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«Abbiamo preso una lezione di calcio», «Mi sento ingannato»: la disperazione della Francia dopo la sconfitta ai Mondiali (e la ricerca di un colpevole)
Esteridi Stefano Montefiori
Venti milioni di persone hanno assistito alla vittoria della Spagna sui Bleus. Con chi prendersela? Con Didier Deschamps, ma anche con Kylian Mbappé (che pure fino a ieri veniva elogiato da Libération)
Durante la notte sono scoppiati alcuni incidenti, soprattutto nelle banlieue di Parigi e Lione, provocati da ragazzi che hanno usato i fuochi di artificio del 14 luglio, festa nazionale, dirigendoli però contro le forze dell’ordine. Niente di diverso da quello che sarebbe accaduto se Mbappé e compagni avessero vinto, anzi la sconfitta paradossalmente ha contenuto i problemi dell’ordine pubblico. Niente festa, poca gente nelle strade, visto anche che gli spettacoli pirotecnici a Parigi e in tante altri città sono stati anticipati alla sera precedente (per premura verso il ricordo dell’attentato di Nizza, la sera del 14 luglio di 10 anni fa). Gli scontri con i poliziotti e gli atti di vandalismo sono purtroppo ormai una tradizione degli eventi popolari in Francia, che siano Capodanno, il 14 luglio festa nazionale, una vittoria in Coppa del mondo o una sconfitta. A Parigi “solo” 141 fermi, secondo un primo bilancio alle sei del mattino. Una ventina a Lione. Proprio temendo incidenti, qualunque fosse il risultato, le grandi città come Parigi, Marsiglia e Lione hanno preferito non organizzare maxi-schermi, che invece erano un po’ ovunque in provincia.
Immagine piccola A Parigi, fuori dal bar Le Recrutement poco lontano dalla Tour Eiffel, frequentato da parigini e anche molti turisti, la delusione è enorme. «Mi sento ingannato», dice Marc, un ventenne con il nome di Olisé sulle spalle della preziosa seconda maglia dell’Equipe de France, quella verde menta pallido in onore della Statua della Libertà che prima della semifinale andava a ruba, introvabile in tutta la Francia nonostante il prezzo di 130 euro. «Abbiamo giocato così male che adesso viene il dubbio che non fossimo così forti neanche prima, nelle altre partite. Alla fine, con chi abbiamo vinto in questo mondiale? Con l’Iraq, la Svezia, la Norvegia senza Haaland e gli altri giocatori più forti, il Paraguay… Al primo vero scoglio ci siamo schiantati senza giocare».
Con chi prendersela? Appena un po’ con Lucas Digne, il meno forte dei Bleus, autore del fallo da rigore su Lamine Yamal che ha messo subito la partita in salita. Tutti hanno giocato male, ma è difficile incolpare campioni oggettivamente straordinari, soprattutto quelli che formano l’attacco. E allora gli occhi si dirigono su Didier Deschamps, il selezionatore che dopo tante critiche era tornato nel cuore dei francesi, complici le prime vittorie, la perdita della madre durante i mondiali e un rapporto quasi da padre a figlio con la stella della squadra, Kylian Mbappé.
«Quattordici anni alla testa dei campioni più forti, e ha vinto un solo trofeo, i mondiali del 2018 in Russia», dice Antoine davanti a un cafè crème. Ci sarebbe anche la Nations League del 2021, ma questo è un discorso ricorrente, nei giornali, alla radio e tra i tifosi: con il materiale umano che aveva fino a ieri a disposizione, Didier Deschamps avrebbe potuto vincere a man bassa tutto, mondiali e europei. “Didier la Gagne”, è il soprannome, Gagne come la vittoria di cui è ossessionato, ma dopo la sconfitta di ieri con la Spagna e la mancata finale, sembra uno sberleffo. DD saluta tutti con la trista finalina per il terzo posto, sabato a Miami, al suo posto arriverà la leggenda Zinedine Zidane con la missione di vincere gli europei 2028.
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L’altro grande perdente è il numero 10 Kylian Mbappé, tornato quello dell’ultimo anno al Paris Saint-Germain, perché «nei momenti davvero decisivi non è mai capace di prendere in mano la squadra e trascinarla», continua Antoine. A Parigi, Mbappé è rimasto celebre per la frase «se la questione fosse vincere la Champions League, avrei lasciato il Psg già da tempo», una dichiarazione passata alla storia: quando poi Kylian è andato al Real Madrid, il Psg ha vinto ben due Champions League di fila, e il Real Madrid nessuna, piombando in una crisi profondissima. Non gliel'hanno mai perdonata, anche se Kylian sembrava sulla strada giusta: avesse vinto i mondiali in America, molti parigini erano pronti a passarci sopra. Niente da fare, Mbappé sembra pronto per tornare il discusso e capriccioso campione del Real Madrid, e non un eroe nazionale come nel 2018.
Su Libération di ieri c’era un articolo intitolato “Mbappé presidente!”, un invito semiserio a Mbappé a partecipare alle presidenziali della primavera prossima in quanto l’unico davvero capace di fermare Marine Le Pen, in virtù delle sue prese di posizione passate contro l’estrema destra, del suo scontro valoroso con l’ignobile deputata razzista del Paraguay, e anche perché «i tuoi Bleus danno una lezione di coesione e di superamento delle differenze. La tua squadra è un tripudio di diversità armoniosa e gioia di vivere. È al tempo stesso un crogiolo repubblicano, e una combriccola di buoni amici (…). È venuto il momento per te di occuparti degli affari interni del tuo Paese, che rappresenti alla perfezione». Un rigore di Oyarzabal, il raddoppio di Pedro Porro, troppi tiri finiti in curva, e il sogno della terza stella sulle maglie viene dimenticato, figurarsi quello di Mbappé all’Eliseo.
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