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Trump-Netanyahu, premier israeliano finge moderazione e ossequia tycoon: "Allineati su Iran, sostengo qualsiasi strada sceglierà"
Esteri"Con gli Stati Uniti siamo perfettamente allineati sull'Iran. Israele sostiene qualsiasi strada scelga Trump": sono queste le primissime dichiarazioni rilasciate dal portavoce di Benjamin Netanyahu al termine del faccia a faccia fra il premier israeliano e il presidente Usa Donald Trump durato poco meno di un'ora e mezza. Netanyahu si è così "nascosto" dietro i prossimi passi decisionali statunitensi, rimettendo a Washington la responsabilità di una prosecuzione del conflitto contro l'Iran. Eppure, secondo quanto riferito da indiscrezioni, uno degli obiettivi di Netanyahu alla Casa Bianca sarebbe quello di "pungolare" il tycoon affinché continui con l'escalation in Medio Oriente. Motivo per cui, secondo fonti, avrebbe puntato su "informazioni d'intelligence" relative a Pickaxe Mountain per convincere Trump ad una ripresa del conflitto.
Trump-Netanyahu, premier israeliano finge moderazione e ossequia tycoon: "Allineati su Iran, sostengo qualsiasi strada sceglierà"
L'incontro fra Trump e Netanyahu, conclusosi alle 18.41 ora italiana, è stato definito da Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca "positivo e produttivo", esattamente come quello intercorso poco prima fra il tycoon e l'omologo ucraino Volodymyr Zelensky. Mentre decine di dimostranti pro-Pal manifestavano fuori dalla White House criticando l'incontro tra i due "amici" e alleati, all'incontro diplomatico partecipavano anche l'inviato speciale Steve Witkoff, il Segretario di Stato Marco Rubio e il segretario al Tesoro Scott Bessent. Un incontro "allargato" che non avrebbe trovato i favori di Israele, che si aspettava - secondo quanto riferito - un vertice "a quattr'occhi" tra i due leader.
Al centro del dibattito, come previsto, si sono susseguiti tutti i fronti caldi del momento: il Medio Oriente, dove il governo di Netanyahu insiste con le violenze e continua l'occupazione dei territori con placet Usa, l'Iran su cui il leader sionista avrebbe tentato di "aizzare" Trump. Tra i temi anche gli Accordi di Abramo su cui Trump continua a spingere per "normalizzare" i rapporti regionali garantendo a Israele riconoscimento. Ai microfoni dei giornalisti le fonti hanno comunicato che l'incontro ha "ribadito" la "solidità della partnership" fra Usa e Israele ma nessuna dichiarazione è stata finora fatta sulla situazione in Cisgiordania, dove il ministro israeliano Katz ha ordinato l'occupazione di un nuovo campo profughi legittimando le violenze dei coloni e dell'Idf. Secondo quanto emerso, i leader "non hanno parlato degli F-35 alla Turchia", questione che "inquieta" Tel Aviv ma verso cui Trump sarebbe ben disposto.
Sull'Iran, a fronte delle insistenze israeliane, Trump avrebbe ribadito nuovamente la "priorità": "Non avranno mai la bomba atomica. Con l'Iran possiamo essere nel mezzo di una bellissima discussione e loro se ne escono e dicono 'Non possiamo parlare di nucleare' ma questo è tutto quello di cui dobbiamo discutere". Definendo poi "molto buoni" i colloqui mediati in corso con Teheran, il tycoon è tornato a minacciare: "Se non si arriverà ad un accordo finirò il lavoro".
L'incontro Trump-Netanyahu una "strategia del leader sionista per ottenere dal tycoon supporto per le elezioni di Ottobre"
Quello tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu è stato il primo faccia a faccia da quando gli Stati Uniti e Israele hanno iniziato il conflitto in Medio Oriente contro l'Iran lo scorso 28 Febbraio. Un incontro che, secondo le fonti, non arriva casualmente se si considera che fra tre mesi ci saranno le elezioni in Israele. Netanyahu ha visitato la Casa Bianca più volte sotto l'amministrazione Trump rispetto a qualsiasi altra leadership Usa precedente e che ora il meeting arrivi con le elezioni politiche israeliane alle porte fa riflettere: secondo indiscrezioni, Netanyahu sta cercando il necessario sostegno politico per la rielezione. Ma i sondaggi negli States tracciano un quadro ben diverso: la base di consenso verso il premier israeliano si starebbe progressivamente riducendo nell'opinione pubblica americana.
Tra i due leader l'aria sarebbe tesa: "Trump - hanno riferito fonti giornalistiche da Washington - ha espresso frustrazione per Netanyahu e ha detto più volte che sente che il premier israeliano non coglie il quadro d'insieme della situazione geopolitica". Più volte, durante il conflitto, fra Trump e Netanyahu si sono creati momenti di attrito e proprio su questo, affermano le fonti, starebbe "lavorando" il leader sionista. I tentativi di endorsement verso Netanyahu si scontrano però con l'escalation di violenza in Cisgiordania, dove oggi circa 600 ex funzionari israeliani hanno fatto appello a Trump chiedendo di intervenire per evitare l'intensificarsi delle violenze sioniste. Fermare le violenze, si legge nella lettera redatta dal CIS, il Commanders for Israel’s Security, è nell'interesse Usa perché "l'escalation (...) comporta gravi rischi sia per la sicurezza israeliana che per gli interessi regionali degli States".
I tentativi di rafforzamento dell'asse Israele-Usa nonostante i vari punti di divergenza emersi, s'inseriscono inoltre nella cornice della cerimonia funebre dell'ex senatore repubblicano Lindsey Graham. La morte di Graham, avvenuta lo scorso 11 Luglio, ha fatto venire meno uno dei principali sostenitori del governo sionista all'interno dell'esecutivo trumpiano: il suo decesso preoccupa sempre più Netanyahu, interessato ora a rafforzare il più possibile la presa sulla Casa Bianca. Il fronte dei MAGA è infatti sempre più polverizzato davanti alla possibilità di supportare Netanyahu. La visita istituzionale del primo ministro israeliano non mira solo a "ridefinire" la "linea comune" con gli Usa su Iran, Libano, Cisgiordania e fronte mediorientale: è una strategia politica per "ricordare" al pubblico israeliano i suoi legami con Trump. "Due gli obiettivi: assicurare agli alleati e all'opposizione israeliana che il rapporto con Trump è duraturo e sperare che Trump chieda nuovamente la sua grazia nel processo per corruzione".
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