
Secondo l'ultimo rapporto dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), la disoccupazione giovanile sta registrando un aumento a livello globale. Nel 2025, il tasso di disoccupazione tra i giovani è risalito al 12,4%, interessando circa 67 milioni di persone, mentre il numero di NEET (giovani che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione) ha raggiunto i 257 milioni. Il documento evidenzia come la diffusione dell'intelligenza artificiale possa complicare l'accesso ai primi impieghi tradizionali in ambito industriale e negli uffici.
In Italia, il quadro presenta dinamiche contrastanti: nonostante un calo della disoccupazione giovanile nei primi mesi del 2026 (interpretato in parte dalla riduzione della popolazione giovane), il Paese mantiene uno dei rapporti più alti d'Europa tra giovani e adulti senza impiego. Nello specifico:
Il rapporto ILO definisce il trasferimento all'estero come una "scelta razionale" per i giovani italiani, a causa della mancanza di opportunità e prospettive di carriera adeguate. Tra il 2014 e il 2023, l'Italia ha registrato un saldo migratorio negativo di 367mila persone tra i 25 e i 34 anni, di cui quasi il 40% era laureato.
Parallelamente, le stime regionali evidenziano la persistenza del fenomeno: secondo la CISL, nei prossimi 15 anni circa 54mila giovani pugliesi potrebbero lasciare il territorio per motivi lavorativi.

La stima della Cisl: «Nei prossimi 15 anni 54mila giovani pugliesi via per lavoro»
Regione
Lavoro, Ilo: quasi 4 giovani senza occupazione per ogni adulto disoccupato
EconomiaRoma, 14 ago. (askanews) – In un contesto globale caratterizzato da un nuovo aumento della disoccupazione giovanile e da crescenti difficoltà nell’accesso a un lavoro dignitoso, l’Italia si distingue per il “significativo calo” della disoccupazione giovanile, proseguito nei primi mesi del 2026. Lo rileva un nuovo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo). Questa dinamica, sottolinea però l’Organizzazione internazionale del lavoro, va in parte interpretata nel contesto della “progressiva riduzione della popolazione giovanile” e della “bassa partecipazione al mercato del lavoro”. Nonostante il progresso, l’Italia continua a registrare “risultati meno favorevoli della media europea”, includendovi il volume elevato di neet e un rapporto di quasi 4 giovani disoccupati per ogni adulto (over 25) disoccupato.La diminuzione del numero di giovani che si affacciano sul mercato del lavoro contribuisce infatti a spiegare come al calo della disoccupazione possa accompagnarsi anche una debole dinamica dell’occupazione. I progressi sul piano quantitativo convivono pertanto con “persistenti criticità” nella partecipazione, nelle transizioni verso il mercato del lavoro e nella qualità dell’occupazione giovanile. Il mercato del lavoro giovanile mostra “progressi significativi, ma persistenti debolezze strutturali”, spiega l’Ilo. Il punto di partenza è demografico: la popolazione italiana di 15-24 anni è passata da circa 9 milioni nel 1984 a meno di 6 milioni nel 2024.In un Paese che invecchia rapidamente, valorizzare il lavoro dei giovani diventa essenziale per sostenere crescita, produttività e sostenibilità economica e sociale. L’accesso al mercato del lavoro è migliorato. Sono diminuite sensibilmente la disoccupazione e soprattutto l’incidenza dei neet (15-29), che è quasi dimezzata nel giro di un decennio, passando dal 25,7% nel 2015 al 13,3% nel 2025. Si tratta della maggiore riduzione tra tutti i Paesi dell’Ue. La partecipazione resta bassa e molti giovani senza lavoro non figurano tra i disoccupati. Nel 2025 solo il 35% dei neet era disoccupato, mentre il 65% era inattivo. Circa un terzo del totale degli inattivi apparteneva alle forze di lavoro potenziali. Per l’Ilo sono necessarie delle politiche specifiche per raggiungere anche i giovani con un legame più debole con il mercato del lavoro, inclusi coloro che ne sono attualmente esclusi.Tra chi lavora permane la penalizzazione giovanile. Nel 2025 il 31,3% dei dipendenti 15-29enni aveva un contratto a termine e il 61,4% dei giovani aveva un contratto a tempo parziale perché non aveva trovato un impiego a tempo pieno (part-time involontario o sottoccupazione). Instabilità e sottoccupazione incidono su salario, reddito, esperienza professionale, protezione sociale e progressione nella carriera. I ritorni dell’investimento in capitale umano restano problematici. L’istruzione aumenta le probabilità di occupazione, ma le competenze non sempre trovano un utilizzo adeguato. Nel 2025 la sovraqualificazione interessava un giovane (20-34 anni) su quattro (24,3%) tra i laureati e un giovane su tre (33%) tra i diplomati. Per utilizzare appieno le competenze disponibili è necessario, aggiungo l’Organizzazione internazionale del lavoro, che il sistema produttivo generi lavoro a più alto valore aggiunto.Gli indicatori generali nascondono forti disuguaglianze di genere e territoriali. Tra i 20-34enni non più in istruzione o formazione, il 77,4% degli uomini è occupato contro 61,9% delle donne, con un divario occupazionale di 15,5 punti percentuali. Questo divario scende a circa 4,1 punti tra i giovani con istruzione terziaria. L’istruzione, pur fondamentale, non può compensare da sola la debole domanda di lavoro qualificato in alcuni territori: tra i 20-34enni non più in istruzione o formazione, nel 2024 il tasso di occupazione era dell’81,4% al Nord e del 54% al Sud. Un ampio divario permane anche tra i laureati.

Quasi 4 giovani disoccupati per ogni adulto che cerca lavoro
sitoTrasferirsi all'estero può essere "una scelta razionale" per i giovani italiani. È la conclusione dell'Organizzazione internazionale del lavoro-Ilo nel rapporto sull'occupazione giovanile, a fronte di opportunità, salari e prospettive di carriera insufficienti. Non è bastata la crescita dell'occupazione a colmare i ritardi del mercato del lavoro italiano dove ancora ci sono quasi quattro giovani disoccupati per ogni adulto con più di 25 anni in cerca di impiego. Così un Paese in piena crisi demografica ha perso 367mila persone tra 25 e 34 anni, tra il 2014 e il 2023. Quasi il 40% è laureato. "Per l'Italia significa perdere capitale umano necessario per innovazione, produttività e sviluppo", avverte l'agenzia dell'Onu. Progressi ci sono stati, soprattutto nella riduzione dei Neet, i giovani senza impiego e fuori da percorsi scolastici e di formazione, che si sono dimezzati nell'ultimo decennio dal 25,7% al 13,3% ma ancora sono diffuse instabilità e sottoccupazione. Nel 2025 il 31,3% dei dipendenti tra i 15 i 29 anni ha un contratto a termine e il 61,4% lavora part-time perché non ha trovato posti a tempo pieno. Divari pesanti penalizzano le ragazze e i giovani del Mezzogiorno. Il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 29 anni è del 14,4%, sopra la media Ue (11,6%). "Non basta favorire l'ingresso in una qualsiasi occupazione", avverte l'Ilo, "in un paese che invecchia rapidamente, valorizzare il lavoro dei giovani diventa essenziale". Per questo "il successo delle politiche dovrebbe essere misurato soprattutto in base alla capacità di accompagnare i giovani verso una transizione al lavoro dignitoso e sostenibile nel tempo". Il quadro rischia di essere aggravato, in Italia come in altri Paesi, dalla diffusione dell'intelligenza artificiale. Secondo l'Ilo, "stanno diminuendo le occupazioni che tradizionalmente hanno rappresentato una porta d'ingresso nel mercato del lavoro per i giovani": mansioni d'ufficio e amministrative, professioni nel settore dei servizi e delle vendite, lavori legati al settore manifatturiero e ad alcune professioni tecniche, semplici e ripetitive rischiano di essere tra le prime ad essere automatizzate. Il 6,1% dei posti di lavoro occupati da giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni riguarda professioni fortemente esposte ai cambiamenti legati all'intelligenza artificiale, a livello globale, secondo le stime. Il rischio è particolarmente rilevante nelle economie avanzate: in Europa quasi il 15% dell'occupazione giovani avrebbe una forte esposizione all'Ia. Al tempo stesso continua a crescere la domanda in alcune professioni tecniche ad alta intensità di conoscenza, per esempio nella scienza, la salute e l'ingegneria. Se per ipotesi teorica, sparisse il 10% dei posti più esposti, il rapporto calcola che ci sarebbero 5,6 milioni di transizioni occupazionali potenziali per i giovani nel mondo e circa 590 mila nella subregione europea. L'Ilo precisa, tuttavia, che esposizione non equivale a perdita del lavoro: gli esiti dipendono dall'accesso alla tecnologia, dalle capacità dei lavoratori e dalle scelte organizzative delle imprese. "Si parla sempre di più di intelligenza artificiale", ha commentato la direttrice del Dipartimento per l'occupazione, le competenze e le imprese sostenibili dell'Ilo, Sukti Dasgupta, "sebbene l'impatto diretto sull'occupazione giovanile non sia ancora chiaro, non possiamo permetterci di essere compiacenti e di sottovalutare i rischi. Dobbiamo intensificare gli investimenti nelle competenze, nell'apprendimento permanente e nella protezione sociale, affinché i giovani possano adattarsi ai cambiamenti e cogliere nuove opportunità". La prudenza è tanto più necessaria in un mercato del lavoro per i ragazzi che è in rallentamento a livello internazionale. Nel 2025 il tasso globale di disoccupazione giovanile è risalito al 12,4% (67 milioni di persone), rispetto al 12,3% del 2023, mentre il tasso dei Neet ha raggiunto il 20%, pari a 257 milioni di giovani. Alcuni degli aumenti più marcati della disoccupazione giovanile sono stati registrati dai paesi con reddito più elevato, a partire dall'America del Nord dove il tasso è salito dall'8,3% del 2023 al 9,8% del 2025. "Una generazione che non riesce a trovare un lavoro dignitoso non può costruire il proprio futuro con fiducia", ha sottolineato il direttore generale dell'Ilo, Gilbert F. Houngbo. Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Più occupazione, ma non per i giovani. Trasferirsi all’estero "scelta razionale"
EconomiaIl mercato del lavoro italiano crea più occupazione, ma continua a lasciare i giovani fuori dalla porta. Il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 29 anni è al 14,4%, contro l’11,6% della media Ue: quasi quattro giovani senza lavoro per ogni adulto con più di 25 anni in cerca di occupazione. È il paradosso di un Paese che invecchia e che, mentre avrebbe bisogno di trattenere capitale umano, ha perso 367mila persone tra i 25 e i 34 anni fra il 2014 e il 2023. Quasi il 40% era laureato. L’Organizzazione internazionale del lavoro-Ilo, nel suo Rapporto sull’occupazione giovanile, arriva così a definire il trasferimento all’estero una possibile "scelta razionale", davanti a opportunità, salari e prospettive di carriera insufficienti. Un segnale positivo arriva dai Neet, i giovani che non lavorano e non studiano né seguono percorsi di formazione: in dieci anni si sono quasi dimezzati, dal 25,7% al 13,3%. Ma il miglioramento non cancella la fragilità del primo ingresso nel mercato. Nel 2025 il 31,3% dei dipendenti tra i 15 e i 29 anni aveva un contratto a termine e il 61,4% lavorava part-time perché non aveva trovato un impiego a tempo pieno. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto le giovani donne e i ragazzi del Mezzogiorno. Per l’Ilo, dunque, non basta creare una qualsiasi occupazione: occorre accompagnare i giovani verso un lavoro "dignitoso e sostenibile nel tempo". La sfida diventa ancora più urgente con l’avanzata dell’intelligenza artificiale. Le mansioni d’ufficio e amministrative, i servizi e le vendite, alcune attività manifatturiere e le professioni tecniche più semplici e ripetitive sono tra quelle maggiormente esposte all’automazione. A livello globale il 6,1% dei lavori svolti dai giovani tra 15 e 29 anni è fortemente esposto all’IA; in Europa la quota sfiora il 15%. Esposizione, precisa l’Ilo, non significa automaticamente perdita del posto: molto dipenderà dalle competenze, dall’accesso alla tecnologia e dalle scelte delle imprese. Intanto cresce la domanda di professioni ad alta intensità di conoscenza, dalla scienza alla salute fino all’ingegneria. In uno scenario teorico in cui sparisse il 10% dei posti più esposti, potrebbero aprirsi 5,6 milioni di transizioni occupazionali per i giovani nel mondo e circa 590mila in Europa. Per trasformare il rischio in opportunità serviranno investimenti nelle competenze, formazione continua e protezione sociale. Per l’Italia la posta in gioco è ancora più alta: perdere giovani qualificati significa perdere capitale umano necessario per innovazione, produttività e sviluppo. E mentre la disoccupazione giovanile globale è tornata a salire al 12,4%, l’Italia resta lontana dalla media europea proprio quando avrebbe più bisogno di valorizzare la generazione destinata a sostenere un Paese sempre più anziano.
Stesso fatto, testate diverse. Scegli quello scritto con le parole più forti.
Seleziona una testata
per vedere l'analisi del frame
Alcune testate hanno pubblicato più articoli sullo stesso evento. Il totale è 8 articoli da 7 fonti.