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Calovini: «Al sistema Brescia serve l’immigrazione controllata e il Piano Mattei avanza. No agli estremismi alla Vannacci»
Brescia/Politicadi Pietro Gorlani
Per il parlamentare di FdI indispensabili preparare nel Nord Africa tecnici e operai per le fabbriche e l’agricoltura della nostra provincia
Sì all’immigrazione controllata, no agli estremismi intrisi di razzismo. Preparare in Nord Africa i tecnici e gli operai che servono alle imprese bresciane non è un tradimento della destra, è Realpolitik. Molto lontana dagli slogan allarmistici alla Vannacci che gridano alla remigrazione ai quali Giangiacomo Calovini, parlamentare bresciano e capogruppo di FdI in commissione Affari esteri (e relatore del Piano Mattei) risponde con i numeri: sbarchi dimezzati, rimpatri in crescita, Piano Mattei che avanza. Per farla breve: il sistema Brescia non regge senza la manodopera degli immigrati regolari.
Buongiorno onorevole, con i drammatici avvenimenti di Ceuta, le tensioni con la Spagna e la campagna elettorale alle porte, il tema migratorio è di grande attualità.
«Quanto accaduto a Ceuta mostra una serie di fragilità che non possono lasciarci indifferenti. Ci sono oltre ottanta vittime accertate dalle autorità spagnole ma secondo le organizzazioni marocchine sono più di centoquaranta. Numeri che restituiscono la drammaticità di un fenomeno di fronte al quale nessuno può voltarsi dall’altra parte. In secondo luogo c’è il tema della difficoltà delle istituzioni a far fronte ad avvenimenti di questo tipo: una difficoltà che resterà tale fino a quando non si capirà che la gestione dei flussi migratori va affrontata con concretezza e serietà, come sta facendo da qualche anno il Governo Meloni, insieme alla stragrande maggioranza degli esecutivi europei».
Un anno fa, parlando di Africa, aveva raccontato al Corriere delle grandi potenzialità del Piano Mattei per il sistema Brescia. Prosegue o è stato sopraffatto dagli eventi internazionali?
«Prosegue con estrema celerità. Gli eventi internazionali hanno purtroppo distolto l’attenzione mediatica dal lavoro che il sistema Paese sta facendo in quel continente, ma le assicuro che i progetti promossi da istituzioni e privati sono concreti e in avanzata fase di attuazione. I settori sono molteplici, ma se penso all’agricoltura o alla formazione sono davvero molte le iniziative che potrebbero portare benefici anche sul nostro territorio».
Certo che preparare nel nord Africa operai e tecnici che servono alle nostre imprese non renderà felici i vannacciani, che sono in crescita. Come vive FdI questa «concorrenza» a destra?
«Sono convintamente di destra e in questi anni sono orgoglioso di aver appoggiato un governo che ha combattuto l’immigrazione clandestina. E lo dico con i numeri, non con gli slogan. Gli sbarchi sulle nostre coste quest’anno sono stati poco più di 16mila contro i 37mila dello stesso periodo del 2025: meno della metà. I rimpatri sono cresciuti di circa un terzo: oltre cinquemila. Nessun governo prima aveva ottenuto risultati di questa portata. Chi promette “scorciatoie” ha il dovere di spiegare agli italiani come si applicano. Governare l’immigrazione significa accordi bilaterali, voli di rimpatrio, cooperazione con i Paesi di origine».
Veniamo alle nostre imprese, che non trovano manodopera.
«Sappiamo bene che il know how delle imprese bresciane può far scuola in ogni parte del mondo. E una preparazione qualificata in loco potrebbe essere una risposta alla carenza di personale specializzato nelle nostre aziende. Per darle un’idea: nelle scorse settimane sono stato in una delle aziende manifatturiere più all’avanguardia della nostra provincia (la Ghial di Calvisano, ndr) e ho scoperto che il 52% dei lavoratori non è di origine italiana. Faccia un po’ lei».
Mi sta dicendo che senza l’apporto degli stranieri il sistema Brescia non regge. Deduco che FdI è contraria al concetto di remigrazione.
«Io faccio questo ragionamento: chi entra illegalmente in Italia non ha titolo a restare e va rimpatriato. Chi invece è entrato regolarmente, lavora, paga le tasse e rispetta le nostre leggi è una persona che contribuisce al Paese, e le imprese bresciane lo sanno. Viviamo un momento storico di estrema difficoltà e credo che tutti debbano fare un salto di qualità per affrontare le sfide di oggi e di domani. Non c’è spazio per la demagogia di chi, negli anni scorsi, ha aperto le porte a tutti in modo incondizionato e di chi, oggi, lascia intendere che esistano soluzioni immediate a un fenomeno strutturale».
Perché non rivedere a questo punto la Bossi-Fini e le quote d’ingresso?
«La Bossi-Fini è del 2002 e nei vent’anni successivi i governi di ogni colore politico non hanno mai messo in discussione il principio che lega il permesso di soggiorno al contratto di lavoro. Il Governo Meloni si è limitato a regolare i flussi attraverso decreti ad hoc e a inasprire la lotta ai trafficanti attraverso un provvedimento come il decreto Cutro. Una linea politica che di fatto viene applicata in tutta Europa».
Nelle discussioni ferragostane dei bresciani non credo ci sia al primo punto la remigrazione ma il caro carburanti che sta penalizzando molti settori, dall’agricoltura all’industria.
«Anche qui evitiamo la demagogia. Il costo dei carburanti è in linea con quello dei grandi Paesi dell’Europa continentale. Nelle rilevazioni di questi giorni un litro di gasolio in Francia e in Germania costa circa il 5% in più che da noi, nei Paesi Bassi il 15% in più. Con il decreto del 27 luglio abbiamo introdotto uno sconto di 17 centesimi al litro sul gasolio, che il Consiglio dei ministri del 4 agosto ha prorogato fino al 25 agosto, insieme al credito d’imposta per l’autotrasporto e all’estensione al comparto agricolo. Sono misure temporanee, ma rientrano in un più ampio piano del governo che, nonostante la crisi mediorientale, vuole diversificare il più possibile gli approvvigionamenti per poter finalmente abbassare il costo dell’energia a famiglie e imprese».
Tra un anno si vota per le Politiche. Sarà ricandidato? Chi insieme a lei?
«La fine naturale della legislatura è nell’autunno del 2027 e fino a quel momento c’è tempo per fare tutte le considerazioni del caso. Io mi metto a disposizione del Partito».
Tema Loggia: il centrodestra non ha un candidato da opporre a Castelletti ma Forza Italia e Brescia Civica invocano la candidatura di un civico.
«Fratelli d’Italia è saldamente il primo partito anche a livello provinciale ed è logico e naturale che voglia opzionare alcune candidature. In Loggia ci sono figure che possono assolutamente ambire a quel ruolo, e lo dico senza alcun timore. Tuttavia, in una fase come questa non si può escludere nulla e l’idea di valutare un profilo civico non mi pare per nulla folle. Basti guardare a Venezia. Una candidatura civica sostenuta dal centrodestra, con una lista personale sopra il 30 per cento e la vittoria al primo turno contro tutti i pronostici. È una lezione di cui tenere conto».
Sicuro che tutti la pensino come lei dentro al partito? Si ha la sensazione che restino nette le due correnti.
«Guardi, non le chiamerei correnti, perché siamo tutti uniti nel sostegno a Giorgia Meloni. Dopodiché è del tutto fisiologico che in una forza politica che è diventata la prima della Nazione ci siano sensibilità diverse. Al di là delle candidature, sulle quali avremo modo di confrontarci, io credo che alla vigilia di tante sfide elettorali anche Fratelli d’Italia a Brescia possa e debba fare un salto di qualità in termini di organizzazione, coinvolgimento degli amministratori locali e valorizzazione delle competenze. Ne abbiamo tutte le potenzialità e dobbiamo lavorare tutti in questa direzione».
Alle Regionali riuscirete a candidare Fidanza, o la Lega non ve lo permetterà?
«Come noto c’è un patto tra Meloni e Salvini e Fratelli d’Italia è pronta ad assumersi le proprie responsabilità. Fidanza ora è impegnato a Bruxelles, dove sta facendo un ottimo lavoro per le imprese lombarde, dall’industria all’agricoltura, ed è ancora troppo presto per ragionare di nomi». pgorlani@corriere.it
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