L'inviato del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Jared Kushner, ha incontrato a Gerusalemme il premier israeliano Benjamin Netanyahu per discutere del futuro della Striscia di Gaza e del piano di pace in 15 punti patrocinato dalla Casa Bianca. L'incontro, durato oltre quattro ore, ha visto la partecipazione anche dell'ex premier britannico Tony Blair e del direttore esecutivo del Board of Peace, Nickolay Mladenov.
Il fulcro dei colloqui è stato il processo di demilitarizzazione della Striscia. Netanyahu ha ribadito la posizione dell'Israele secondo cui il ritiro delle forze di difesa (Idf) e l'avvio della ricostruzione sono subordinati al completo disarmo del gruppo Hamas.
I punti principali emersi dai colloqui includono:
In precedenza, Jared Kushner ha tenuto un incontro in Egitto con i vertici di Hamas. In un'intervista a Fox News, l'invitato americano ha definito il colloquio "molto cordiale", dichiarando che il gruppo palestinese ha "detto le cose giuste", pur sottolineando la difficoltà di fidarsi dell'organizzazione.
Parallelamente, sono stati riportati sviluppi sulla scena internazionale: il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha avuto un colloquio telefonico con Donald Trump per discutere dei rapporti bilaterali e della via diplomatica per alleggerire le tensioni tra Iran e Stati Uniti. Sul fronte regionale, Trump ha inoltre inviato messaggi di avvertimento all'Oman riguardo alla sicurezza dello Stretto di Hormuz.

Gaza, Kushner vede Netanyahu: “Via l’Idf se Hamas disarma”
Esteri
Israele, Netanyahu incontra Kushner: “Prima il disarmo di Hamas, poi la ricostruzione di Gaza”
EsteriNetanyahu ribadisce all’inviato di Trump, Jared Kushner, che Israele non ritirerà le truppe da Gaza e non avvierà la ricostruzione della Striscia prima del completo disarmo e della smilitarizzazione di Hamas. Il piano di cessate il fuoco sostenuto dagli USA resta così in una fase di stallo. VIDEO CONSIGLIATO Il futuro di Gaza resta appeso al disarmo di Hamas. È questa la posizione ribadita da Benjamin Netanyahu durante il lungo incontro a Gerusalemme con Jared Kushner, inviato di Donald Trump, arrivato in Israele dopo aver incontrato in Egitto esponenti di Hamas. Al centro dei colloqui c'era il piano americano per il cessate il fuoco e la successiva fase di transizione nella Striscia, ma il confronto non ha prodotto lo sblocco che Washington sperava. Netanyahu ha insistito sul fatto che Israele non intende ritirare le proprie forze da Gaza prima che Hamas sia completamente disarmato. La stessa condizione viene posta per la ricostruzione: secondo il premier israeliano, non potranno partire i lavori finché non sarà completato il processo di smilitarizzazione. Un funzionario israeliano ha riferito inoltre che si sarebbe discusso dell'impiego di un generale statunitense incaricato di supervisionare e verificare il disarmo. Netanyahu: "Prima il disarmo di Hamas, poi la ricostruzione di Gaza" Dall'incontro è emersa l'intenzione di creare due gruppi di lavoro. Il primo dovrà occuparsi proprio del disarmo e della smilitarizzazione della Striscia; il secondo affronterà invece le emergenze legate all'acqua potabile, ai servizi igienico-sanitari e alla salute pubblica, compreso il rischio di contaminazione delle falde e delle acque costiere. Netanyahu ha definito i colloqui "profondi e costruttivi", ma ha mantenuto ferma la sequenza che Israele considera indispensabile: prima Hamas deve consegnare le armi e perdere la propria capacità militare, poi potrà iniziare la ricostruzione. Il Board of Peace, l'organismo sostenuto dall'amministrazione Trump che sta seguendo la transizione a Gaza, ha confermato che il disarmo rappresenta il passaggio centrale del percorso. Secondo quanto riferito da una fonte israeliana, l'ipotesi sul tavolo prevede che le armi, comprese quelle pesanti e le infrastrutture sotterranee, vengano messe fuori uso sotto supervisione americana. Israele, nello stesso schema, manterrebbe il diritto di intervenire militarmente nel caso in cui Hamas tornasse a utilizzare la violenza o tentasse di riarmarsi. USA chiede a Israele di andare avanti con il cessate il fuoco Il problema è che Washington sta cercando di far avanzare un piano che prevede invece una progressiva riduzione della presenza militare israeliana nella Striscia. Kushner, secondo una fonte israeliana citata dalla Cnn, avrebbe chiesto a Netanyahu di procedere con il progetto sostenuto da Trump e di "non creare ostacoli". Il premier avrebbe però sottolineato le difficoltà politiche legate alle prossime elezioni israeliane, previste per ottobre. Kushner era arrivato a Gerusalemme dopo un incontro in Egitto con rappresentanti di Hamas. Secondo fonti citate da Axios, durante quel confronto Hamas avrebbe ribadito la propria disponibilità al disarmo e alla smilitarizzazione della Striscia, chiedendo in cambio passi concreti da parte israeliana, tra cui il ritiro delle truppe e l'avvio della ricostruzione. È proprio sulla reciprocità delle misure che resta il principale punto di frizione. Israele vuole garanzie sul disarmo prima di arretrare, mentre il piano americano lega i diversi passaggi della transizione in modo progressivo. Per ora, quindi, il confronto resta bloccato sul primo passo. Ministro Smotrich: "L'obiettivo è la completa distruzione di Hamas" A rendere ancora più difficile la posizione del governo israeliano sono le pressioni interne alla maggioranza. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha definito il disarmo soltanto "metà dell'opera", sostenendo che l'obiettivo debba essere la completa eliminazione di Hamas non solo sul piano militare, ma anche civile e governativo. Smotrich ha inoltre sostenuto che questo obiettivo richiederebbe il pieno controllo israeliano della Striscia e ha criticato l'ipotesi di negoziare con i vertici di Hamas. La sua posizione mostra quanto sia complesso per Netanyahu trovare un equilibrio tra le richieste dell'amministrazione Trump e quelle delle componenti più dure della sua maggioranza. Nel frattempo, il Board of Peace parla di un orientamento positivo dopo l'incontro di Gerusalemme. Ma l'intesa sui gruppi di lavoro non equivale ancora a un accordo sul cessate il fuoco. Il punto decisivo resta il disarmo di Hamas e, soprattutto, chi dovrà compiere il primo passo.

Kushner-Netanyahu, spiragli su Gaza: “Un generale Usa per disarmare Hamas”
/lastampa/esteriTelefonata Erdogan-Trump: la Turchia rilancia la via diplomatica l presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante il quale i due leader hanno discusso dei rapporti bilaterali e degli ultimi sviluppi regionali e internazionali. Si riferisce alla presidenza turca. Nel corso della telefonata, Erdogan ha sottolineato l'importanza di sfruttare la via diplomatica per allentare le tensioni tra Iran e Stati Uniti, auspicando la prosecuzione dei negoziati.
Gaza, Netanyahu vede Kushner: "Ritiro dopo disarmo Hamas"
mondoNetanyahu non molla Gaza: «Prima il disarmo di Hamas». Ma apre alla ricostruzione
Esteridi Davide Frattini L’inviato Usa Kushner (con Blair «tutore») a Israele: non ostacoli la pace DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Quattro ore di discussione perché Benjamin Netanyahu «non ostacoli la pace» e il piano in 15 punti patrocinato da Donald Trump. Soprattutto perché dopo 11 mesi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco a Gaza, l’esercito israeliano riduca almeno i raid. Il presidente americano ha spedito a Gerusalemme il genero Jared Kushner, che quando Bibi è salito al potere per restarci, aveva vent’anni. Così è stato accompagnato da veterani della diplomazia come Tony Blair, l’ex premier britannico e già inviato del Quartetto per il Medio Oriente, e il bulgaro Nikolay Mladenov, entrambi sotto contratto per il Board of Peace creato dal leader americano. Insieme non sono riusciti a smuovere il primo ministro israeliano, che da qui alle elezioni previste per la fine di ottobre ha intenzione di lasciar ristagnare la situazione nella Striscia. Ha ottenuto che l’esercito si ritiri dal 64 per cento dei 363 chilometri quadrati «solo quando il disarmo di Hamas sarà completato». Fino all’ultima pallottola e soprattutto fino all’ultimo tunnel: potrebbero volerci 10 anni, tanto serve — secondo le stime di Mladenov — per smantellare la rete scavata dai fondamentalisti sotto la sabbia; le gallerie sono definite da Netanyahu «armamenti offensivi». Il primo ministro chiede anche che il processo sia supervisionato dal generale americano Jasper Jeffers, comandante della forza internazionale da dispiegare a Gaza. Kushner e i due tutori possono almeno tornare alla Casa Bianca senza portarsi dietro il rifiuto assoluto del progetto per la ricostruzione della Striscia, il no radicale che il premier aveva espresso una settimana fa: ieri avrebbe acconsentito — spiega una fonte del Consiglio di pace — «ad andare avanti». Il terzetto aveva incontrato i rappresentanti di Hamas domenica al Cairo, un vertice inconsueto perché il gruppo è inserito nella lista statunitense delle organizzazioni terroristiche. Trump — indispettito dallo stallo armato con l’Iran — vuole ottenere qualche successo nella regione e ha presentato come «storica» l’intesa con i jihadisti per la consegna delle armi. «Israele dovrebbe smettere di attaccare perché Hamas ha accettato di smilitarizzarsi», ha dichiarato all’emittente Fox News. I generali e il governo di estrema destra pretendono invece di proseguire con i bombardamenti, di sicuro con le eliminazioni mirate. Ieri sono stati uccisi cinque palestinesi: hanno quasi raggiunto i 74 mila dall’inizio dell’offensiva ordinata in risposta agli eccidi del 7 ottobre 2023 perpetrati dai terroristi di Hamas nel Sud di Israele. Netanyahu si è portato alla riunione David Zini, il direttore dei servizi segreti interni, e Shlomi Binder, a capo dell’intelligence militare: avrebbero presentato le informazioni raccolte in questi mesi per convincere i consiglieri della Casa Bianca che l’organizzazione non si sta disarmando, al contrario starebbe utilizzando la tregua per rafforzarsi. Kushner ha anche concesso al premier che i cantieri per la ricostruzione non diventino operativi fino a quando Hamas non avrà deposto tutte le armi. Quasi due milioni di palestinesi restano ammassati nei campi profughi, per la maggior parte baracche tirate su con quello che hanno recuperato tra le macerie. Netanyahu sa che gli elettori di destra lo punirebbero, se permettesse l’inizio della ricostruzione a Gaza dopo aver promesso la «vittoria totale su Hamas». E ministri come Itamar Ben-Gvir lo pungolano dal fianco più fanatico e suprematista della coalizione: «Non sono d’accordo con il premier, altro che rallentare gli attacchi. Gli omicidi mirati dovrebbero essere intensificati: ogni notte uccidere 30-40 palestinesi».

Kushner, 'incontro molto cordiale con Hamas, hanno detto le cose giuste'
sito"Hamas ha detto le cose giuste, ma ovviamente è molto, molto difficile fidarsi di un'organizzazione terroristica che ha commesso queste terribili atrocità". Lo ha detto l'inviato di Donald Trump, Jared Kushner in un intervista a Fox News da Gerusalemme dove si trova per una serie di colloqui. "Abbiamo avuto un incontro molto cordiale e loro hanno detto le cose giuste. Quindi daremo loro l'opportunità di dimostrare il proprio operato, ma tutto dovrà basarsi su azioni e passi concreti. E spero che sia vero", ha aggiunto. Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Piano di pace per Gaza: i colloqui di Kushner si chiudono senza progressi
2026Si chiude senza progressi significativi la missione in Medio Oriente di Jared Kushner, inviato speciale degli Stati Uniti e genero del presidente Donald Trump. Gli incontri con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e con il capo politico di Hamas, Khalil al-Hayya, non hanno prodotto una svolta sul piano di pace per Gaza promosso da Washington. PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ Kushner era volato nella regione nel tentativo di rilanciare la road map in 15 punti annunciata a fine luglio dal Board of Peace, il Consiglio per la pace voluto da Trump. Il piano prevede il completo ritiro delle forze israeliane dalla Striscia in cambio del disarmo di Hamas e della rinuncia del movimento al controllo politico di Gaza. Hamas ha accettato il piano, mentre Netanyahu ha respinto pubblicamente l'ultima proposta all'inizio del mese, sostenendo che qualsiasi ritiro israeliano dovrà essere subordinato al disarmo "effettivo" di Hamas. Israele: nessun ritiro o ricostruzione prima del disarmo Dopo il colloquio con Kushner, un alto funzionario israeliano ha riferito all'AFP che Israele e gli Stati Uniti hanno concordato che non ci sarà "alcun ridispiegamento né alcuna ricostruzione" nella Striscia prima del completo disarmo di Hamas. Il primo passo verso la smilitarizzazione, secondo il funzionario, dovrebbe consistere nella richiesta ad Hamas di consegnare le proprie armi per la loro dismissione sotto la supervisione di un generale americano. L'ufficio di Netanyahu ha definito l'incontro "approfondito e costruttivo", ribadendo che Israele e Board of Peace sono determinati a ottenere un rapido disarmo e una completa smilitarizzazione di Gaza prima di avviare qualsiasi programma di ricostruzione. Sono stati inoltre concordati due gruppi di lavoro. Il primo si occuperà del disarmo e della smilitarizzazione della Striscia, mentre il secondo sarà dedicato alle condizioni di vita della popolazione, con particolare attenzione a servizi igienico-sanitari, acqua potabile e altre questioni di salute pubblica. Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, a destra, parla accanto all'inviato di Trump Jared Kushner. AP photo La pressione dei Paesi arabi e musulmani La missione di Kushner si è conclusa mentre cresce la pressione internazionale su Israele affinché accetti il piano americano. I ministri degli Esteri di Turchia, Egitto, Indonesia, Giordania, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno diffuso una dichiarazione congiunta nella quale condannano il rifiuto israeliano della road map. Secondo gli otto Paesi, respingere la proposta di Washington significa rifiutare di procedere con l'attuazione del piano e rischia di compromettere gli sforzi avviati da Trump per porre fine alla guerra nella Striscia e creare le condizioni per una pace duratura. Il nodo centrale resta dunque il disarmo di Hamas. Per Israele rappresenta la condizione preliminare a qualsiasi ritiro e ricostruzione; per Washington è invece uno degli elementi fondamentali del percorso delineato nel piano per il futuro di Gaza. Al momento, nonostante gli incontri diplomatici, le distanze restano significative.

Kushner-Netanyahu, premier sionista rifiuta ritiro Idf da Gaza: "Prima disarmo di Hamas", Usa complici: "Ok a raid sulla Striscia"
EsteriSi è concluso dopo almeno cinque ore l'incontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il genero sionista di Trump Jared Kushner, arrivato a Gerusalemme per discutere del Board of Peace e del futuro della Striscia di Gaza. Ancora una volta, Netanyahu, ribadendo la sua insistenza nel rinunciare al ritiro dell'Idf dalla Striscia di Gaza, continua con la realizzazione del piano "Greater Israel" trovando nuovamente la complicità dell'alleato statunitense. Non solo infatti Jared Kushner ha dato l'ok a Tel Aviv affinché continuino i bombardamenti sui civili palestinesi, ma ha avvallato i progetti di Netanyahu sulla Striscia: "Non c'è nulla da ricostruire prima che la Striscia sia smilitarizzata" ha detto il genero di Trump, tra gli ideatori del piano di occupazione immobiliare di Gaza così come venne proposto mesi fa negli States. Kushner-Netanyahu, premier sionista rifiuta ritiro Idf da Gaza: "Prima disarmo di Hamas", Usa complici: "Ok a raid sulla Striscia" Ieri, domenica 16 Agosto, Kushner, accompagnato dal direttore generale del Board of Peace Nickolay Mladenov e dall’ex primo ministro britannico Tony Blair, si recava al Cairo per tenere un incontro durato oltre due ore con una delegazione di Hamas guidata dal leader politico Khalil al-Hayya. Con loro erano presenti anche Hassan Rashad, capo dell'intelligence egiziana, un alto funzionario turco e il diplomatico qatariota Ali al-Thawadi. L'obiettivo di Kushner, ancora una volta, era stato quello di sollecitare il gruppo filo-iraniano al disarmo ribadendo la determinazione del presidente Usa Donald Trump a procedere col Board of Peace. Board of Peace che però, meno di 10 giorni fa, Netanyahu respingeva in toto parlando al Gabinetto di Sicurezza e spiegando le sue "condizioni": "L'Idf non effettuerà alcun ritiro dai territori finché Hamas non sarà disarmato". Ieri, in Egitto, Hamas si dichiarava pronta a consegnare le armi ad un organismo tecnocratico palestinese ma solo a condizione del ritiro dell'occupante sionista. Questa sequenza di eventi, ritiro-disarmo, è stata oggi nuovamente respinta da Netanyahu, che è tornato a imporre le sue condizioni con pieno sostegno di Kushner. A quanto emerso, Netanyahu ha ottenuto l'autorizzazione da parte del complice statunitense, a continuare quelli che diplomaticamente sono stati definiti "attacchi mirati" sulla Striscia. La complicità Usa con Israele non è mai venuta meno e quelli che sono stati a più riprese definiti "raid mirati" costituiscono per il Governo sionista la copertura formale per continuare a bombardare indiscriminatamente il popolo palestinese. Scioccanti le recenti parole pronunciate dal ministro israeliano Ben-Gvir: "Bisogna uccidere 30-40 palestinesi a notte, non meritano di vivere, non sono persone". Durante l'incontro sarebbe stata concordata l'istituzione di due gruppi di lavoro: uno per il disarmo, l'altro per avviare lavori sulle infrastrutture igienico-sanitarie nella Striscia, per contrastare focolai di malattie e contaminazione di acqua e falde acquifere, sebbene a Gaza la crisi umanitaria si stia aggravando ogni giorno di più. Nel quadro del disarmo, i piani congiunti di Kushner e Netanyahu sono chiari: la smilitarizzazione pretendono che avvenga sotto la supervisione di un "generale americano". La scelta non è casuale ma riflette una politica organizzativa che esclude sistematicamente la neutralità di fattori terzi optando per soggetti allineati totalmente col fronte americano-sionista. Rafforzando così il fronte Usa-Israele e puntando alla realizzazione del piano Greater Israel, come anticipato dal Giornale d'Italia, sia Kushner che Netanyahu hanno fatto definitivamente tramontare l'idea della soluzione "due popoli, due Stati". "La parte israeliana ha chiarito durante l'incontro che non verrà concesso nulla che possa spianare la strada a uno Stato palestinese" hanno riferito funzionari israeliani presenti al vertice Netanyahu-Kushner. Anche le cosiddette "zone pilote" sono state definitivamente "eliminate" dai progetti del Board of Peace: "Hamas deve dimostrare impegno nella distruzione delle armi, va accertato che non consegni armi non funzionanti. Gli americani sono determinati a continuare il Piano, per Netanyahu la prova sta nell'effettiva consegna delle armi da parte di Hamas". Nel frattempo, le operazioni militari genocide del Governo sionista continuano nella Striscia di Gaza, mentre nella Cisgiordania occupata gli insediamenti illegali si moltiplicano. Intervenendo sull'incontro diplomatico, il ministro sionista Bezalel Smotrich è tornato a insistere: "Non cedere sul disarmo di Hamas è solo metà dell'opera. L'obiettivo principale della guerra era ed è tuttora la completa distruzione di Hamas, militarmente, civilmente e governativamente. E questo non avverrà senza la piena conquista e controllo israeliano di Gaza, la presenza di insediamenti israeliani e la persecuzione e l'eliminazione dei leader di Hamas in tutto il mondo". "Sarebbe meglio se gli israeliani non attaccassero Gaza" ha detto il presidente Usa Donald Trump in un'intervista a Fox News, assicurando che Hamas avrebbe "accettato di deporre le armi". Le parole del tycoon però arrivano in un momento delicato nei rapporti Usa-Israele: secondo indiscrezioni raccolte dal Giornale d'Italia infatti, il mandato affidato a Kushner non sarebbe tanto quello di riaprire un nuovo ciclo di trattative, ma di arrivare a una chiusura del negoziato nei termini descritti da Tel Aviv. Davanti alla sconfitta in guerra contro l'Iran, Trump vede nel Board of Peace uno dei pochi terreni su cui poter ottenere un "risultato" spendibile in politica estera, anche alla luce delle imminenti elezioni di mid-term. A rendere più pesante la pressione su Israele è arrivata anche una dichiarazione congiunta di otto Paesi arabi e musulmani: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Qatar, Giordania, Indonesia, Pakistan e Turchia. I firmatari hanno condannato il rifiuto israeliano della roadmap e lo hanno accusato di ostacolare gli sforzi per mettere fine alla guerra a Gaza. Da quando è entrato in vigore il presunto "cessate il fuoco" a Gaza, l'Idf ha infatti ucciso con le sue atrocità oltre 1.260 palestinesi.

Netanyahu: un generale Usa supervisioni il disarmo di Hamas a Gaza
EsteriRoma, 17 ago. (askanews) – Il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, ha concordato con l’inviato americano Jared Kushner che un generale statunitense supervisionerà il disarmo di Hamas, e ha ribadito che non ci sarà un ritiro israeliano da Gaza prima della conclusione di questo processo. Lo ha affermato un funzionario dello stato ebraico.Le due parti “hanno concordato che il primo passo verso la smilitarizzazione della Striscia di Gaza consisterà nel chiedere ad Hamas di consegnare le proprie armi, affinché siano messe fuori uso sotto la supervisione di un generale americano”, ha dichiarato il funzionario, senza che ci fosse nell’immediato una conferma da parte americana.

Gaza, ritiro Israele e disarmo Hamas: il punto dopo incontro Netanyahu-Kushner
internazionale/esteriIl primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha concordato con l'inviato e genero del presidente Usa Donald Trump, Jared Kushner, che il disarmo di Hamas a Gaza dovrà avvenire sotto la supervisione di un "generale americano". Lo ha riferito un funzionario israeliano all'Afp. Secondo la fonte, Netanyahu e Kushner hanno "concordato che il primo passo verso la demilitarizzazione della Striscia sarà la consegna delle armi da parte di Hamas, che dovranno essere dismesse sotto la supervisione di un generale statunitense", ha affermato il funzionario israeliano. Netanyahu ha inoltre ribadito che Israele non ritirerà le proprie truppe da Gaza fino a quando questo passaggio non sarà completato. "Tutti sono d'accordo sull'obiettivo ultimo, quello di smantellare completamente Hamas, privandolo di armamenti e potere e della completa smilitarizzazione di Gaza per poi procedere solo successivamente con il ritiro completo di Israele", ha detto al sito di notizie israeliano Ynet una fonte del Board of Peace parlando del colloquio tra Netanyahu, rappresentanti dell'organismo e Kushner. "Israele ha presentato in modo professionale i propri timori in materia di sicurezza - ha detto la fonte - Il Consiglio ne tiene conto, tiene tutto questo in grande considerazione". "Si può dire - ha concluso - che l'orientamento emerso durante l'incontro è stato positivo". All'incontro con Netanyahu, ha riferito il Times of Israel, c'erano anche il bulgaro Nikolay Mladenov, nominato "alto rappresentante" del Board of Peace, e l'ex premier britannico Tony Blair. Kushner su leader di Hamas: "Hanno detto tutte le cose giuste" I leader di Hamas "hanno detto tutte le cose giuste" nel corso dell'incontro faccia a faccia avvenuto ieri con l'inviato e genero del presidente Usa, Jared Kushner. Lo riferisce quest'ultimo nel corso di un'intervista a Fox News, sottolineando come sia "ovviamente molto, molto difficile fidarsi, si sa, di un'organizzazione terroristica che ha commesso queste terribili atrocità. Ma abbiamo avuto un incontro molto cordiale, e hanno detto tutte le cose giuste, e quindi daremo loro una possibilità di agire". Sul tavolo delle trattative vi è il piano di disarmo della milizia palestinese, che dovrà "basarsi su azioni e passi concreti, e spero che sarà così", ha aggiunto Kushner. Media: Netanyahu ha ottenuto ok per raid mirati su Gaza Secondo quanto ha riferito al quotidiano Haaretz una fonte a conoscenza dei colloqui, Netanyahu ha ottenuto l'autorizzazione a continuare attacchi mirati sulla Striscia di Gaza. In precedenza l'ufficio di Netanyahu aveva annunciato in una nota che durante l'incontro era stata concordata l'istituzione di due gruppi di lavoro, uno per il disarmo e uno per avviare i lavori sulle infrastrutture igienico-sanitarie per prevenire focolai di malattie e la contaminazione delle falde acquifere e delle acque costiere. Netanyahu ha affermato che i colloqui sono stati "profondi e costruttivi", spiegando appunto che sono stati istituiti due "gruppi di lavoro", uno dedicato al "disarmo e alla smilitarizzazione di Gaza" e un secondo incentrato su "servizi igienico-sanitari, acqua potabile e altre questioni di salute pubblica che riguardano anche la popolazione israeliana". Il primo ministro israeliano ha anche dichiarato che sia Israele che il Board of Peace concordano sul fatto che il disarmo e la smilitarizzazione debbano avvenire prima di qualsiasi lavoro di ricostruzione a Gaza. Inoltre, stando a quanto concordato da Netanyahu e Kushner, Israele darà una "chance" alla roadmap prevista dal piano per Gaza. Lo ha riferito ad Al Jazeera una fonte del Board of Peace, secondo cui la delegazione dell'organismo ha "concordato con Netanyahu un percorso per il futuro di Gaza". "Ora dipende da Hamas dimostrare di essere realmente disposto a mantenere i propri impegni", ha aggiunto la fonte. Kushner: "Processo di smilitarizzazione di Gaza potrebbe iniziare entro 30 giorni" Kushner, dopo quattro ore di colloqui con Benjamin Netanyahu, ha dichiarato a Fox News che il processo di smilitarizzazione della Striscia di Gaza potrebbe iniziare entro 30 giorni. L'inviato presidenziale ha parlato di possibili progressi rapidi con la rimozione delle armi e il riempimento dei tunnel in 60‑90 giorni, condizione necessaria per avviare il piano Usa di ricostruzione. Al centro dei colloqui ci sono le preoccupazioni israeliane sul disarmo di Hamas, che Kushner definisce "valide". Gli Stati Uniti, ha spiegato, non limiteranno il diritto di Israele a difendersi da minacce imminenti e ritengono che la smilitarizzazione possa essere "vantaggiosa per tutti". Se Hamas consegnerà volontariamente armi e tunnel, la minaccia alla sicurezza israeliana sarà drasticamente ridotta. Se non lo farà "tutti vedranno che non sono sinceri riguardo alla pace". Alla Cnn una fonte israeliana ha riferito che Kushner ha esortato Netanyahu ad andare avanti con il piano per il cessate il fuoco a Gaza, sostenuto dal presidente Trump e a "non creare ostacoli". Netanyahu, che a inizio mese ha respinto il piano in 15 punti, avrebbe spiegato che compiere progressi sulla proposta è "problematico" a causa delle elezioni israeliane previste per la fine di ottobre e della necessità di non perdere il sostegno dell'elettorato di destra. Dopo l'incontro con Kushner, Mladenov e i loro team, il presidente israeliano Isaac Herzog si è detto "grato per i continui sforzi volti a garantire un futuro più luminoso e sicuro per il popolo di Israele, il popolo di Gaza e l'intera regione". Herzog ha detto di aver apprezzato l'impegno per "progredire verso le fasi successive a Gaza, in conformità con il piano in 20 punti del presidente Trump. Sono rimasto colpito dal fatto che gli interessi di sicurezza di Israele siano un elemento importante e centrale del loro piano".
Netanyahu: 'Nessun ritiro da Gaza prima del disarmo di Hamas'
Estero
Jared Kushner a colloquio con Hamas, gli Usa non sanno più come uscire dallo stallo
EsteriROMA – In un estremo tentativo di salvare la fragile tabella di marcia in 15 punti per la pace a Gaza, Jared Kushner, inviato e genero di Donald Trump, ha tenuto domenica un vertice a porte chiuse in Egitto con i vertici di Hamas. L’iniziativa diplomatica americana, condotta insieme all’inviato Steve Witkoff, punta a superare lo stallo sul disarmo del gruppo palestinese e sul ritiro delle truppe israeliane, in vista di un decisivo e teso faccia a faccia con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. A oltre dieci mesi dal cessate il fuoco del 10 ottobre 2025, le vite di due milioni di abitanti della Striscia restano appese a un filo. Le forze di Tel Aviv, che l’anno scorso avevano interrotto le principali operazioni proprio grazie a un accordo siglato con il contributo di Kushner, controllano ormai il 60% dell’enclave. L’incontro di domenica, durato più di due ore, ha visto la delegazione USA dialogare con il leader politico di Hamas, Khalil al-Hayya, affiancato da funzionari di Egitto, Qatar e Turchia. La valenza del vertice è stata sottolineata anche dal presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi, che ha ricevuto Kushner a Nuova Alamein insieme ai vertici della diplomazia e dell’intelligence del Cairo. L’obiettivo principale della missione in Egitto era ottenere garanzie da Hamas prima di affrontare la leadership israeliana. Da parte sua, la fazione palestinese si è detta pronta ad avviare i 14 giorni di negoziati previsti per definire il calendario di attuazione del piano. Tuttavia, le condizioni rimangono stringenti: Hamas esorta il Consiglio per la Pace a stelle e strisce a “costringere” Israele ad accettare l’accordo, chiedendo che l’esercito con la Stella di David interrompa i raid e si ritiri dietro l’indefinita “linea gialla”. Sul delicato fronte del disarmo, il gruppo accetta di cedere le armi a un comitato tecnico-palestinese (non ancora insediatosi), ma vincola categoricamente la consegna dell’arsenale pesante alla nascita di uno Stato di Palestina. Un’ipotesi, quest’ultima, che si scontra contro il muro di Gerusalemme. Netanyahu, incalzato dalle difficili elezioni del prossimo 27 ottobre e pressato dall’ala dura del suo esecutivo, ha clamorosamente rigettato il piano di pace, in aperta sfida all’amministrazione Trump. Il primo ministro ribadisce che non ci sarà alcun ritiro senza il disarmo totale di Hamas, puntando anzi a estendere la presa militare fino al 70% di Gaza. Una posizione che, di fatto, paralizza l’ingresso del comitato palestinese, la ricostruzione e lo schieramento di forze di interposizione internazionali, il tutto mentre si avvicina il terzo anniversario degli attacchi del 7 ottobre. Il rifiuto della tabella di marcia da parte di Israele ha innescato una dura reazione diplomatica. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Indonesia e Pakistan hanno firmato una dichiarazione congiunta, addossando a Tel Aviv la piena responsabilità del boicottaggio degli sforzi di pace. Accuse respinte al mittente dal Likud, il partito di Netanyahu, che accusa gli Stati arabi di voler far cadere il governo per favorire i candidati di centrosinistra Yair Golan e Gadi Eisenkot. Nel frattempo, sul campo il bilancio si aggrava: secondo il ministero della Salute locale, dall’ottobre 2025 le forze israeliane hanno ucciso oltre 1.200 palestinesi e ne hanno feriti più di 4.100. La pressione ora si sposta su Netanyahu, che incontrerà Kushner, il direttore del Board of Peace e l’ex premier britannico Tony Blair.

Kushner e Netanyahu aggiornano l'intesa su Gaza
EsteriCon queste informazioni sulla posizione israeliana tanto condivisa, il genero di Donald Trump, Jared Kushner, il direttore esecutivo del Consiglio per la pace, Nickolay Mladenov, e l’ex primo ministro britannico, Tony Blair, sono andati in Israele a incontrare ieri il premier Netanyahu e i capi dello Shabak (l’intelligence interna) e dell’Aman (l’intelligence militare). Il colloquio è durato più di quattro ore e alla fine americani e israeliani hanno stabilito che nella fase iniziale, le armi consegnate da Hamas saranno trasferite alle forze di sicurezza israeliane a guida americana, quindi saranno gli Stati Uniti a tenere traccia di cosa consegnano i terroristi e non il governo tecnocratico palestinese che dovrà insediarsi a Gaza, come era stato prospettato nelle scorse settimane. Inoltre, le operazioni israeliane nella Striscia contro le minacce proseguiranno (anche se Trump ha detto che sarebbe meglio che la Striscia non venisse più colpita), non ci sarà nessun ulteriore ritiro di Tsahal e la ricostruzione di Gaza non inizierà fino a quando Hamas non sarà completamente disarmato, impegno che il gruppo inoltre ha confermato nel fine settimana, quando i suoi membri hanno incontrato al Cairo lo stesso Kushner. Israele è in campagna elettorale, ma le concessioni che qualunque futuro premier israeliano sarà disposto a fare rimangono queste e poco importa chi il presidente americano, Donald Trump, deciderà di appoggiare durante il voto. Finora l’amicizia con il capo della Casa Bianca è sempre stata un punto di forza per Netanyahu, ma ormai anche l’attuale primo ministro è preso dallo sforzo di dimostrare di essere al di sopra delle richieste americane. Per Israele, gli Stati Uniti sono l’alleato irrinunciabile, insostituibile, ma resta il timore di essere costretti a fare quello che Washington ordina e Netanyahu non vuole legare la sua eredità alle intrusioni della Casa Bianca. Sul futuro della Striscia è difficile che gli americani possano imporre a Israele un ritiro o la fine delle operazioni mirate, però l’Amministrazione Trump tiene molto al progetto del Consiglio per la pace, a tal punto da volerlo replicare in ogni contesto: in Libano come contro la Repubblica islamica dell’Iran.

Gaza, Netanyahu incontra Kushner: "Hamas? Ritiro imprescindibile e concreto"
esteri17 agosto 2026 a a a Secondo Israele e il Board of Peace per Gaza, la ricostruzione della Striscia dev'essere preceduta dal "disarmo di Hamas e la sua smilitarizzazione". Lo ha comunicato l'ufficio del premier Netanyahu a fronte dell'incontro "lungo, approfondito e molto produttivo" tenuto oggi con l'inviato Usa, Jared Kushner, alla presenza anche dell'ex premier britannico Tony Blair e del direttore BoP Nickolay Mladenov. Gerusalemme darà quindi una chanche alla roadmap prevista dal piano di Trump, a condizione che il gruppo terrorista islamista rinunci totalmente alla propria attività. "Ora dipende da Hamas dimostrare di essere realmente disposto a mantenere i propri impegni" ha chiarito una fonte informata sui fatti ad Al Jazeera. Fra i partecipanti alla riunione c'è stata quindi intesa di vedute. "Tutti concordano sull'obiettivo finale: il completo disarmo di Hamas e della sua leadership, la completa smilitarizzazione di Gaza e solo allora un ritiro totale di Israele - ha aggiunto - Entro poche settimane, Hamas dovrà dimostrare con misure reali e concrete che sta effettivamente iniziando a disarmarsi. Non solo sulla carta. Se lo farà, sarà un passo molto positivo. In caso contrario, sarà chiaro a tutti che non intende attuare effettivamente quanto ha firmato. In tal caso Israele avrà il sostegno politico internazionale per agire al fine di disarmare Hamas". L'incontro arriva dopo il rifiuto di Israele di aderire in toto ai 15 punti del piano Trump, per via delle evidenti carenze di garanzia sul rispetto del disarmo da parte di Hamas. Carenze su cui sia gli Usa che il BoP intendono porre rimedio, oltre al governo di Gerusalemme.

Netanyahu vede Kushner, Usa-Israele concordi sul ritiro da Gaza solo dopo disarmo Hamas. E Trump avvisa l’Oman su Hormuz: “Pronti a bombardare”
direttaIl processo di smilitarizzazione della Striscia di Gaza potrebbe iniziare entro 30 giorni, stando a quanto riferito da Jared Kushner nel corso di un’intervista a Fox News, a seguito di quattro ore di colloqui con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. “Potremmo vedere progressi in appena 30 giorni”, ha detto l’inviato e genere del presidente Usa Donald Trump", sperabilmente iniziando a rimuovere alcune delle armi e anche riempire alcuni dei tunnel nei prossimi 60-90 giorni". Al centro dei colloqui, avvenuti all’indomani di contatti tra Kushner e la leadership di Hamas, vi è il disarmo della milizia palestinese e le relative preoccupazioni del governo israeliano, che Kushner ha definito “valide”. “Siamo stati in grado di affrontarle e di chiarire alcuni dei malintesi e della disinformazione che circolavano in merito”, ha detto, sottolineando che gli Usa non avrebbero dato l’avvio al piano di ricostruzione di Gaza “finché non avverrà la smilitarizzazione”. “Inoltre, non limiteremo il diritto di Israele a difendersi in caso di minacce imminenti. E quindi abbiamo dovuto chiarire cosa ciò significhi”, ha proseguito l’inviato presidenziale, affermando di ritenere che la situazione sia “vantaggiosa per tutti. Perché se Hamas consegnerà volontariamente le armi e i tunnel nei prossimi 60-90 giorni, ciò significherebbe ovviamente l’eliminazione di un’enorme minaccia alla sicurezza per Israele, un risultato quasi impensabile”. E se i miliziani non dovessero rispettare il proprio impegno, “tutti vedranno che non sono sinceri riguardo alla pace, e allora Israele avrà molto più sostegno dagli Stati Uniti e da altri per andare a finire il lavoro nel modo appropriato”, ha concluso.

Netanyahu alle strette su Gaza, quattro ore di faccia a faccia con Kushner che rilancia: “Avanti con il piano, basta ostacoli”
EsteriFoto: ANSA Braccio di ferro L’inviato americano ottiene l’apertura di due gruppi di lavoro, ma Israele non arretra: nessun ritiro o ricostruzione prima del disarmo completo di Hamas. Intanto Trump avverte: «Se l’Oman si metterà di mezzo, lo bombarderemo a tappeto» Oltre quattro ore di colloquio e un messaggio consegnato senza troppi riguardi diplomatici: procedere con il piano di Donald Trump per Gaza e «non creare ostacoli». È la richiesta che Jared Kushner, inviato del presidente americano e suo genero, ha rivolto lunedì a Benjamin Netanyahu durante il vertice di Gerusalemme, secondo una fonte israeliana citata dalla Cnn. Il premier ha replicato che Israele sostiene il progetto statunitense, ma non intende sacrificare le proprie condizioni di sicurezza. Un funzionario del Board of Peace ha definito l’incontro «lungo, approfondito e molto produttivo», riferendo di un’intesa sul percorso da seguire. Una formula ottimistica che, tuttavia, non cancella lo stallo: Washington vuole rimettere in moto la road map in 15 punti, mentre Netanyahu continua a respingerne la successione delle fasi. Il braccio di ferro sul disarmo Il punto non è più soltanto che cosa debbano fare Israele e Hamas, ma chi debba muoversi per primo. Il piano prevede la progressiva consegna delle armi da parte dell’organizzazione terroristica, accompagnata dal ritiro dell’esercito israeliano e dal passaggio dell’amministrazione della Striscia a un governo palestinese di tecnocrati. Hamas sostiene di avere accettato la road map, tuttavia subordina l’avvio del disarmo alla cessazione degli attacchi israeliani e a un impegno pubblico di Netanyahu sul ritiro. Bibi invece rovescia l’ordine: nessun arretramento delle truppe finché le milizie terroristiche non avranno consegnato l’intero arsenale, comprese le armi leggere. Su questo punto Kushner non ha però ottenuto concessioni. Netanyahu ha ribadito che le forze israeliane non abbandoneranno l’attuale linea di demarcazione e continueranno a colpire, quando ritenuto necessario, i responsabili dell’assalto del 7 ottobre 2023. La ricostruzione di Gaza, inoltre, non potrà cominciare prima della completa smilitarizzazione. L’ufficio del premier ha parlato di confronto «approfondito e costruttivo» e ha annunciato la creazione di due gruppi di lavoro: il primo dedicato al disarmo e alla verifica delle armi consegnate. Il secondo alle emergenze sanitarie, all’acqua potabile e ai servizi essenziali nella Striscia. Il limite fissato da Israele La delegazione israeliana ha tracciato anche un confine politico. Secondo una fonte presente al vertice citata da Ynet, non sarà accettata «alcuna concessione che possa spianare la strada a uno Stato palestinese». Sarebbe stata inoltre accantonata, almeno per ora, l’ipotesi di avviare il piano attraverso alcune “zone pilota”. Per Netanyahu la prova decisiva non sarà dunque una dichiarazione di Hamas, ma la distruzione effettiva delle armi, controllando che il gruppo non consegni materiale vecchio o inutilizzabile per conservare clandestinamente le proprie capacità militari. Kushner era arrivato a Gerusalemme dopo aver incontrato al Cairo il leader politico di Hamas Khalil al-Hayya insieme a Nickolay Mladenov e Tony Blair. È soltanto il secondo colloquio noto tra l’inviato americano e i rappresentanti dell’organizzazione terroristica. Trump, intervistato da Fox News, ha sostenuto che Hamas stia già «consegnando le armi». E ha lasciato intendere che Israele dovrebbe sospendere in questa fase gli attacchi. L’altro fronte aperto con l’Iran Non solo. La pressione su Gaza arriva mentre la Casa Bianca è impegnata nell’altra guerra contro l’Iran. Il memorandum sottoscritto a giugno, che prevedeva la cessazione delle operazioni e sessanta giorni per raggiungere un’intesa definitiva, è rapidamente naufragato. Il nodo resta il controllo dello Stretto di Hormuz, attraversato prima del conflitto da circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. Teheran rivendica il diritto di gestirne il traffico, mentre Washington mantiene il blocco navale. Un alto funzionario iraniano ha minacciato il passaggio a una postura «pienamente offensiva» e un attacco «tempestivo e preciso» qualora la diplomazia fallisse. Trump: “Bombe sull’Oman se necessario” Trump ha risposto invitando il regime degli ayatollah ad «alzare bandiera bianca» e ribadendo che l’obiettivo prioritario degli Stati Uniti resta impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare. Il presidente ha inasprito i toni anche contro Mascate intralciasse i negoziati: «Se l’Oman si metterà di mezzo, lo bombarderemo a tappeto». Proprio Iran e le autorità omanite sostengono di essere vicini a un’intesa sulle rotte navali attraverso Hormuz, ma la mediazione procede lentamente. Mentre gli attacchi dei pasdaran e l’attività delle milizie sostenute da Teheran alimentano il rischio di un’ulteriore espansione del conflitto.
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