Attentato Ranucci, il gip su Lavitola: "In carcere, c'è rischio di fuga, sue dichiarazioni fumose, movente inverosimile"
CronacaLa gip di Roma Iole Moricca ha negato oggi gli arresti domiciliari a Valter Lavitola, indagato per essere il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci dello scorso ottobre. La giudice ha motivato la sua decisione, dicendo che l'ex faccendiere rimarrà nel carcere di Rebibbia per un "rischio concreto di fuga". A pesare sulla decisione della gip, anche il contenuto dell'interrogatorio di garanzia di Lavitola: "Le sue dichiarazioni sono fumose e indefinite, il movente riportato è inverosimile". Attentato Ranucci, il gip su Lavitola: "In carcere, c'è rischio di fuga, sue dichiarazioni fumose, movente inverosimile" Valter Lavitola resta in carcere. La gip di Roma Iole Moricca ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata dal suo difensore, Sergio Cola, dopo l’interrogatorio nel quale l’ex direttore dell’Avanti ha ammesso di essere il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci. Una confessione che, secondo il giudice, non è sufficiente a ridimensionare le esigenze cautelari. Al contrario, alcuni passaggi delle dichiarazioni rese da Lavitola avrebbero rafforzato i dubbi degli inquirenti. Il punto centrale dell’ordinanza è il movente. Lavitola ha sostenuto di aver organizzato l’azione per proteggere Ranucci, convinto che il giornalista fosse in pericolo e che un attentato dimostrativo potesse determinare un rafforzamento della sua scorta. A pesare sulla decisione c’è anche la cosiddetta pista israeliana. Lavitola avrebbe riferito di aver appreso, prima dell’attentato, di un presunto progetto omicidiario ai danni di Ranucci da parte dell’intelligence israeliana, collegato a un’inchiesta di Report sul cantiere navale Vittoria. Secondo la sua ricostruzione, proprio questa informazione lo avrebbe spinto ad agire per salvaguardare l’amico. Una ricostruzione che la gip definisce "inverosimile" e priva, allo stato, di riscontri concreti. Inoltre, gli inquirenti stanno indagando sul movente politico: Lavitola, secondo le chat esaminate finora, avrebbe avuto il piano di favorire la discesa politica di Ranucci in politica, probabilmente nelle file del Pd. L'attentato sarebbe servito come una sorta di catalizzatore del consenso popolare (poi elettorale). Sicuramente Lavitola avrebbe guadagnato una posizione di rilievo nel suo entourage, ma fonti raccolte da Il Giornale d'Italia affermano che fra i due ci fosse una relazione gay. Per ora si tratta di rumor non confermati. Secondo quanto emerge dall’ordinanza, Lavitola avrebbe inoltre cercato di ridimensionare il proprio ruolo nell’organizzazione dell’attentato. Pur riconoscendosi come mandante, avrebbe negato di essere a conoscenza delle modalità con cui l’azione sarebbe stata concretamente eseguita e avrebbe escluso di aver partecipato al sopralluogo del 15 settembre 2025. È proprio su questo punto che si concentra una delle principali perplessità della giudice. Lavitola ha raccontato di aver ordinato un’azione diversa da quella poi realizzata: alcuni colpi di pistola contro il muro della casa di Ranucci, anziché l’utilizzo di un ordigno esplosivo. Secondo la sua versione, sarebbe stato Gomes Clesio Tavares, ritenuto il suo factotum e intermediario con gli esecutori materiali, a non rispettare le indicazioni ricevute. Una spiegazione che la Procura, e ora anche la gip, ritengono poco credibile. Il timore è che, una volta ai domiciliari, Lavitola possa entrare in contatto con Tavares, attualmente all’estero, e concordare con lui una versione dei fatti capace di sostenere le dichiarazioni già rese agli inquirenti. Per la gip, emerge dunque un quadro nel quale Lavitola avrebbe dimostrato una concreta capacità di influenzare e inquinare l’attività investigativa. A questo si aggiunge il pericolo di fuga: i suoi numerosi contatti all’estero e la disponibilità di basi logistiche, in particolare in Africa, vengono considerati elementi incompatibili con una misura meno afflittiva. La difesa, intanto, prepara il riesame. Ma per ora Lavitola resta in carcere, mentre gli interrogativi sull’attentato del 16 ottobre 2025 e sulla reale motivazione che avrebbe spinto a organizzarlo rimangono al centro dell’inchiesta.



