L'Italia si prepara a modificare per la sesta volta in trent'anni le regole con cui vengono eletti i rappresentanti parlamentari. La Camera dei Deputati ha approvato la nuova riforma, definita Stabilicum (o Melonellum), che sostituirà l'attuale sistema misto noto come Rosatellum. Il provvedimento è stato promosso dalla maggioranza di centrodestra con l'obiettivo dichiarato di garantire la stabilità dei governi.
Il voto in aula di Montecitrio ha visto la vittoria della riforma con 217 favorevoli, 152 contrari e 2 astenuti. Il nuovo sistema introduce un meccanismo di premio di maggioranza per la coalizione, oggetto di intensi dibattiti tecnici e politici.
Il percorso legislativo prevede una fase di sprint parlamentare con scadenze precise:
Tra le modifiche rilevanti si segnalano emendamenti riguardanti le preferenze e il voto dei fuori sede. La riforma è stata definita da alcuni osservatori come un sistema che riscrive le regole del gioco elettorale, sollevando discussioni tra i giuristi sulla sua natura di strumento per la governabilità.
La questione della legge elettorale si inserisce in un panorama politico complesso che include il dibattito sulla finanziaria e le dinamiche di rappresentanza. Parallelamente, il dibattito pubblico è influenzato da casi giudiziari e giornalistici, come quello relativo a Lavitola-Ranucci, che ha sollevato questioni sulle candidature a Premier nel centrosinistra e sulla gestione dei programmi di approfondimento sul servizio pubblico Rai.\ Storicamente, l'Italia è passata dal proporzionale puro della Prima Repubblica a una serie di sistemi misti e correttivi, rendendo la nuova riforma l'ultimo tassello di una lunga sequenza di cambiamenti istituzionali.
L'autunno della politica tra legge elettorale e finanziaria
politica
Legge elettorale e Rai, da settembre lo sprint delle Camere
sitoIl Parlamento è in ferie fino a inizio settembre. Le sedute delle aule riprenderanno il 9, ma gli occhi sono puntati sulle commissioni del Senato che nei primi giorni del prossimo mese dovranno definire la tormentata riforma della legge elettorale, dopo lo sprint impresso da governo e maggioranza all'inizio di agosto. Gli emendamenti in commissione saranno presentati entro il primo settembre, poi il testo sarà all'esame dell'Aula dal 9, con il voto finale entro il 15. L'obiettivo è di chiudere la partita con la terza lettura alla Camera entro la fine del mese. Il nodo della riforma, all'interno del centrodestra, è rappresentato dalla questione delle preferenze, tema su cui gli sherpa della maggioranza hanno raggiunto un'intesa di massima a inizio agosto che dovrà essere tradotta in un emendamento unitario di tutte le forze della coalizione. Un percorso ancora pieno di potenziali ostacoli, tanto che non si esclude il ricorso alla fiducia nell'ultimo passaggio a Montecitorio, dopo il voto a Palazzo Madama che dovrebbe procedere senza intoppi. Sorprese potrebbero esserci invece durante il voto finale alla Camera, dove si potrà chiedere lo scrutinio segreto: passaggio che ha già mandato sotto la maggioranza nella votazione in prima lettura a Montecitorio sulla delicata questione delle preferenze, invisa trasversalmente a molti parlamentari. E un eventuale esito negativo del voto - si ragiona in ambienti di maggioranza e opposizione - non potrebbe non avere effetti sulla coalizione di governo. Superato lo 'scoglio' della legge elettorale, le Camere in autunno dovranno prepararsi al voto sulla riforma della governance Rai e del recepimento del Media freedom act. Un altro passaggio significativo nella corsa verso la chiusura della legislatura che potrebbe finalmente sbloccare l'indicazione dei nuovi nomi per la Vigilanza. In questo quadro, resta il nodo della presidenza dell'ente radiotelevisivo pubblico su cui Forza Italia al momento sembra essere ferma sul nome di Simona Agnes, non gradito alle opposizioni che ne fanno più una questione di metodo (l'imposizione della maggioranza) che di sostanza sulla persona. Alla ripresa dei lavori, diversi saranno i decreti da convertire in tempi rapidi. Tra gli altri, quello sullo svolgimento dei procedimenti civili e penali a seguito del crollo dell'immobile degli uffici giudiziari di Bolzano, le norme sui carburanti e l'ex Ilva (dove molto probabilmente confluirà anche l'ultima proroga sul taglio delle accise varata dal Consiglio dei ministri del 4 agosto e in scadenza il 25), il decreto Campi flegrei. E ancora, il ddl Caccia (sul quale c'è stata una vera e propria battaglia parlamentare a luglio tra maggioranza e opposizione, anche con alcuni mal di pancia di Forza Italia), il ddl sicurezza (dove potrebbero rispuntare le norme sulle intercettazioni, già stralciate dal decreto giustizia dopo forti tensioni nella coalizione di governo), il dl sull'obbligo di compostabilità di alcune tipologie di imballaggi. Fermo da inizio agosto anche il disegno di legge sul cinema che tornerà in Aula della Camera alla ripresa dei lavori. E il 'Coltiva Italia', licenziato da Montecitorio e passato al Senato, dove va approvata anche la delega al governo in materia di energia nucleare sostenibile. Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Legge elettorale, raggiunta l'intesa nel centrodestra
Politica
POST-IT | Il caso Lavitola-Ranucci, l’invenzione dei candidati Premier e la legge elettorale
PoliticaC'è un risvolto del caso Lavitola-Ranucci che merita un approfondimento: le possibili candidature a Premier nel centrosinistra Come il caso Minetti, anche il caso Lavitola-Ranucci è composto nei fatti da più casi. Il primo avvolge l’attentato subito lo scorso ottobre dal conduttore di Report, di cui il faccendiere appena arrestato si è dichiarato mandante. Se ne stanno occupando i magistrati romani. Un secondo caso riguarda i comportamenti di Ranucci come gestore di un programma di approfondimento giornalistico sul servizio pubblico tv. Se ne sta occupando la Rai: il cui comitato etico ha già espresso censure nette. MANOVRA ED ELEZIONI 2027 | La sfida Meloni-Schlein su tasse e salari dimentica il nodo delle risorse Su un terzo versante è spiccata la presenza allo stesso tavolo di Lavitola e Ranucci dell’ex direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli e del direttore ad interim di Repubblica Stefano Cappellini. Entrambi hanno deciso di occuparsene in prima persona sulle rispettive testate (scelta indubbiamente apprezzabile, anzitutto di rispetto verso i lettori e i colleghi). Salvini contro Vannacci: “niente moschea Milano senza accordo Stato-Islam” | “Sicurezza, no a rastrellamenti” Un quarto aspetto singolo – più strettamente politico – pare rimasto finora in relativa penombra: il tentativo di costruire attorno a Ranucci una candidatura a Premier al prossimo voto politico, alla testa dell’opposizione di centrosinistra. Era questa la prospettiva del controverso sondaggio preparato da Lavitola, occupato a lanciare un “mister X” che poi si è rivelato essere lo stesso Ranucci. La suggestione originaria sarebbe nata da “un istituto americano”, ha riferito Cappellini (dal canto suo apertamente scettico della versione di Lavitola). Chi, come e perché abbia effettivamente pensato al conduttore di Report come competitore diretto di Giorgia Meloni è tema di sicuro rilievo: lo sarà prevedibilmente anche per gli inquirenti nel prosieguo della loro indagine giudiziaria, assieme al grado di condivisione dall’ipotesi politica da parte dello stesso Ranucci. Il risvolto appare fra l’altro gemello del grado di conoscenza o consapevolezza di Ranucci riguardo l’attentato. Sondaggi politici 2026 sul ballottaggio | Centrodestra senza Vannacci batte Schlein: Sinistra vince con Conte L’affaire Ranucci Premier sembra d’altronde porre interrogativi politici più generali su uno sfondo stringente: quello della legge elettorale, principale tema d’agenda della ripresa imminente. Sarebbe fuorviante giudicare la tentata invenzione di Ranucci come un bizzarro unicum. Mieli stesso, nell’intervista rilasciata al suo Corriere, non ha mancato di notare che quando Lavitola gli ha accennato ai sondaggi su “mister X” il suo pensiero immediato è andato al Procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri: star – su La7 – dell’ultima campagna referendaria per il No alla riforma della giustizia. Sembrano poter difficilmente sfuggire al format dell’invenzione a tavolino due altri nomi dell’attualità pre-elettorale: il Sindaco di Genova Silvia Salis e lo stesso generale Roberto Vannacci (quest’ultimo oggetto di sondaggi martellanti, invariabilmente ottimistici). In campo da un anno come pre-candidato cattodem a “federare” l’opposizione è anche l’ex direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, privo di ogni background politico. In attesa che una nuova legge elettorale ridefinisca i modi con cui gli italiani sceglieranno il loro prossimo Premier, a pochi mesi dal voto non sembra inutile vagliare con la categoria dell’invenzione la serie storica recente dei Premier. Negli ultimi quindici anni appare difficile non definire “inventati” due inquilini importanti di palazzo Chigi: Matteo Renzi e Giuseppe Conte. Entrambi, anzitutto, sono stati designati Premier senza mai essere stati eletti parlamentari prima. Rammentarne in dettaglio i percorsi – prima e dopo l’esperienza a capo del Governo – è ormai ripetitivo. Resta il fatto che entrambi sono in campo oggi, con posture diverse, come aspiranti candidati premier per l’opposizione. Le chance di Renzi paiono vincolate a una netta svolta anti-bipolarista della legge elettorale in cantiere. Quelle di Conte sembrano invece agganciate all’onda lunga del ribaltone 2019: quando un Quirinale in forte proiezione semipresidenzialista ricompose con logica proporzionalista e trasformista una maggioranza fra due partiti sconfitti rispettivamente nel giro di un anno a un voto politico e a un voto europeo. La nuova legge elettorale – soggetta alla promulga del Quirinale e all’eventuale scrutinio della Consulta – può creare condizioni più o meno favorevoli a future crisi extraparlamentari come quella pilotata da Giorgio Napolitano s beneficio di Renzi; oppure di nuovi ribaltoni come quello fra Conte Primo e Secondo. “Diversamente inventati” – sotto il profilo istituzionale – sono stati i tecnici Mario Draghi e prima di lui Mario Monti. Quest’ultimo è stato protagonista – dopo l’invenzione originaria da parte del Quirinale – di una successiva “auto-re-invenzione”: da Premier tecnico rivestito dal laticlavio a vita a leader politico e candidato Premier. Sarebbe invece oggettivamente scorretto parlare di invenzione per la Premier in carica, già virtualmente ricandidata. Nel 2022 Meloni ha prevalso venendo eletta per la quinta volta consecutiva alla Camera, come capofila della coalizione di centrodestra, dopo essere stata il più giovane ministro della storia repubblicana. Fra due settimane diventerà la Premier più longeva, in carica per una legislatura piena. A palazzo Chigi non è entrato da “inventato” neppure Matteo Salvini: Vicepremier a valle del voto 2018 e poi di quello 2022; eletto in Parlamento nel 2008 e nel 2013 e all’Europarlamento per tre legislature. Prima di loro, a guidare il centrodestra a tre vittorie elettorali è stato Silvio Berlusconi: sulla cui “auto-invenzione” nel 1994 – poi di esito epocale per l’Italia democratica – è lecito e forse addirittura opportuno ragionare, ormai in chiave storica. Nei fatti significherebbe trarre consuntivi su come è stato governato il Paese nella Seconda Repubblica. Assieme a Berlusconi andrebbero giudicati principalmente Romano Prodi, Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella per il centrosinistra; con loro la lunga traiettoria tecno-politica di Draghi e l’altrettanto complesso avvento grillino. Nel centrodestra meriterebbe attenzione il ruolo di Umberto Bossi prima di esaminare quello della generazione successiva rappresentata da Meloni e Salvini. In una democrazia sana e funzionante gli italiani voterebbero nel 2027 su questo. E anzitutto non candidati Premier inventati. — — — — Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente. SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI
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