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L’effetto delle ondate di calore su energia nucleare, a gas, eolica e solare
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Una delle affermazioni più in voga quando ci sono eventi meteorologici estremi come le ondate di calore che stiamo provando sulla nostra pelle ormai da giugno è che l’energia eolica e solare siano fonti energetiche inaffidabili per soddisfare la maggiore domanda di elettricità perché “intermittenti”. Ma così non è! Quando, negli ultimi due mesi, le temperature hanno superato i 40°C in alcune zone d’Europa, tutte le fonti di produzione energetica sono state colpite: sono stati spenti i reattori nucleare, è diminuita l’efficienza delle centrali a gas, è calata la velocità del vento, le reti elettriche hanno subito cali di tensione.
Un approfondimento del sito britannico Carbon Brief ha analizzato e smontato una serie di affermazioni fuorvianti, spiegando come l’impatto del caldo estremo sulle principali fonti d’energia. Vediamo come.
Nucleare
Quando si parla di centrali nucleari si pensa subito alla Francia, dove il 70% dell’elettricità è generata dal nucleare. Il che rende il paese potenzialmente vulnerabile agli effetti delle ondate di calore. Durante l’ondata di calore di luglio 2026, tre dei 57 reattori nucleari francesi hanno dovuto essere spenti e in altri sette la produzione è stata ridotta, causando un calo di quasi il 9% nella produzione di energia. Si tratta di un fenomeno noto: dal 2003 la Francia ha registrato riduzioni nella produzione nucleare a causa delle ondate di calore sette volte, a distanza di circa tre anni l’una dall’altra.
Non si tratta di un fenomeno circoscritto alla Francia: quest’estate i bassi livelli del Danubio hanno colpito i reattori nucleari in Romania e Ungheria, mentre un reattore nucleare svizzero è stato chiuso a causa delle elevate temperature del fiume.
Più che l’aumento delle temperature delle acque il vero fattore di rischio per le centrali nucleari, che utilizzano l’acqua dei fiumi per raffreddare i propri reattori, è la siccità, spiega Henry Preston, portavoce della World Nuclear Association. Se le condizioni di aridità continuano, la scarsità d'acqua e i volumi ridotti dei corsi d'acqua non consentono un raffreddamento efficace e non si risolvono da un giorno all'altro, ma possono protrarsi per giorni o settimane. È questo il fenomeno che si è verificato lungo il Danubio, con l’interruzione del funzionamento dei reattori presenti in Ungheria e Romania e fino al 40% della capacità nucleare dell'Europa sud-orientale praticamente fuori uso. La situazione diventa critica in quei paesi che dipendono da un unico impianto: la sola centrale rumena di Cernavodă, ad esempio, copre il 20% del fabbisogno elettrico nazionale, esponendo la sicurezza energetica del paese alle magre del fiume.
L’impatto dell’aumento delle temperature dell'acqua sulla resa della fissione è invece di per sé contenuto: anche un rialzo drastico di 15 °C dell'acqua di raffreddamento comporterebbe per un grande reattore una perdita di potenza pari al 6% circa. In questi casi le centrali – aggiunge Preston – vengono fermate per rispettare le normative a tutela degli ecosistemi locali, piuttosto che per un guasto tecnologico. Poiché le centrali reimmettono nel fiume l'acqua a una temperatura di qualche grado superiore rispetto al prelievo, la legge fissa tetti massimi alla temperatura degli scarichi per tutelare l'ecosistema e la fauna acquatica. Spegnere o depotenziare un reattore durante un'ondata di caldo è quindi una risposta automatica e preventiva per rispettare le normative ambientali, non un guasto tecnologico.
Per ridurre al minimo l’impatto sia sulla sicurezza energetica che sui costi, i governi e le aziende del settore nucleare stanno valutando una serie di soluzioni per adattarsi alle ondate di calore. Ad esempio, secondo quanto riportato recentemente da Bloomberg, l’operatore francese di centrali nucleari EDF sta valutando l’installazione di torri di raffreddamento aggiuntive per i propri siti più esposti agli effetti del riscaldamento climatico.
Gas
Nonostante la reputazione di fonte estremamente flessibile e pronta all'uso nei momenti di picco, anche l'energia a gas subisce lo stress termico. Le elevate temperature riducono direttamente la resa delle turbine: a 40 °C, una centrale a gas può registrare un calo del 13% della capacità erogabile e del 7% dell'efficienza rispetto a quando funziona a 20 °C, secondo Electric Insights.
Questo fenomeno è dovuto a motivi fisici: l'aria calda è meno densa di quella fredda e occupando più spazio nelle camere di combustione lascia meno margine al gas. Ad esempio, nel corso di due notti dell’agosto 2020, in California si sono verificati blackout a rotazione, poiché la domanda ha superato l’offerta a causa di un’ondata di caldo. Sebbene diversi fattori abbiano contribuito ai blackout, le centrali a gas hanno rappresentato circa il 79% della capacità che è venuta a mancare dal sistema.
Quando l'ondata di caldo è diffusa, la perdita contemporanea di efficienza su molti impianti costringe i gestori di rete ad attivare centrali di riserva più costose, spingendo al rialzo i prezzi dell'elettricità sul mercato.
Eolico
Per l'energia eolica, l'impatto del caldo è indiretto ma significativo. Le ondate di calore si accompagnano quasi sempre a sistemi di alta pressione prolungati ("cupole di calore"), caratterizzati da una quasi totale assenza di vento. In Europa e in diverse aree del mondo, la produzione eolica può subire cali compresi tra il 30% e il 50% durante questi eventi meteorologici. A ciò si aggiunge il fatto che l'aria calda, essendo meno densa, trasporta meno energia cinetica da trasferire alle pale.
Ciononostante, gli operatori di rete non considerano questa flessione un motivo di preoccupazione. Questo perché la produzione eolica è strutturalmente più bassa nei mesi estivi ed è progettata per essere bilanciata e integrata dall'aumento della produzione solare. Il vento segue modelli stagionali ben consolidati – genera meno energia in estate che in inverno – oltre ad essere complementare ad altre tecnologie rinnovabili, come il solare.
“I sistemi energetici dipendono meno dall’energia eolica nei mesi estivi e la sua produzione inferiore alla media è già prevista e pianificata. Le ondate di caldo spesso portano condizioni di calma, ma con cielo sereno, mettendo in evidenza il vantaggio dell’abbinamento tra eolico e solare: condizioni sfavorevoli per l’uno spesso significano condizioni favorevoli per l’altro”, osserva Chris Rosslowe, analista energetico senior per l’Europa presso Ember.
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Energia solare
Mentre sui media si afferma spesso che l’energia solare “faccia fatica” durante le ondate di calore e che le alte temperature riducano l'efficienza dei pannelli fotovoltaici (con una perdita contenuta tra lo 0,2% e lo 0,5% per ogni grado sopra i 25 °C), nella pratica l'energia solare si rivela la fonte più resiliente durante le ondate di calore.
L'effetto negativo del calore sul silicio viene infatti ampiamente compensato dall'elevatissimo numero di ore di soleggiamento e dalla limpidezza del cielo. Durante le giornate più calde, la produzione solare raggiunge costantemente picchi record. Nel giugno 2026, l’energia solare ha generato un record di 52 TWh in tutta l’UE, superando il massimo stabilito appena il mese prima di 47 TWh.
Inoltre, l'energia solare gode di un perfetto allineamento temporale con i consumi: la curva di massima produzione diurna coincide esattamente con il picco di domanda elettrica causato dal funzionamento dei condizionatori d'aria, contribuendo a calmierare i prezzi nelle ore centrali della giornata.
Sempre nel mese di giugno 2026, secondo una recente analisi, le abitazioni dotate di pannelli solari hanno generato l’equivalente di cinque ore di climatizzazione “gratuita” autoalimentata. Nonostante l’impatto del calore sull’efficienza del solare, dunque, questa tecnologia – specialmente se abbinata all’accumulo in batterie – è quindi in grado di rafforzare i sistemi energetici durante le ondate di calore.
Tuttavia i problemi sorgono quando il sole tramonta, ma la domanda di raffreddamento rimane elevata, spiega ancora Rosslowe. “Nelle prime ore serali, quando la produzione da gas aumenta tipicamente per sostituire quella solare, abbiamo assistito a picchi dei prezzi a livelli estremi, aggravati dagli elevati prezzi internazionali del gas”.
I sistemi di accumulo dell’energia
I sistemi di accumulo, guidati dalle batterie agli ioni di litio, sono il ponte verso la notte: permettono infatti di immagazzinare il surplus di energia solare generato durante il giorno per rilasciarlo durante la prima serata, quando il sole tramonta ma la richiesta di raffreddamento rimane alta e la produzione da gas diventa costosa.
“Le ondate di calore non scompariranno: in futuro diventeranno solo più intense. Le soluzioni in grado di mitigarne l’impatto, quali l’accumulo in batterie, l’interconnessione, la flessibilità della domanda e le tariffe dinamiche, dovrebbero diventare una componente fondamentale della pianificazione della rete e della progettazione del mercato dell’energia”, spiega Pawel Czyzak, direttore del programma Europa presso Ember.
Tuttavia, anche le batterie soffrono lo stress termico: il calore eccessivo richiede un maggiore lavoro da parte dei sistemi di raffreddamento integrati (con conseguente consumo energetico) e può accelerare il degrado delle celle. Allo stesso modo, i sistemi di accumulo idroelettrico tramite pompaggio risentono negativamente dei periodi di siccità. Nonostante queste difficoltà, l'integrazione tra fotovoltaico, batterie e flessibilità della rete rimane la strategia principale per garantire la sicurezza energetica durante i picchi estivi. Ad esempio, una combinazione di energia solare e accumulo a batteria ha permesso di “mantenere le luci accese” in California durante un’ondata di caldo nel 2024. Accumulando l’energia in abbondanza durante il giorno, è possibile scaricarla durante i picchi serali, contribuendo a ridurre al minimo i vincoli di generazione e, di conseguenza, a mantenere bassi i prezzi dell’energia.
Immagine in anteprima: frame video France 24 via YouTube
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