Guerra di mala a Bari, il ruolo delle madri per convincere i figli a lasciare i clan e a «non finire al cimitero»
Bari/Cronacadi Redazione Online Un nuovo spaccato sociale nella lotta tra i clan e che ha portato a due arresti. Le donne si sono «inserite» rivolgendosi alla polizia e tentando la conversione dei figli verso una nuova vita. La Dda: «Un segnale molto importante» «Togliti da questa storia. Ora è andata bene, la prossima volta te ne vai al cimitero. Io ne sono convinta, ed io a piangere al cimitero non ci voglio venire» . A chiederlo disperatamente al figlio, ma senza esiti, è la mamma di Gabriele Muserra, gambizzato la notte del 14 aprile vicino a casa sua, in via Dante, nel cuore del quartiere Libertà di Bari. Un agguato avvenuto pochi giorni dopo quello che aveva portato al ferimento di Antonello Sinibaldi, eseguito con le stesse modalità, il 9 aprile, davanti ad una gaming hall in viale della Repubblica, nel rione Carrassi. Per i due fatti, il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per Antonello Strambelli (detto «Pappagallo»), 33 anni, e Ignazio Raggi, 21. Anche la madre di un arrestato ha allertato la polizia Ma anche dall'altra parte della barricata, quella dei presunti autori degli agguati, si fa largo un'altra crepa, dettata anche questa dall'istinto materno. È il 4 maggio - pochi giorni dopo i due agguati e prima della festa patronale di san Nicola, a Bari - quando proprio la madre di Raggi denuncia alle autorità che suo figlio è bersaglio di minacce di morte. Mostra un post di TikTok che raffigura il giovane e la didascalia: «A San Nicola non penso arrivo, verrò trivellato (crivellato, ndr) prima». Adesso, Raggi e Strambelli sono in carcere per lesioni personali e porto di arma da sparo, reati aggravati dal metodo mafioso. Sarebbero stati loro - secondo la Dda - a sparare alle due vittime nell'ambito di una faida interna al clan Strisciuglio per gestire il mercato della droga a Carrassi. Una «guerra» combattuta per strada dai rampolli della mafia barese che hanno un modus operandi «preoccupante» che porta con sé il «rischio effettivo che anche persone innocenti» possano essere coinvolte in episodi di sangue, spiega il procuratore di Bari, Roberto Rossi. A illustrare il ruolo cruciale di queste madri coraggiose è il procuratore aggiunto e coordinatore della Dda di Bari, Giuseppe Gatti. Si tratta, ha detto, di «un segnale di novità, di un importante cambiamento». Non è un caso, ha spiegato, «che i protagonisti siano le donne, siano le mamme, cioè persone legate da un vincolo di amore e di affetto speciale nei confronti dei propri figli». «Abbiamo dei segnali in cui queste mamme chiedono aiuto - ha concluso - in cui, in qualche modo, cercano di convincere i propri figli a cambiare strada, a capire che la logica mafiosa è una logica di morte, una logica che non ha futuro»
