CAOS LEGGE ELETTORALE | La “palude” e l’eterno ritorno della maggioranza-Nazareno
PoliticaL'asse tra Pd e Forza Italia sembra essere ancora decisivo nella vita politica italiana, nonostante sia passato tanto tempo dal Patto del Nazareno L’asse fra Pd e Forza Italia – più che sospettato di aver mandato in minoranza il Governo Meloni sulla legge elettorale – è portante da almeno un quindicennio negli assetti politici del Paese. Per alcuni versi dominante. I dem e il partito di Silvio Berlusconi (ereditato oggi dai figli) si sono ritrovati fianco a fianco nelle maggioranze di cinque esecutivi su sette fra quelli che hanno preceduto quello in carica. Forza Italia ha sostenuto con il Pd Mario Monti (che pure aveva estromesso il Cavaliere) e dieci anni dopo anche Mario Draghi, che nel 2011 aveva firmato l’euro-austerity contro l’Italia flagellata dallo spread. SPY LEGGE ELETTORALE | Dietro le preferenze bocciate c'è il piano per blindare premio e premier Soprattutto: sono stati sorretti da una coalizione di fatto fra dem e Berlusconi i Governi Letta, Renzi e Gentiloni, susseguitisi dopo la “non vittoria” del Pd nel 2013. E quella legislatura fu decisiva nel cementare l’asse: senza il quale – anzitutto – non sarebbe stato possibile il ventennio dem al Quirinale, a dispetto del fatto che il Pd non abbia mai riportato un’affermazione effettiva in quattro voti politici consecutivi dalla sua nascita. Ddl Sicurezza ok in CdM: ecco cosa prevede | Fermo minori preventivo, norme anti-maranza, legittima difesa Com’è noto, il “patto del Nazareno” fra Pd e FI fu strutturato a valle del voto 2013. Fu siglato su base sostanzialmente personale da due leader che non sedevano in Parlamento: Matteo Renzi catapultato a palazzo Chigi da Giorgio Napolitano, con “pieni poteri” anche nel partito; e Berlusconi, appena decaduto da senatore al culmine di una lunga guerra giudiziaria. Il Cavaliere offrì in prestito a Renzi (e Napolitano) una pattuglia di suoi senatori, per l’intera legislatura. Ne ebbe in cambio tre contropartite. La prima fu politica: la condivisione della scelta del nuovo presidente della Repubblica, nella successione auto-pilotata senza indugio da Napolitano. Il candidato ufficiale di Berlusconi era Giuliano Amato, ma Sergio Mattarella – cattodem come anche Renzi nelle sue origini – approdò egualmente al Quirinale come prima realizzazione piena dello schema Nazareno. Che non è stato marginale neppure per la rielezione di Mattarella del 2022, a diretto contrasto di Draghi. Cdm approva stretta su recupero e confisca beni criminalità organizzata | Cosa cambia anche per criptovalute Il secondo “concambio” ha avuto sembianze para-istituzionali. Nel vigore del Nazareno, la pressione giudiziaria su Berlusconi ha conosciuto una drastica de-escalation. È stato emblematico l’insuccesso strategico dei “processi Ruby”: in un trend di cui alcuni osservatori hanno colto una possibile propaggine estrema nel recente “caso Minetti”. E se il Cavaliere è scomparso tre anni fa da senatore nuovamente eletto, ad altri osservatori non è sfuggita un’alta – non attesa e forse decisiva – quota di No all’ultimo referendum sulla giustizia in Calabria e Sicilia, regioni tuttora forti per FI. Un’analogo “armistizio” (ai limiti del “trattato di pace” non dichiarato) ha infine interessato “RaiSet”. Il duopolio fra tv di Stato e reti Fininvest – innestato nel molto dibattuto conflitto d’interesse Mediaset-FI – ha cessato di esistere nell’agenda politico-mediatica. L’originario “decreto Berlusconi” ha così potuto festeggiare indisturbato i 36 anni, mentre al Quirinale siede da 12 uno dei ministri della sinistra Dc che nel 1990 si dimisero in polemica con la nascita del duopolio. La “Repubblica televisiva” – Rai a sostanziale controllo Pd e FI “siamese” di Mediaset – appare intatta. E a nulla sono valsi, negli ultimi quattro anni, disagi e tentativi di una premier “terza” come Giorgia Meloni o del vicepremier leghista Matteo Salvini. Il canone Rai è rimasto invariato così come – simmetricamente – le “risorse” disponibili per Mediaset. Il tutto garantito da una normativa via via intestata al dem Paolo Gentiloni (oggi candidato-ombra a tutto) e poi al forzista Maurizio Gasparri. La premier ha accusato una “palude” per l’incidente di percorso sulla legge elettorale. Appare assai più un giudizio che una sintesi analitica. Fra i fatti sembra riemergere con parecchia evidenza il patto del Nazareno: che a sua volta può essere oggetto di giudizi diversi per le sue realizzazioni politico-istituzionali. Impegni e risultati degli Esecutivi “nazarenici” (fra i quali sembra lecito ricomprendere anche il Conte II, dopo il ribaltone 2019) sono agli annali. Così come le interpretazioni date da Napolitano e Mattarella al Quirinale, nel loro ventennio, in teorico prolungamento fino al 2029. Il prossimo voto politico sembra intanto già profilarsi come una resa dei conti fra il destra-centro di Meloni e Salvini e l’eterno Nazareno. Che alla fine pare conservare molti connotati delle maggioranze quadri/penta-partitiche che hanno segnato, nel secolo scorso, l’intera “prima repubblica”. — — — — Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente. SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI


