Migranti, vertice Ue d’urgenza su Ceuta. Accolta la richiesta di Meloni
Politicadi Sara Gandolfi La lettera ai vertici dell'Unione europea di Italia e Danimarca firmata da altri 20 Paesi. Il premier spagnolo: egoismi I ministri degli Interni e della Giustizia dei 27 si riuniranno martedì 4 agosto, in videoconferenza, per cercare una «risposta unitaria» alla crisi migratoria, dopo i fatti di Ceuta. Il fronte comune dell’Europa, per ora, non c’è. Di solidarietà, manco a parlarne. Il rischio, piuttosto, è quello di una crisi diplomatica che segue solo in parte le demarcazioni ideologiche dell’Ue. Ben 20 Paesi, sabato, si sono accodati all’iniziativa promossa dalla presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, e dalla sua omologa danese, la socialdemocratica Mette Frederiksen: una lettera indirizzata al presidente del Consiglio europeo, António Costa, alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e al presidente di turno del Consiglio dell’Ue, Micheál Martin, in cui si chiedeva una riunione urgente, perché «abbiamo il dovere di scoraggiare efficacemente e combattere senza sosta la migrazione illegale». Tra le righe, una stoccata, seppure indiretta, al governo di Madrid, allorché si citano «politiche che possono fungere da fattori di attrazione, come la regolarizzazione di un numero molto elevato di migranti irregolari». I 22 parlano di «sostegno alla Spagna» e di «cooperazione dell’Ue con il Marocco», ma anche della possibilità di reintrodurre «controlli temporanei alle frontiere interne». Ovvero, la sospensione del Trattato di Schengen, come già deciso per un mese dall’«apripista» Giorgia Meloni. Grandi assenti, le firme di Francia e Portogallo che pure condividono con la Spagna frontiere lunghe centinaia di chilometri. Su X, Emmanuel Macron ha piuttosto ribadito la sua solidarietà al Paese confinante e all’«azione congiunta di lotta contro l’immigrazione clandestina». Anche il premier socialista spagnolo, Pedro Sánchez, prima di volare a Lanzarote per le sue (lunghe) ferie estive, ha sollecitato una riunione dei 27 e una «risposta comune» alla crisi, ma nella sua lettera a von der Leyen stigmatizza soprattutto la «reazione egoistica, polarizzante e illegale di alcuni partner europei» (leggi Italia, Finlandia e Danimarca, anche se non citati espressamente), che «hanno scelto di attaccare la Spagna e di chiederne l’esclusione temporanea dall’area Schengen». E poi, durissimo: «Un simile atteggiamento — alimentato da pregiudizi, notizie false, ignoranza o interessi politici — non solo è contrario al diritto europeo, al diritto umanitario e ai principi di solidarietà che ci uniscono. Ciò è inoltre contrario agli interessi a lungo termine dell’Europa». Il duello Sánchez-Meloni (o sinistra e destra che dir si voglia) sfiora lo scontro frontale, allorché il premier socialista ricorda che «la Spagna, secondo Frontex, ha uno dei confini esterni meno permeabili dell’Unione europea, con un numero di ingressi irregolari pari alla metà di quello registrato, ad esempio, in Italia negli ultimi anni (2021-2026)». Il Marocco non poteva scegliere un momento politico migliore per lanciare, a ondate di poveri migranti, la sua (ennesima) guerra ibrida alla Spagna, riuscendo stavolta a coinvolgere quasi tutta l’Europa. Adesso toccherà anche a Bruxelles trattare con il regno di Muhammad VI per il controllo delle sue frontiere di mare. Con l’auspicio, come scrive su X von der Leyen, che l’Ue possa «imparare dalle esperienze passate per migliorare la nostra resilienza europea». Evitando, magari, i ricatti di leader autocrati. Nota a margine: anche la presidente della Commissione europea ha confermato che «nessuna persona ha raggiunto la Spagna continentale o il resto dell’Ue» da Ceuta.

