Meloni: «Tolleranza zero sul caporalato». E abbraccia la mamma di Luana D'Orazio, l'operaia morta sul lavoro
Primo PianoTop News - Newsletter Ogni giorno le notizie più lette della giornata Iscriviti e ricevi le notizie via email «Ne ho già parlato con il ministro Calderone e con chi detiene i cordoni della borsa, cioè il ministro Giorgetti: il governo raccoglie una istanza» della Uil e non solo «di garantire che questa misura possa essere confermata anche nella prossima legge di bilancio». Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni intervenendo al congresso della Uil a Padova a proposito della richiesta di confermare la detassazione degli aumenti legati ai rinnovi contrattuali. «Un pensiero di riconoscenza, commosso, a chi ha trasformato un dolore inimmaginabile come la perdita di una figlia nell'impegno di una vita», ha detto poi la presidente del Consiglio rivolgendosi alla madre di Luana D'Orazio, la giovane operaia morta in fabbrica nel 2021. Oltre mille morti sul lavoro, «oltre mille volte l'anno siamo stati sconfitti. Persone, famiglie, storie interrotte che non vanno dimenticate». La mamma di Luana D'Orazio «è una mamma straordinaria: la battaglia alla quale ha dato vita in memoria di sua figlia ci riguarda e ci mobilita tutti», ha aggiunto la premier. L'annuncio della premier al congresso Uil «Abbiamo deciso, come è stato correttamente ricordato, anche di sostenere i rinnovi dei contratti del settore privato con la detassazione al 5% degli aumenti contrattuali, provvedimento che era anch'esso richiesto dalla Uil, che era richiesto dalle parti sociali, perché rafforza il legame tra produttività e salario e contribuisce a dare ancora centralità alla contrattazione collettiva. È un provvedimento efficace, al quale vogliamo dare continuità e stabilità», le parole della premier. «Il segretario Bombardieri ha definito una vittoria della Uil la scelta di far corrispondere il salario giusto al trattamento economico complessivo sancito dai contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative - ha quindi aggiunto Meloni - Sicuramente era una rivendicazione della Uil, sicuramente è stata una vittoria. Io credo che sia stata una vittoria di tutti i lavoratori italiani, una vittoria della nazione». «Con il decreto lavoro abbiamo fissato nero su bianco un principio che in Italia non era mai stato riconosciuto, e cioè che la contrattazione collettiva, la contrattazione di qualità è lo strumento più efficace che abbiamo a disposizione per far crescere le tutele, difendere i diritti, rafforzare le retribuzioni dei lavoratori», sottolinea Meloni. Richiamando poi la piattaforma unitaria sottoscritta dalla Uil insieme a Cgil e Cisl sulla rappresentanza e contrattazione, punto di partenza del negoziato per l'accordo con le organizzazioni datoriali, Meloni afferma di essere «orgogliosa che questo governo abbia contribuito a riavviare un percorso di confronto tra le parti sociali che per molti anni era rimasto bloccato. È un cammino che vogliamo continuare a sostenere con convinzione, con tutti gli strumenti che disponiamo». Il caporalato «La linea del Governo è stata e continuerà a essere una linea molto chiara. E quella linea è: tolleranza zero contro i caporali», ha quindi messo in chiaro la premier Giorgia Meloni, nel suo intervento al congresso nazionale della Uil. E tolleranza zero «contro le organizzazioni criminali che si nascondono troppo spesso dietro quei caporali e speculano sulla pelle delle persone. Organizzazioni criminali che molto probabilmente non sono solamente straniere, segretario Bombardieri, sono d'accordo», ha aggiunto riprendendo la relazione del leader della Uil. Gli stipendi «Abbiamo aumentato il netto in busta paga per milioni di lavoratori soprattutto per i redditi medio e bassi», sottolinea ancora la presidente del Consiglio. «Oggi un lavoratore dipendente con uno stipendio intorno ai 26 mila euro annui puo' avere in busta paga tra i 1.500 e i 2.400 euro in piu' all'anno rispetto al passato, tenendo conto solamente del taglio del cuneo fiscale e della riforma dell'Irpef», ha aggiunto. «Ogni anno lo Stato rinuncia a circa 21 miliardi di euro di soldi che non incassa e che rimangono nelle tasche dei lavoratori», ha osservato Meloni. Le pensioni Quindi il riferimento alle pensioni: «La futura sostenibilità del nostro welfare, della nostra spesa sociale, rappresenta una delle principali sfide di scenario sulle quali è necessario avviare una riflessione profonda. Ora, tutti noi in questa sala siamo consapevoli che, se non riusciremo in tempi brevi a ripristinare l'equilibrio tra la popolazione attiva e quella che ha bisogno di assistenza, noi semplicemente non avremo più uno Stato sociale».



