“Ecco come dominare l’Ai”. La lezione della scuola Usa
/lastampa/economiaDavanti ad una pizza Napoli nel ristorante “A modo mio” in Virginia, poco fuori Washington, è uno dei ricercatori americani più impegnati sul fronte dell’intelligenza artificiale a rispondere alla domanda che un numero sempre maggiore di genitori e figli si fanno in Europa: per prepararsi a competere con i robot ed a governare l’Ai i ragazzi della nuova generazione devono studiare una nuova materia, il “Prompt Engineering”. Se questo è il tema della conversazione nella pizzeria poco distante da Arlington, dove si trova il cimitero militare più visitato d’America, è perché negli Stati Uniti cresce l’offerta di corsi per insegnare agli studenti a interrogare l’Ai in modo efficace. Sondaggi, studi ed esempi pratici mostrano come i ragazzi stiano già adottando il “Prompt Engineering”, anche per aumentare le proprie possibilità di trovare lavoro, mentre si avvicina a ritmi accelerati la scadenza dell’ “AGI”, l’ “Artificial General Intelligence” che raggiungerà l’uomo. In un crescente numero di scuole americane il “Prompt Engineering” - l’arte di formulare domande e istruzioni all’Ai generativa per ottenere risposte precise anziché generiche - è entrato nell’offerta didattica. Un recente rapporto di IBM Think lo definisce «il nuovo coding»: l’alfabetizzazione digitale che trasforma il modo di comunicare con i modelli linguistici. Ovvero, un’alfabetizzazione del XXI secolo, fatta di pensiero critico, affinamento progressivo e consapevolezza etica, da integrare trasversalmente in tutto il curriculum, dalla matematica alle scienze sociali. A livello liceale esistono corsi online dedicati: Excel Schools propone, ad esempio, un percorso di undici moduli, dal “machine learning” al “prompting” per settore fino alle implicazioni etiche. Nell’istruzione superiore, Lance Cummings della University of North Carolina a Wilmington applica ai prompt gli approcci della scrittura tecnica, ricordando che l’Ai «va compresa da prospettive diverse». Il fenomeno è di dimensioni tali che quasi un terzo dei datori di lavoro cerca ormai neolaureati capaci di usare tale capacità di «fare domande» sul lavoro. Entrando nel dettaglio, governare l’Ai significa soprattutto saperla interrogare bene. Gli esperti indicano alcune tecniche ricorrenti. La prima e fondamentale è «Dare contesto e un ruolo». Invece di «scrivimi un’email», si chiede «sei un responsabile marketing: scrivi un’email a un cliente insoddisfatto, tono professionale ma empatico, massimo 150 parole». Il ruolo assegnato orienta stile e contenuto. Poi c’è «Specificare formato e vincoli». Timothy Montalvo, vicepreside a Westchester, mostra ad esempio come un prompt vago su una lezione di fotosintesi produca risultati generici, mentre chiedere una lezione di 40 minuti per la sesta classe, con attività pratica, supporto per studenti non madrelingua e una domanda di verifica finale, produca un materiale realmente utilizzabile. L’altro metodo-chiave è «Scomporre il problema in passaggi». Per compiti complessi funziona chiedere all’Ai di ragionare «passo dopo passo» prima della risposta finale, riducendo errori logici e rendendo il procedimento verificabile. E ancora. «Iterare e correggere». Il primo risultato raramente è quello definitivo: si affina chiedendo «rendi il tono più formale» o «aggiungi un esempio pratico», trattando il dialogo come una revisione progressiva. Infine, ma non per importanza, «Fornire esempi (few-shot)» ovvero mostrare uno o due esempi del risultato desiderato aiuta il modello a replicarne struttura e tono. In ognuno dei casi indicati, si suggerisce comunque sempre di «Chiedere verifica e fonti». Perché per contenuti fattuali, conviene chiedere da dove derivi un’informazione o quali siano i punti di incertezza, al fine di abituarsi a controllare invece di fidarsi ciecamente. Si tratta, insomma, di una vera e propria disciplina che, sostiene lo studio IBM, si estende alla vera e propria «ingegneria del contesto»: non basta il prompt in sé, conta anche la cronologia della conversazione e l’intento complessivo, elementi che uno studente allenato impara a gestire consapevolmente. Da qui l’interesse da parte di insegnanti come Coral Riley di Pine Lake Preparatory, in North Carolina, che invita i colleghi a formarsi prima di insegnare la materia: i ragazzi sono già a loro agio nel costruire prompt efficaci, ma devono imparare a riconoscerne i limiti e gli errori. I dati descrivono la necessità di un’adozione assai rapida delle policy scolastiche per evitare pericolosi corto circuiti. Per il sondaggio “Lumina Foundation-Gallup 2026” su oltre 3.800 studenti americani più della metà dichiara che il proprio istituto scoraggia o vieta l’Ai, eppure la maggioranza la usa costantemente. Nel Regno Unito, lo “Student Generative Ai Survey” dell’HEPI, condotto su oltre mille universitari, rivela esperienze polarizzate: c’è chi dedica ore a letture e bozze per dedicarsi all’analisi critica ma anche chi teme che l’Ai diventi una stampella intellettuale. Il più recente studio del “British Educational Research Journal” ha misurato l’effetto di un workshop di cento minuti su 27 studenti di Hong Kong: dopo la formazione, comprensione dell’Ai e fiducia nelle proprie capacità sono aumentate significativamente, confermando «l’autoefficacia nell’Ai» perché genera un atteggiamento positivo verso la tecnologia. “ScienceDirect” aggiunge che gli studi sul tema sono quasi raddoppiati tra 2024 e 2025: l’uso reale dipende da abitudine, comodità, aspettativa di beneficio concreto e disponibilità di formazione. Ciò che più conta è che, al di là della tipologia di classe degli studenti, il “prompt engineering” si è trasformato in un vero e proprio biglietto d’ingresso nel mondo del lavoro. Secondo “Glassdoor”, negli Stati Uniti lo stipendio medio di un “prompt engineer” si aggira sui 131.000 dollari l’anno, con punte di quasi 209000 dollari per i profili più esperti. Altre fonti collocano la fascia media tra i 95.000 e i 206.000 dollari, mentre nei grandi laboratori di frontiera come OpenAI, Anthropic e Google DeepMind i pacchetti retributivi complessivi, comprensivi di equity, possono superare i 380mila - 620 mila dollari annui. Non conta però solo il titolo formale: un’analisi della “Prompt Engineer Collective” attesta che il numero di posizioni che richiedono competenze di “prompt engineering” - a prescindere dal ruolo specifico in un settore lavorativo - è triplicato tra il 2024 e il 2026. Anche se il titolo “Prompt Engineer” in senso stretto è diventato meno comune perché sempre più spesso assorbito in ruoli più ampi come “Ai engineer”. È un segnale importante per chi sta scegliendo cosa studiare: la competenza sopravvive e si diffonde anche quando l’etichetta del lavoro cambia. Secondo le previsioni di “Coursera”, il mercato globale della disciplina crescerà a un ritmo del 32,8 per cento l’anno tra il 2024 e il 2030, sospinto dalla diffusione dell’Ai generativa in ogni settore, mentre “Gartner” prevede che entro il 2026 oltre l’80% delle aziende avrà integrato questi strumenti nei propri processi. Per un giovane che si affaccia al mondo del lavoro, questo significa una cosa molto concreta: saper scrivere prompt efficaci non è più un dettaglio tecnico riservato agli specialisti informatici ma una competenza trasversale - come un tempo lo erano l’uso del pacchetto Office o l’inglese commerciale - che aumenta l’occupabilità in settori che vanno dal marketing alla Difesa, dalla Sanità alla Finanza. Chi la padroneggia entra prima e meglio in un mercato del lavoro che sta riscrivendo in tempo reale le proprie mansioni attorno all’intelligenza artificiale. Anche perché le previsioni sull’arrivo dell’intelligenza artificiale generale (AGI) si sono accorciate. Demis Hassabis (DeepMind) indica circa il cinquanta per cento di probabilità del suo debutto entro il 2030, pur ritenendo che «scoperta scientifica e ragionamento creativo restino gli ostacoli più difficili». Gli analisti digitali Adam Khoja e Laura Hiscott (AI Frontiers) puntano sul 2028 ed il tam tam fra i ceo dei principali laboratori indica tempistiche anche più brevi, tra il 2026 e il 2028, mentre gli scettici accademici parlano di un più lontano 2035. Quale che sia la data in cui l’Ai raggiungerà la creatività umana, nessuno dubita sul fatto che è destinata ad avvenire. Da qui il ragionamento di educatori, analisti e datori di lavoro segnato da un’urgenza comune. Se un’Ai capace di eguagliare le competenze umane arriverà entro il decennio, la scuola non ha più il lusso del tempo: insegnare a interrogare, verificare e usare con criterio questi sistemi - invece di subirli o delegare loro il pensiero - è una competenza di sopravvivenza culturale, economica e professionale, alla pari di un tempo di lettura e scrittura. Della quale i giovani avranno sempre più bisogno per essere protagonisti della rivoluzione digitale.

