Fakir, la procura di Bologna: “Altri fatti oltre il video”. Scudo penale per agenti e infermieri
/lastampa/cronacaL’inchiesta sulla morte di Abderrahim Fakir è partita con prudenza. Il procuratore di Bologna, Paolo Guido, ha aperto ieri un fascicolo per «chiarire circostanze e cause del decesso». Ne fanno parte i due poliziotti che domenica hanno eseguito l’arresto e i quattro infermieri che assistevano alla scena. È escluso il passante chiamato a dare una mano. Non è un normale registro degli indagati, ma un’annotazione preliminare. È la seconda volta che la si usa. È una modifica introdotta a febbraio dal decreto sicurezza. I critici l’hanno definita uno «scudo penale» a favore delle forze dell’ordine. Perché, se un possibile reato viene commesso con una causa giustificabile (legittima difesa, uso legittimo delle armi), permette agli inquirenti di fare accertamenti, senza un avviso di garanzia. Il procuratore ha anche precisato che «i fatti sono di più ampi rispetto al video diffuso in rete», che molto sta facendo discutere, anche nella sede regionale della Rai, dove giornalisti e direzione litigano sul modo in cui si doveva dare la notizia. La ricostruzione di quanto accaduto prima del filmato, comunque, resta divisa su due versioni. Nella prima, fonti della Questura spiegano di essere stati chiamati perché un uomo alterato dava in escandescenze. Arrivata la volante, lo trova che danneggiava una macchina e cerca di calmarlo. Davanti alla sua resistenza, però, chiede un intervento medico per una crisi psichiatrica. Poi, usano lo spray al peperoncino per immobilizzarlo. Altri testimoni, invece, dicono che Fakir era agitato, ma inoffensivo. Qui emerge la prima stortura: se la polizia ha chiesto un medico, perché sono arrivati quattro infermieri? Proprio il loro ruolo di spettatori che non colgono i segni di agonia, è uno degli aspetti da verificare. Nel video, si sente uno dei paramedici dire: «Stavo cercando di chiamare la centrale, ma cade la linea costantemente». Tenta e ritenta col telefono, mentre ancora Fakir dà segni di vita. Secondo l’Ausl, gli rispondono alle 12,36. Alle 12,53 arriva il dottore e constata il decesso. Un’altra sequenza ambigua riguarda un oggetto non riconoscibile. Compare nei secondi in cui Fakir smette di lamentarsi. Lo raccoglie uno dei curiosi e lo porge all’unico poliziotto presente in quel momento. L’audio è disturbato, ma sembra che il dialogo sia: «È vostro questo? È dell’altro agente?». E il poliziotto: «Ah, vedi cosa voleva prendere?». Mentre si divincolava, Fakir aveva usato un braccio per cingere la gamba di uno dei poliziotti. Non è chiaro lo scopo, ma siccome era asmatico, forse cercava di prendere un inalatore d’emergenza dalla tasca, e quell’oggetto è proprio il suo “puff”. Intanto, emergono ombre sul passato di uno degli agenti e della vittima. In merito a quest’ultima, il sindacato di polizia Coisp ha denunciato che aveva precedenti per spaccio, evasione, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. In quanto al poliziotto, il rapper bolognese Enrico “Bubu” Abumhere ha raccontato a La Stampa di essere stato «malmenato, insultato e minacciato» una settimana fa da un gruppo di agenti che lo ha fermato di notte. Ha diffuso un video in cui lo si vede subire un fermo concitato. Nessuno dei sette operatori è riconoscibile, ma lui è sicuro «al 100% che il più scorretto nel maltrattarmi, era lo stesso del caso Fakir». L’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi invita a non strumentalizzare: «Non prevalgano l’odio, la violenza, anche verbale e nei social», ma il rispetto e la giustizia».



