
Il 28enne italoamericano Luigi Mangione si è dichiarato ufficialmente colpevole dell'omicidio di Brian Thompson, amministratore delegato del colosso assicurativo statunitense UnitedHealthcare. La confessione è avvenuta durante un'udienza convocata a sorpresa dal tribunale federale di Manhattan, su richiesta congiunta della difesa e dell'accusa.
Durante l'udienza, Mangione ha dichiarato testualmente: «Ho sparato al signor Thompson a Manhattan. L’ho fatto sapendo che le mie azioni l’avrebbero messo nella posizione di temere per la sua vita o la sua salute. Sapevo che quello che stavo facendo era illegale». Il giovane ha inoltre ammesso di essersi dichiarato colpevole dei capi d'accusa federali relativi al reato di stalking.
Secondo quanto riportato dalle fonti, l'omicidio è avvenuto il 4 dicembre 2024 fuori da un hotel di Manhattan mentre Thompson si recava a una conferenza per gli investitori. Mangione ha spiegato di aver ottenuto informazioni sulla posizione della vittima spacciandosi per un potenziale investitore.\n
Tra i dettagli emersi durante le dichiarazioni e dalle indagini:
La decisione di ammettere la propria responsabilità a livello federale comporta diverse implicazioni giuridiche:
Il giudice Gregory Carraro ha inoltre stabilito che il processo (per le accuse rimanenti) vedrà una giuria anonima per prevenire possibili influenze esterne derivanti dal fenomeno mediatico nato online attorno alla figura del 28enne.

Mangione ammette di aver ucciso il Ceo Brian Thompson e si dichiara colpevole di stalking
esteri
Mangione si dichiara colpevole dell’omicidio del ceo di UnitedHealthcare: “Ho sparato a Thompson”
/lastampa/esteriLuigi Mangione si è dichiarato colpevole dell'omicidio del ceo UnitedHealthcare Brian Thompson in un'udienza convocata a sorpresa a New York da difesa e accusa nell'ambito del procedimento federale. Se il 28enne non si fosse dichiarato colpevole, avrebbe avuto diritto a un processo pubblico e rapido nel quale l'accusa avrebbe dovuto dimostrarne la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. Mangione è perseguito anche a livello statale. Non è chiaro se questa dichiarazione di colpevolezza avrà un effetto anche su quel procedimento. Il giovane ha detto in aula di «aver sparato al signor Brian Thompson e di averlo ucciso». A pochi metri da lui, i familiari del ceo di UnitedHealthcare, «Sapevo che quello che stavo facendo era illegale», ha ammesso. Il giudice ha fissato a sentenza per il 18 dicembre. Il killer rischia l'ergastolo. L'uomo, riferiscono i media Usa, non ha mostrato alcuna emozione durante l'udienza, ma ha risposto alle domande con chiarezza. Thompson, ceo di UnitedHealthcare, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco su un marciapiede fuori dall'hotel Hilton di New York, sulla 54esima strada West a Manhattan, poco prima dell'alba del 4 dicembre 2024, mentre stava arrivando in hotel per un incontro con gli investitori. Gli investigatori, dopo una caccia all'uomo durata cinque giorni, hanno arrestato Mangione in un McDonald's in Pennsylvania. Rivolgendosi alla corte, Mangione ha raccontato l'aggressione a Thompson e ha detto che dopo anni di forti dolori dovuti a un infortunio alla schiena, aveva rintracciato la sede della conferenza annuale di UnitedHealthCare, in parte sollecitando informazioni dall'azienda fingendosi un investitore. Ha affermato di aver sparato a Thompson con una pistola che aveva stampato in 3D. Il caso ha tenuto a lungo gli Usa con il fiato sospeso e per una fetta di opinione pubblica Mangione è stato visto come una sorta di eroe popolare, un «vendicatore» della frustrazione degli americani nei confronti del sistema sanitario Usa e delle grandi compagnie assicurative. I sostenitori di Mangione si sono spesso radunati fuori dalle aule di tribunale dove erano in corso le udienze. Il ventottenne è accusato di due reati federali: uno di stalking interstatale con conseguente morte, che prevede una pena massima dell'ergastolo, e uno di stalking tramite l'uso di infrastrutture interstatali con conseguente morte. Anche quest'ultimo reato prevede una pena massima dell'ergastolo. Mangione si era dichiarato non colpevole di omicidio in tribunale statale e non è ancora chiaro quale impatto potrebbe avere una dichiarazione di non colpevolezza a livello federale sul caso di omicidio a livello statale che lo vede coinvolto.I suoi avvocati potrebbero chiedere l'archiviazione delle accuse statali per violazione del principio del ne bis in idem, che generalmente impedisce di processare due volte una persona per lo stesso reato. Tuttavia, è probabile che la procura distrettuale di Manhattan si opponga a tale argomentazione, soprattutto perché Mangione deve affrontare accuse diverse a livello federale e statale.

Luigi Mangione al tribunale di New York, si dichiara colpevole per l'omicidio di Brian Thompson
CronacaLuigi Mangione, il 28enne accusato dell'omicidio del ceo di UnitedHealthcare Brian Thompson, si è dichiarato colpevole in un'udienza convocata a sorpresa a New York da difesa e accusa nell'ambito del procedimento federale. Rischia l'ergastolo. Se il 28enne non si fosse dichiarato colpevole, avrebbe avuto diritto a un processo pubblico e rapido nel quale l'accusa avrebbe dovuto dimostrarne la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. Mangione è perseguito anche a livello statale. Non è chiaro se questa dichiarazione di colpevolezza avrà un effetto anche su quel procedimento. Il giudice ha convocato l'udienza per il verdetto il 18 dicembre.
Vendetta contro le assicurazioni, Luigi Mangione confessa: «Sì, ho sparato io al manager Brian Thompson»
Esteridi Matteo Persivale Se il 28enne non si fosse dichiarato colpevole, avrebbe avuto diritto a un processo pubblico e rapido nel quale l'accusa avrebbe dovuto dimostrarne la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio DAL NOSTRO INVIATO NEW YORK – Ha confessato. «Ho sparato a Mr. Thompson a Manhattan. L’ho fatto sapendo che le mie azioni l’avrebbero messo nella posizione di temere per la sua vita o la sua salute. Sapevo che quello che stavo facendo era illegale». E poi, davanti al giudice, ha spiegato di aver sofferto per anni di mal di schiena e di aver viaggiato fino a New York dove si riunivano gli azionisti della compagnia assicurativa United Healthcare «con l’intento di sparare a Brian Thompson», l’amministratore delegato, con una pistola ottenuta tramite stampante 3D. Luigi Mangione questa mattina (pomeriggio in Italia) nel tribunale federale di Lower Manhattan ha ritrattato l’iniziale dichiarazione di non colpevolezza per l’omicidio di Thompson (che ha lasciato una vedova e due orfani) avvenuto il 4 dicembre 2024. La giudice Margaret Garnett ha accettato l’ammissione di colpevolezza su due capi d’imputazione: «stalking da uno stato all'altro con conseguente morte» e «stalking attraverso l'uso di strutture interstatali con conseguente morte». Formalmente non è un patteggiamento, è un ammissione di colpa che comporta, il 18 dicembre, la decisione da parte della corte federale sulla sentenza. Ogni capo d’imputazione prevede l’ergastolo, ma fare previsioni è tecnicamente impossibile a causa delle complicate variabili del caso. La prima domanda, ovvia, è: perché «stalking» (in italiano si tende a associare a «stalking» gli atti criminali di ex partner ossessionati, in America è differente) e non omicidio? Perché normalmente il caso di un uomo assassinato in strada non finirebbe davanti a una corte federale, ma a una corte statale. Però, fin dall’inizio, il ministro della Giustizia di Biden ormai uscente ha aperto il procedimento federale. E, rientrato Trump alla Casa Bianca il mese successivo, la ministra Pam Bondi (cacciata qualche mese fa da Trump per una serie di errori) ha pensato bene di rincarare la dose invece di fare un passo dietro e lasciare che lo Stato di New York se ne occupasse. Fece uno show politico, annunciando che Trump avrebbe usato il pugno di ferro e usato molto più spesso la pena di morte, anche nel caso di Mangione. Problema: per entrare in una corte federale, i pubblici ministeri avevano bisogno di un gancio giurisdizionale: lo stalking, con ricarico di «omicidio con armi da fuoco» per ottenere la pena di morte. Peccato che la giudice Garnett a gennaio di quest’anno ha respinto l’accusa di omicidio, in modo molto molto pignolo ma tecnicamente inattaccabile, lasciando in piedi solo lo stalking (pena massima: ergastolo). Bondi, pessima architetta legale, ha costruito un caso capitale su una colonna portante a rischio. Gli avvocati di Mangione (chapeau) hanno così optato per il colpo di scena di ieri che potrebbe rivelarsi una scelta geniale. Perché? Perché il previsto processo statale adesso è a rischio di cancellazione per il principio della «double jeopardy», il «ne bis in idem» che in America (in regime di common law) proibisce di essere processati due volte per lo stesso reato, tecnicamente aggirabile a volte in altri Stati americani ma che a New York è applicato molto rigidamente (corsi e ricorsi: proprio lìex capo della campagna trumpiana del 2016, Paul Manafort, si avvalse dello stesso principio dopo la condanna federale: per frode, certo, ma conta il principio). E adesso? La giudice (federale) Garnett può tranquilamente scartare l’ergastolo e condannarlo, per dire, a 25 o anche solo 20 anni, con l’85% di riduzione più il tempo già scontato. Il giudice (statale) Gregory Carro che già aveva cestinato il capo d’imputazione di terrorismo incautamente presentatogli, deciderà (da solo, niente giuria) entro fine mese se procedere con il processo statale previsto per l’8 settembre. O se cancellarlo.

NY, Luigi Mangione a processo per omicidio di Brian Thompson, giudice stabilisce giuria anonima: "Rischio influenze esterne"
EsteriLuigi Mangione sarà processato a New York da una giuria anonima. I nomi e i cognomi dei giurati saranno noti solo all’accusa e alla difesa. Una decisione, presa dal giudice Gregory Carro, che racconta qualcosa che va oltre una semplice precauzione processuale: il fenomeno nato in rete intorno al 28enne italoamericano rischia di entrare direttamente nell’aula di tribunale. Mangione è infatti accusato di avere ucciso il 4 dicembre 2024 a Manhattan Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare, uno dei colossi delle assicurazioni sanitarie statunitensi. Il giudice Carro ha ritenuto concreto il rischio di "molestie, intimidazioni o indebite influenze esterne". A preoccupare sono state le intenzioni manifestate online da alcuni sostenitori di Mangione, che avrebbero annunciato di volersi presentare alla selezione dei giurati per cercare di avvicinarli ed influenzarli. Nomi e indirizzi resteranno quindi segreti per pubblico e media. La selezione della giuria inizierà l’8 settembre per il processo statale di New York sull’omicidio di Thompson. Mangione dovrà poi affrontare anche il procedimento federale. Il 28enne si è dichiarato finora non colpevole. L’omicidio di Thompson ha intercettato una rabbia estesa: quella di milioni di americani contro costi, rimborsi negati e storture del sistema delle assicurazioni sanitarie. Mangione è così diventato per alcuni un simbolo, quasi un “giustiziere”. L’hashtag #FreeLuigi ha accompagnato fin dall’inizio questa narrazione. Sui social proliferano community e persone che raccontano persino l’emozione di ricevere dal carcere una risposta a una lettera. Mentre una raccolta fondi a suo sostegno ha raggiunto un milione di dollari. Non è la prima volta che un processo americano diventa uno spettacolo mediatico. Da O.J. Simpson a Michael Jackson in poi ne abbiamo visti molti. Ma stavolta la pressione non nasce solo dalle televisioni, arriva soprattutto dal basso, dalle comunità online, e precede il processo. Tanto da produrre un paradosso: mentre in aula una giuria deve ancora stabilire se Mangione sia colpevole, fuori dal tribunale una parte dell’opinione pubblica sembra aver già emesso il proprio verdetto. Se questa pressione rende necessario persino nascondere l’identità dei giurati, non siamo più davanti soltanto a un fenomeno social. Il confine tra protesta, giustizia e spettacolo è già entrato nel processo.

Luigi Mangione si dichiara colpevole dell'omicidio dell'AD Thompson. «Sapevo che quello che stavo facendo era illegale»
MondoApericena - Newsletter Il punto sui temi di attualità, ogni lunedì Iscriviti e ricevi le notizie via email Luigi Mangione, 28enne di origini italoamericane, si è dichiarato colpevole dell'omicidio di Brian Thompson, l'amministratore delegato del colosso assicurativo UnitedHealthCare, avvenuto a New York il 4 dicembre 2024. Venne arrestato in un fast food ad Altoona, in Pennsylvania, pochi giorni dopo il delitto. Era in possesso di documenti falsi e un manifesto critico verso il sistema sanitario americano. Il processo, che si terrà nel quartiere di Manhattan il prossimo 8 settembre, avrà una giuria anonima. L'attenzione mediatica Il caso ha riacceso il dibattito sul sistema sanitario americano e ha trasformato Mangione in una sorta di “eroe popolare” da parte dei cittadini, esasperati dai costi delle assicurazioni sanitarie. Mangione ad oggi rischia una condanna di ergastolo, sebbene siano state escluse e ridotte alcune delle aggravanti iniziali. Temendo che il processo possa trasformarsi in un circo mediatico, il giudice ha disposto l'anonimato della giuria per evitare pressioni o intimidazioni esterne. Anche le autorità di New York stanno studiano la possibilità di mettere a disposizione una stanza in più per accogliere giornalisti e pubblico interessati al procedimento. Secondo quanto riportano i media americani, Mangione potrebbe dichiararsi colpevole delle accuse federali a suo carico in seguito al raggiungimento di un accordo per un patteggiamento. L'udienza è fissata alle 11 ora locale, le 17 in Italia. Le contestazioni mosse contro Mangione riguardano principalmente i reati di stalking, per cui il giovane rischia l'ergastolo. Mangione si dichiara colpevole Luigi Mangione si è dichiarato colpevole dell'omicidio del CEO di UnitedHealthcare, Brian Thompson in un'udienza convocata a sorpresa a New York. Ora rischia l'ergastolo. Se non si fosse dichiarato colpevole avrebbe avuto diritto a un processo pubblico nel quale l'accusa avrebbe dovuto dimostrarne la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. Mangione è perseguito anche a livello statale. Non è chiaro se questa dichiarazione di colpevolezza avrà un effetto anche su quel procedimento.
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