Mps, il cda licenzia Lovaglio: «Risoluzione unilaterale per giusta causa». Attesa per l’assemblea
finanzadi Federico De Rosa e Daniela Polizzi Dopo l’adesione a una lista concorrente, il cda ha inviato a Lovaglio una lettera di contestazione disciplinare alla quale il manager avrebbe risposto con delle controdeduzioni, senza però entrare nel merito Dopo avergli ritirato le deleghe da ceo, il consiglio del Montepaschi ha deciso di procedere al licenziamento di Luigi Lovaglio, ancora dipendente della banca con la qualifica di direttore generale. La delibera è stata assunta ieri dal board, con il supporto dell’avvocato giuslavorista Francesco Giammaria, che in una nota ha spiegato, «in conseguenza della revoca delle deleghe» di aver «proceduto alla risoluzione unilaterale per giusta causa del rapporto di lavoro» con l’ex ceo della banca senese. banche Mps, caccia ai voti: scende in campo Delfin, la lista del consiglio sonda i grandi fondi di Federico De Rosa e Daniela Polizzi La lettera di contestazione È stata una riunione veloce che aveva appunto una sola voce all’ordine del giorno. Da quanto si apprende la scelta è il risultato di uno scambio di lettere tra il board di Mps e lo stesso Lovaglio. Tutto risale a una decina di giorni fa, quando il banchiere, escluso dalla lista del cda uscente in vista del rinnovo del board, aveva comunicato l’adesione alla lista concorrente presentata da Plt Holding, che lo ha candidato come ceo. Una scelta che, secondo il cda, Lovaglio non avrebbe comunicato nei tempi giusti. Secondo quanto emerge, il board presieduto da Nicola Maione avrebbe quindi deciso di inviare a Lovaglio una lettera di contestazione disciplinare alla quale il manager avrebbe risposto con delle controdeduzioni, senza però entrare nel merito, soprattutto sui tempi. La tesi del consiglio sarebbe che Lovaglio avrebbe dovuto comunicare la sua decisione in via preventiva. L’ex ceo aveva dato l’annuncio il giorno stesso della scadenza per il deposito delle liste. L’attesa per l’assemblea Il licenziamento aggiunge un altro elemento allo scontro in atto tra l’ex ceo del Monte e il consiglio, di cui fa ancora parte, scaturito dall’esclusione dalla lista del cda per il rinnovo del board. All’assemblea in agenda mercoledì prossimo è attesa un’affluenza che potrebbe aggirarsi attorno al 70% del capitale. Oltre a Delfin, ha depositato le azioni anche Edizione, a cui fa capo l’1,45% del capitale del Monte. La holding dei Benetton potrebbe votare per la lista del cda. Per quanto riguarda invece la finanziaria dei Del Vecchio, il contesto complessivo del mercato e qualche aspetto non definito nella formazione della lista, dicono alcuni osservatori, potrebbero spingere verso l’astensione, mentre non sarebbe da escludere il voto per i singoli candidati. finanza Montepaschi al voto: si corre a Siena il Palio degli inediti. Mps al rinnovo del cda con mille incognite di Stefano Righi Gli schieramenti per le due liste Intanto si susseguono i cicli di incontri da parte delle due liste. La squadra che rappresenta il cda uscente ha già archiviato una dozzina di incontri con l’obiettivo di arrivare a 30 prima dell’assemblea. Le interlocuzioni sono state avviate con Blackrock (5%), Vanguard e Norges che assieme peserebbero per il 9% di Mps e che in genere sostengono la lista del cda. Una posizione alla quale potrebbe allinearsi Banco Bpm (3,7%). Secondo fonti, poi, la lista del cda potrebbe contare sul supporto di casse come Enasarco (1,15%) ed Enpam (0,3%) più altri azionisti italiani con piccole quote come Azimut che, a fianco di Caltagirone, arriverebbe al 20-22%.
