimonio culturale, in particolare la Sezione Antiquariato e il Nucleo di Roma. Sotto il coordinamento della Procura di Roma, ha funzionato anche l’intesa consolidata con il District Attorney’s Office di New York, da tempo alleato delle nostre autorità nella lotta contro il commercio clandestino e illegale di beni culturali. Giuli andò alla Procura di Manhattan a denunciare Il primo dei due volumi è il Commentario al Libro di Ester, Peirush Megilath Esther (qui sopra), del rabbino e talmudista del XVI secolo Elisha Gallico, edito a Venezia nel 1583 e appartenente alla Talmud Torah di Roma, e il Nachalath Ya’akov, ovvero l’eredità di Giacobbe, dell’autore Yaakov Hailpron, edito a Padova nel 1622 e proveniente dal fondo del Collegio rabbinico italiano. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, richiamandosi al rabbino Di Segni, ha sottolineato «l’italianità di questa operazione, l’italianità di questo contesto, le tipografie che hanno stampato questi libri. E i libri sottratti alle comunità sono un tassello dell’orrore che non sta nei resoconti storici. La memoria e la possibilità di coltivare la memoria è il fondamento della nostra libertà». Giuli ha avuto un ruolo chiave perché è stato lui a presentarsi negli uffici della procura di Manhattan, durante il suo viaggio a New York nel marzo scorso, per sporgere formale denuncia a nome del governo italiano. Fadlun: «Tradizione non spezzata dalla barbarie» Per Victor Fadlun, presidente della Comunità ebraica di Roma, «questi volumi sono testimoni della nostra identità, della nostra cultura e della vitalità di una tradizione che nessuna barbarie è riuscita a spezzare». Alla cerimonia di restituzione, ieri al Museo ebraico di Roma sotto la Sinagoga Maggiore, erano presenti anche la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Livia Ottolenghi, il procuratore aggiunto della Procura di Roma, Giovanni Conzo, e il generale di brigata Antonio Petti, comandante della Tutela del patrimonio culturale.
