Impariamo a riparare la democrazia
OpinioniNel 2008 il premio Nobel per la letteratura Orham Pamuk pubblica “Il museo dell’innocenza”, che è una storia di amore e una storia degli oggetti collezionati da Kemal per venerare la sua Füsun: dai pettini che conservano il suo profumo ai 4213 mozziconi di sigarette che ha fumato. Per la cronaca, Pamuk ha realizzato a Istanbul anche la versione fisica del romanzo: sulla scala è riportato l’incipit del libro, «Era l’istante più felice della mia vita, e non me ne rendevo conto». Sono passati molti anni da quando gli oggetti si conservavano e tramandavano e fornivano a romanzieri e studiosi preziosi indizi sullo spirito dell’epoca, ed è fin troppo facile sottolineare che oggi le cose, come le chiamò Georges Perec nel romanzo omonimo, hanno vita breve. Ancora negli anni ‘90, sociologi come Fulvio Carmagnola e Mauro Ferraresi, in “Merci di culto”, parlavano di “animadvertere”, una sintesi tra la parola “anima” e la parola “advertising”, per sostenere che anche la merce esprimeva un sentimento del tempo e che, come la mente cartesiana, «immagina anche, e sente». La vecchia Vespa è merce di culto, insomma, perché esprime una felicità di ieri, vera o fabbricata molto bene, come le foto d’infanzia dei replicanti di “Blade Runner” e come la vita antecedente del giocattolo Woody in “Toy story 2”. Ora, con la direttiva della Ue – che teoricamente doveva essere già stata recepita – , gli oggetti possono sperare di non morire giovani, dal momento che, in soldoni, se qualcosa si rompe il produttore deve ripararlo, anche al di fuori della garanzia. In altre parole, si cerca di contrastare la diffusione di merci che durano poco per obbligare i consumatori a comprarne di nuove. Ovviamente il modo in cui la direttiva verrà recepita è tutto da verificare: ma non farà male sognare un po’, e immaginare un mondo in cui non gli oggetti, ma le decisioni sbagliate, i comportamenti tossici, i pozzi avvelenati possano essere a loro volta riparati, magari nel momento giusto e non con i tempi del ministro Nordio quando deve prendere posizione su Almasri. Il riconoscimento facciale preventivo (che si attiva, ricordiamolo, senza che siano stati commessi reati, basta partecipare a una manifestazione)? Abbiamo scherzato, non siamo mica in un romanzo di Atwood. Il divieto non solo di campeggiare ma di entrare “in forma organizzata”, a piedi, nei sentieri vicino ai cantieri Tav? Ma non diciamo sciocchezze, ci eravamo dimenticati dell’articolo 17 della Costituzione sul diritto dei cittadini a riunirsi pacificamente. La rapidità con cui si invoca la sospensione del trattato di Schengen dopo che migliaia di ragazzini rischiano la vita per aggirare a nuoto una frontiera? Un colpo di calore, rispettiamo la legge di Zeus, noi. Dal momento che non sarà così facile, ci si può consolare con la cosa preziosa di oggi, che ci racconta come alcuni oggetti possano attraversare i secoli e riprendere vita: è “Il profumo degli dei,” di Silvia Ferrara e Laura Bellinato, esce per il Mulino e illustra come una tavoletta d’argilla di 3500 anni fa abbia riportato alla luce un profumo grazie alle istruzioni vergate da chissà quale mano. Olio, coriandolo, cipero, rosa, salvia, miele, vino per aspirare la fragranza (e quel momento di felicità di cui parla Pamuk) dell’antica civiltà micenea e per ristabilire «per alchimia un contatto diretto con esseri distanti migliaia di anni». E magari, chissà, ripensare con altri occhi a quelli che sono vicini a noi, nel tempo e nello spazio.

