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Petrolio e gas in altalena, poi gli spiragli su Hormuz tranquillizzano i mercati
Economiamercoledì 12 agosto 2026, 00:30 - Ultimo aggiornamento: 16:29
I nuovi spiragli di un accordo fra Stati Uniti e Iran spingono al ribasso le quotazioni del petrolio. Dopo un avvio in rialzo fino a quota 90 dollari al barile, ieri in serata il Brent veniva scambiato sulla piazza europea intorno a quota 88 dollari, sotto i massimi di giornata anche se in lieve rialzo rispetto a lunedì. I prezzi del greggio hanno virato al ribasso dopo che il Pakistan ha segnalato una possibile intesa fra Washington e Teheran che potrebbe allentare le tensioni sui mercati dell'energia. Secondo l'agenzia della Repubblica islamica Irna il ministro dell'Interno pachistano Mohsin Reza Naqvi è arrivato ieri a Teheran per una nuova serie di colloqui con le autorità iraniane. Inoltre, il titolare degli Esteri del Qatar Majed al-Ansari ha dichiarato che i negoziati tra Oman e Iran sul futuro dei passaggi a Hormuz sono ora in fase avanzata e ha espresso la speranza che lo stretto possa essere riaperto "il prima possibile". Tutti segnali che gli operatori hanno interpretato come indicatori di una possibile intesa che possa ripristinare presto la navigazione, allentando la pressione sui prezzi del petrolio.
Anche il prezzo del gas ieri sul mercato di Amsterdam è sceso (59,4 euro al megawattora, -2,1%). A contribuire alla flessione delle quotazioni anche l'annuncio da parte dell'Egitto che il progetto per l'impianto di gas naturale di Meleiha, nel deserto occidentale, entrerà in funzione il mese prossimo con una capacità produttiva di 100 milioni di piedi cubi al giorno.
Il traffico
Intanto, secondo i dati diffusi dall'Energy information administration (Eia), l'agenzia del dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti, i volumi di greggio transitati attraverso lo stretto di Hormuz sono crollati a una media di 4,9 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre del 2026, contro i 21,6 milioni del quarto trimestre 2025, prima dell'inizio del conflitto.
Il drastico calo del traffico attraverso uno dei principali snodi mondiali del commercio petrolifero ha costretto i produttori del Golfo a ridurre i flussi e a cercare rotte alternative. L'agenzia americana rileva infatti che i volumi di greggio passati per Bab el-Mandeb, lo stretto che collega il Mar Rosso con il golfo di Aden e quindi con l'Oceano Indiano, sono saliti a 8,1 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre, dai 5,4 del quarto trimestre 2025. L'aumento è stato favorito dal reindirizzamento di parte dei flussi sauditi attraverso l'oleodotto East-West verso il porto di Yanbu, sul Mar Rosso.
Anche le scorte mondiali di petrolio hanno subito un forte calo. L'Eia - che non prevede una normalizzazione della situazione prima dell'inizio del 2027 - stima che le scorte globali siano diminuite in media di 4,2 milioni di barili al giorno nel periodo aprile-giugno. La contrazione dovrebbe proseguire anche nel terzo trimestre, quando si prevede una ulteriore diminuzione di 3,8 milioni di barili al giorno. La dinamica riflette il forte squilibrio creatosi tra la produzione disponibile e il petrolio effettivamente trasportabile sui mercati a causa del conflitto.
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