Lavitola dal carcere: "Pentito di aver inguaiato Ranucci, l'attentato è stata una scelta solo mia"
AttualitàValter Lavitola torna a parlare dal carcere. E lo fa per tramite del suo legale, Arturo Cola, al termine di un'altra visita al suo assistito, rinchiuso a Rebibbia. Spiega innanzitutto che "la scelta dell'attentato è solo sua, una iniziativa solo sua", sgombrando il campo dall'ipotesi che il conduttore di Report possa aver avuto un ruolo nella bomba esplosa lo scorso ottobre davanti alla sua abitazione. Lavitola, che nei giorni scorsi di fronte al gip ha ammesso di essere il mandante dell'attentato a Ranucci, "vive una condizione psicologica certamente non facile - spiega l'avvocato - perché per una scelta autonoma ha provocato dei guai a due persone che sono per lui un figlio, e parlo di Gomes (Clesio Tavares, ndr), e un fratello in riferimento a Ranucci. È pentito per avere messo nei guai persone a cui tiene". Prima di entrare in carcere, Cola - parlando con i cronisti - aveva spiegato di ritenere che "Lavitola avvisò Ranucci sul rischio di attentati prima di quanto avvenuto il 16 ottobre. C'è stato, infatti, un incontro il 7 settembre nel corso del quale probabilmente Lavitola avvisò Ranucci dei pericoli che correva in ragione di possibili attentati. Questo quindi un mese e mezzo prima dell'attentato medesimo". Poi, all'uscita da Rebibbia, ha spiegato meglio il punto: "Lavitola ritiene che Ranucci avesse reputato la cosa non importante, l'avesse affrontata con superficialità, non gli avesse dato retta. Quindi proprio per questo forse Ranucci non ha riferito nulla su questo aspetto agli inquirenti". Due i punti che la difesa vuole mettere a fuoco, senza ritrattare nulla: la modalità esecutiva e il movente. Sul primo, la versione dell'ex editore è che l'ordine impartito a Tavares - che a sua volta si sarebbe rivolto a un commando arrivato dall'Irpinia - fosse di sparare, e che gli esecutori abbiano invece deciso di piazzare un ordigno; tesi alla quale il gip non crede. Sul secondo, la bomba sarebbe stata concepita "per fare del bene" a Ranucci, un movente che secondo Cola pesa sull'opinione pubblica ma incide poco sul piano penale. Da qui la strategia in vista del Riesame: contestare il metodo mafioso, ritenuto insussistente, e smontare le esigenze cautelari legate al pericolo di recidiva, di inquinamento probatorio e di fuga. Il ricorso è stato depositato il 15 agosto: la prossima settimana si riunirà il Riesame che valuterà l'istanza sulla concessione degli arresti domiciliari. In quell'occasione, spiega Cola, sarà lo stesso Lavitola a rendere dichiarazioni spontanee - il legale ha chiesto formalmente che venga tradotto in aula e non collegato in videoconferenza: "Siamo dell'idea che la sua confessione abbia dato un contributo enorme alle indagini. Immaginate se Lavitola non avesse confessato nulla, quale sarebbe stato il pregiudizio per le indagini che erano ancora fondate su meri indizi".


















