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Giorgia Meloni e la pazienza «al limite»: il rischio caduta per il governo e le elezioni anticipate ad aprile
POLITICALa premier vuole le preferenze e avverte Tajani e Salvini: solo i vigliacchi non parlano. La legge elettorale e i sondaggi in risalita. Ma Il voto con fiducia alla Camera farebbe cadere il governo in caso di sconfitta. E Vannacci accusa la Lega
La pazienza di Giorgia Meloni «è ormai al limite». E c’è già una data per le elezioni anticipate: il 4 aprile. I destinatari dell’avvertimento sono Antonio Tajani e Matteo Salvini. «Per una persona che si nasconde dietro il voto segreto e non ha il coraggio di dire la sua contrarietà su un provvedimento che, ripeto, è stato vagliato dai partiti di maggioranza non trovo altre definizioni se non questa: un vigliacco», dice Francesco Filini, responsabile del programma di Fratelli d’Italia. Mentre il vannacciano Edoardo Ziello accusa la Lega e annuncia: «Se la premier vuole vincere di nuovo le elezioni deve trattare con il generale». E il partito di Giorgia valuta seriamente di ripresentare le preferenze con un emendamento: il testo tornerebbe alla Camera, ma per un voto secco e che sarebbe certamente «con fiducia». E nel caso di sconfitta farebbe cadere il governo.
La legge elettorale, le preferenze, le elezioni anticipate
È il Corriere della Sera a raccontare che la prima domenica di aprile, il 4, potrebbe essere quella giusta per andare al voto. Con o senza nuova legge elettorale. Ma, è il ragionamento che si fa a Palazzo Chigi, l’alleanza del 2022 non c’è più. Anzi, quello dell’emendamento sulle preferenze, spiega uno dei massimi dirigenti di FdI, sarebbe stato un esperimento: «Giorgia in realtà ha voluto arrivare fino al punto di rottura della maggioranza senza andare oltre. Perché se le preferenze fossero passate, la legge sarebbe stata poi affossata nel voto finale. E sarebbe stato un disastro».
I sondaggi
Invece, è il ragionamento, «con la sfida sulle preferenze Giorgia ha rovesciato l’accusa delle opposizioni di volersi occupare dei temi di Palazzo. E affermando la volontà di restituire ai cittadini il diritto di scegliersi il rappresentante in Parlamento, è stata mediaticamente efficace». La mossa, dicono i primi sondaggi, sarebbe stata apprezzata dall’elettorato. Anche se lo Stabilicum senza le preferenze potrebbe venire affossato dalla Corte Costituzionale. Meloni ha preannunciato che la Legge di Stabilità avrà una funzione deterrente con la «Lega del Nord» e con la «Forza Italia tendenza Marina». Sulla primogenita di Berlusconi si stagliano i sospetti dei Fratelli. Sul voto ad aprile però c’è l’ostacolo Mattarella: «Siamo sicuri che il capo dello Stato concederà a Meloni il voto per le Politiche senza farglielo accorpare con il voto delle Amministrative?»
La pazienza al limite
Ma la pazienza di Meloni «è al limite», come ha spiegato ai due vicepremier. Anche oggi, per decisione di Lorenzo Fontana, si voterà a scrutinio segreto. Mentre Repubblica fa notare che la data per maturare la pensione, per i parlamentari, scatta il 14 aprile. Il voto con fiducia alla Camera farebbe cadere il governo in caso di sconfitta. Sulla legge elettorale qualcuno vorrebbe accelerare, votare prima della pausa. Ma i più spingono per rallentare, aspettare ottobre. Anche per non regalare tempo alla Corte costituzionale, che potrebbe impallinare la nuova legge.
FdI e la riflessione
Intanto Francesco Filini, responsabile nazionale del programma di FdI, dice a Repubblica che la vigliaccheria potrebbe portare a rischi per la legislatura: «Noi abbiamo sempre detto di voler terminare la legislatura, perché abbiamo ancora tanti provvedimenti da realizzare, e questo governo gode del sostegno dei cittadini. Però è ovvio che bisogna essere uniti e compatti fino alla fine». Filini se la prende con «alcuni singoli parlamentari, che si sono nascosti dietro al voto segreto, chiesto vergognosamente dalle opposizioni visto che c’era in ballo il ritorno delle preferenze, si sono mossi nell’ombra senza avere il coraggio di dichiarare la propria contrarietà. Questo è stato l’unico incidente parlamentare in 4 anni di legislatura, avvenuto solo grazie al voto segreto».
Il Senato
E sulla strategia di votare al Senato senza segreti per ora è attendista: «Intanto portiamo a casa al Montecitorio la riforma elettorale, che è fatta per dare trasparenza e rispetto al voto dei cittadini italiani, dopodiché ragioneremo sul da farsi e se intervenire in Senato per correggere questo inciampo parlamentare sulle preferenze». Intanto Edoardo Ziello, responsabile organizzazione di Futuro Nazionale e autore dell’emendamento sulle preferenze bocciato ieri alla Camera, nega che sia nata una nuova maggioranza a destra: «Ma no. Non ci sono trattative o interlocuzioni tra noi e FdI. Glielo ripeto, hanno paura di essere scavalcati da noi su vari temi, compresa la sicurezza».
Poi annuncia: «Vannacci ci aveva dato indicazione di votare comunque sì, anche se quell’emendamento meticcio non era certo il massimo, con quei capilista bloccati. Chi ha tradito sono altri partiti. Come la Lega, sovranista solo a parole». L’obiettivo è il Carroccio: «I traditori sono quelli che votano contro Meloni nello scrutinio segreto, ma che le votano la fiducia. Dovrebbe guardarsi da quelli che non mantengono le promesse fatte in campagna elettorale».
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