Maxi rissa al porticciolo di Salerno tra CasaPound e antifascisti
SalernoChi le ha date, chi le ha prese, chi ha cominciato e chi si è solo difeso lo stabiliranno le indagini della Digos che ha già raccolto tutto il materiale video ed alcune testimonianze dopo un primo intervento dei militari dell’Arma accorsi al porticciolo, nella serata tra mercoledì e giovedì, per una grossa rissa avvenuta tra esponenti di CasaPound e un nutrito ed eterogeneo gruppo di militanti anti-fascisti. APPROFONDIMENTI Terremoto in Venezuela, il racconto di Vincenzo Lambiase: «È stato terribile, una catastrofe» Montecorvino Pugliano, autocarro in fiamme: stava trasportando elettrodomestici Elodie: vacanza in Cilento con Franceska Nuredini La data da cerchiare - in blu, meglio non scomodare il rosso e il nero - sul calendario è il 7 luglio: anniversario della morte di Carlo Falvella che, ogni anno, diventa momento di scontro tra detrattori ed estimatori della figura dello studente, vicepresidente del Fuan di Salerno (l’organizzazione universitaria del Msi) ucciso a via Velia il 7 luglio del 1972 da un anarchico nell’ambito dei frequenti scontri degli allora militanti di destra e di sinistra. Ma quest’anno i toni sono più alti del solito, lo sanno anche le forze dell’ordine che stanno facendo valutazioni sulla gestione dell’ordine pubblico di quella giornata quando, alle 16.30 al Salone dei Marmi del Comune di Salerno, si presenterà “E me ne vanto - La storia di Carlo Falvella” di Tony Fabrizio e alle 20.00 una fiaccolata di CasaPound lo ricorderà in piazza Vittorio Veneto. Il fronte antifascista salernitano annuncia contro-mobilitazioni. Rissa a Salerno: attivisti di Casa Pound e antifascisti si scontrano a Pastena È in questo clima caldissimo, che riporta Salerno indietro fino agli anni Settanta, con tutti i rischi che ne derivano, che devono inquadrarsi le violenze del porticciolo. Della rissa che ha scosso Pastena ed è rimbalzata prepotente sul web, ci sono due versioni opposte. Entrambe le “fazioni” dicono di essere state aggredite e di essersi limitate a rispondere alla violenza. Entrambe le fazioni sostenevano di essere in inferiorità numerica rispetto agli aggressori. Nei video acquisiti dalla Digos si vedono distintamente sia magliette nere che magliette colorate. Il dato oggettivo è uno: il porticciolo è frequentato abitualmente da attivisti di sinistra anti-fascisti e, sebbene l’affissione di un manifesto commemorativo (l’invito alla fiaccolata per Falvella) non sia un reato, è potuta apparire come una provocazione ed era facilmente prevedibile che avrebbe surriscaldato gli animi. Come accade per ogni rissa da strada - anche se quelle politiche, non si capisce bene per quale motivo, si ammantano sempre di una incomprensibile “nobiltà” garantita dall’ideologia - nessuno si è fatto refertare e nessuno ha denunciato. Per il momento, almeno. Ma la Digos è al lavoro e presto potrebbero esserci importanti sviluppi. «Ci teniamo a chiarire - scrive CasaPound Campania - che si è trattato di un tentativo di agguato fallito da parte della sinistra antagonista ad alcuni nostri militanti impegnati nell’affissione di manifesti dedicati a Carlo Falvella. Un tentativo di imboscata in superiorità numerica con tanto di martelli, mazze e pietre sventato dalla pronta reazione dei nostri militanti che hanno respinto gli antifascisti che, all’arrivo della polizia da loro stessi allertata, sono scappati dileguandosi impunemente». Precisando che continueranno «a svolgere l’attività politica senza lasciarci intimidire da nessuno». Gli attivisti, i volontari e i cittadini del Porticciolo di Pastena, invece, forniscono una ricostruzione opposta parlando apertamente di «aggressione fascista». Erano «impegnati nei preparativi di Sporticciolo, l’iniziativa sportiva rivolta a grandi e piccoli che si terrà nel prossimo fine settimana» quando hanno notato «un gruppo di individui che, con un evidente atteggiamento squadrista e armati di cazzottiere, cinghie e altri oggetti contundenti, bloccava l’ingresso del Porticciolo. Avvicinatici per comprendere cosa stesse accadendo, siamo stati prima provocati e poi aggrediti, al grido di “Carica”». «Quanto accaduto - precisano - non è un episodio isolato, ma si inserisce in un clima che da anni si ripresenta puntualmente a Salerno in occasione del 7 luglio. Non possiamo accettare che gruppi neofascisti tentino di imporre la propria presenza attraverso la violenza e la paura. Il Porticciolo appartiene a chi lo vive quotidianamente. Non permetteremo - concludono - che chi diffonde odio e pratica la violenza possa intimidire una comunità che ogni giorno sceglie la solidarietà, la partecipazione e l’inclusione». Così Memoria in Movimento: «Ogni anno siamo costretti a registrare tali vili atti di squadrismo ai danni degli attivisti e delle attiviste antifascisti. Ma quest’anno hanno alzato decisamente il “livello”. Forse perché si sentono garantiti sia per la fase storica e politica che il nostro paese sta attraversando, sia per una sorte di “legittimità” istituzionale ricevuta dalla concessione del Salone dei Marmi per la presentazione di un libro edito dalla loro casa editrice». Il Movimento chiede che la concessione dello spazio venga revocata: «La concessione di uno spazio istituzionale, che tra l’altro ha visto e registrato le prime riunioni del primo governo libero dal nazifascismo, è un ulteriore atto di “normalizzazione” dei movimenti neo fascisti». Analoga richiesta è stata espressa anche dal Comitato 25 Aprile: «Quest’anno - si legge in una nota - la gravità della situazione supera il livello di guardia. Si tratta di un’operazione di aperto revisionismo storico, tesa a sdoganare sigle neofasciste come CasaPound appunto, offrendo loro una sponda istituzionale inaccettabile. Siamo ben oltre la normalizzazione del fascismo». Al coro si sono aggiunti anche i consiglieri comunali Lanocita, Russolillo, Amendola e Avella che hanno scritto direttamente al sindaco De Luca: «Ci sono luoghi che hanno una memoria che deve essere rispettata. E il Salone dei Marmi di Palazzo di Città è un luogo simbolo dell’Italia liberata. Un ente ha il dovere istituzionale di valutare a chi vengono concessi gli spazi pubblici. Che non sono contenitori neutri ma custodiscono una storia, rappresentano una comunità, trasmettono valori». Anche Eugenio Gammaldi, esponente di Avs e già candidato al consiglio comunale aveva lanciato l’allarme: «La maggioranza sia coerente con gli ideali che afferma avere: non permetta ai fascisti di infangare la nostra storia, non permetta loro di entrare».

