È morto il giornalista Vittorio dell’Uva, tra i più noti inviati di guerra italiani, storico corrispondente del Mattino
AttualitàVittorio dell'Uva È morto a 83 anni Vittorio dell’Uva, tra i più noti inviati di guerra italiani; ha raccontato conflitti e principali eventi politici di oltre ottanta Paesi, a partire dai primi anni ottanta. VIDEO CONSIGLIATO È morto nelle scorse ore Vittorio dell'Uva, tra i più noti corrispondenti di guerra del giornalismo italiano, storico inviato del quotidiano Il Mattino; nato nel 1943 a Bolzano (a luglio aveva compiuto 83 anni). Per la sua attività ha ricevuto il premio Max David riservato agli inviati speciali, il Saint Vincent, il Premio Cutuli, il Premio Guglia e il Lamberti Sorrentino – Cronisti di guerra. Dell'Uva si è formato professionalmente a Napoli, nel "Roma", sotto la direzione di Alberto Giovannini. Al Mattino è approdato nel 1982, nel corso degli anni ha collaborato con altre realtà come Radio Montecarlo e il quotidiano spagnolo Tiempo. Nel corso della carriera ha seguito i principali eventi politici e bellici in Europa Orientale, Medio Oriente e Africa; ha seguito da vicino l'Urss e i Paesi satelliti ai tempi della perestrojka per poi raccontare le fasi del conflitto nella ex Jugoslavia. Lunghissimo l'elenco dei Paesi in cui si è recato per lavoro, con missioni mirate negli Usa per le elezioni presidenziali; da corrispondente di guerra è stato in Albania, Kosovo, Ruanda, Somalia, Afghanistan, Iraq, Kuwait, Pakistan e Iran; più volte è andato nei territori occupati e in Israele, fin dal 1982, anno della Guerra del Libano. Durante la prima guerra del Golfo (1990-1991) è stato di base in Arabia Saudita, per poi spostarsi in Kuwait dopo la liberazione. Nel 2003 era tra i sette giornalisti italiani arrestati a Bassora, durante l'offensiva anglo-americana in Iraq. Più di recente è stato in Tunisia, Egitto e Libia per la Primavera Araba e per documentare i mutamenti in atto. Tra i tanti messaggi di cordoglio che in queste ore stanno comparendo sui social, quello del collega Toni Capuozzo, che ha voluto ricordare dell'Uva anche sotto il profilo umano e non solo da quello profesisonale. "Eri un grande giornalista, ma ancora di più un compagno di avventure, di scherzi e di risate. Sei stato il fondatore della SAS, quella volta a Zagabria, quando scansasti, dicendo secco "SAS", i militari che chiudevano l'accesso ai non autorizzati. Poi ci spiegasti che SAS stava per "salutame a sorete". E anche adesso, che ci fai arrivare il giorno di Ferragosto la notizia della tua morte, sembra un brutto scherzo, dopo il quale ti si ritroverà con le tue batture, le tue prese in giro, il tuo accento, gli occhiali, le cuffie di chi non è abituato al freddo, la tua penna. Ti si è voluto bene, mancherai ancora di più".

