Quattro anni dalla tragedia della Marmolada: il crollo del seracco che uccise 11 alpinisti
cronacaIl 3 luglio 2022, alle 13.43, il silenzio della Marmolada fu spezzato dal crollo di un enorme seracco sotto Punta Rocca, a oltre 3.300 metri di quota. In pochi secondi una massa di circa 64 mila metri cubi di ghiaccio, neve e detriti precipitò lungo il versante nord, trasformandosi in una valanga che raggiunse velocità comprese tra gli 80 e i 300 chilometri orari e investì le cordate impegnate sulla via normale verso Punta Penia. Morirono undici persone, nove italiane e due ceche, mentre altre otto rimasero ferite. Fu il più grave incidente mai avvenuto sul ghiacciaio più esteso delle Dolomiti e uno dei più drammatici della storia recente dell'alpinismo italiano. La ricostruzione della tragedia Quel fine settimana era stato segnato da un'ondata di caldo eccezionale. Sulla vetta della Marmolada erano state registrate temperature superiori ai 10 gradi, un valore anomalo per oltre 3.300 metri di quota. Nei giorni precedenti il ghiacciaio aveva mostrato abbondante acqua di fusione, segno di una sofferenza ormai evidente. Crollo sulla Marmolada, la videoricostruzione della tragedia Quando il seracco cedette, la colata percorse centinaia di metri travolgendo gli alpinisti che stavano risalendo l'itinerario più frequentato della montagna. I soccorsi furono immediati: decine di tecnici del Soccorso alpino, vigili del fuoco, Guardia di finanza ed elicotteri raggiunsero la zona, ma le operazioni risultarono estremamente difficili perché il ghiacciaio continuava a essere instabile e il rischio di nuovi distacchi costrinse più volte a sospendere gli interventi. La ricerca dei dispersi proseguì anche con droni dotati di telecamere termiche. Il bilancio definitivo arrivò alcuni giorni dopo: undici vittime e otto feriti. Negli anni successivi la Procura di Trento ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta, ritenendo il crollo imprevedibile. Nel frattempo nuovi studi scientifici hanno ricostruito le condizioni del ghiacciaio, individuando una combinazione di fattori: temperature eccezionalmente elevate, infiltrazioni di acqua di fusione e una rete di fratture interne che avevano portato la massa glaciale in una condizione definita di "equilibrio critico". "Non posso dimenticare quel giorno” Tra chi partecipò ai soccorsi c'era anche don Mario Bravin, sacerdote e volontario dei vigili del fuoco della Val di Fassa. A quattro anni di distanza il ricordo è ancora vivido. “Non posso dimenticare quel giorno. Ha segnato profondamente tutta la comunità”, racconta. “La tragedia ci ha fatto capire quanto la montagna stia cambiando. Oggi servono ancora più esperienza, preparazione e prudenza. Non bisogna mai sottovalutare le condizioni in quota”. Per chi vive queste montagne ogni giorno, il territorio è diverso rispetto a pochi anni fa. Le stagioni sono meno prevedibili, il caldo arriva prima e gli episodi estremi sono sempre più frequenti. Marmolada, un anno dopo: il documentario Un ghiacciaio sempre più fragile Anche quest'anno la Marmolada mostra segni evidenti di sofferenza. Le temperature registrate all'inizio dell'estate sono risultate nettamente superiori alla media storica e la neve accumulata durante l'inverno si è sciolta con settimane di anticipo. Gli esperti sottolineano che il fronte del ghiacciaio è già ampiamente scoperto e che la riserva idrica immagazzinata durante la stagione fredda è inferiore rispetto al passato. La tragedia del 2022 resta così non solo una delle pagine più dolorose dell'alpinismo italiano, ma anche il simbolo di un ambiente alpino che sta cambiando rapidamente e che richiede una nuova cultura della frequentazione della montagna.

