“Se sono colpevole io, è colpevole pure Ranucci”, le parole di Lavitola e la discesa in campo di Sigfrido che piace a Schlein (così batte Conte)
GiustiziaSigfrido Ranucci si dovrebbe candidare alle primarie del campo largo. Chi potrebbe o dovrebbe impedirglielo? Non ha vantaggi a opporsi Elly Schlein, che anzi ha tutto l’interesse di favorire la sua discesa in campo: non la danneggerebbe, l’aiuterebbe a battere Giuseppe Conte, al quale taglierebbe fasci di erba sotto i piedi. Persino Marco Travaglio, che difende col pugnale tra i denti il conduttore di Report, sarebbe in imbarazzo nella scelta tra lui e il leader del M5S, il quale non potrebbe certo obiettare alcunché: il diniego lascerebbe Sigfrido in pasto ai nemici destri che vorrebbero cacciarlo dalla Rai o almeno da Report, dice lui. Neppure Matteo Renzi avrebbe difficoltà ad accettarlo: i due si trattano. Eccome. Goffredo Bettini, nella sua infinita e indefinita partita a scacchi con sé stesso, avrebbe un’altra pedina da collocare e un altro rompicapo con cui misurare il proprio QI: il che per lui è esercizio più importante della competizione col regnante centrodestra. È vero: la candidatura di Ranucci sarebbe il compimento del progetto di Lavitola, di cui tanti sparlano. Stratega arruffato però tutt’altro che sprovveduto: gli riuscì persino la liquidazione politica del povero Fini. Non so che ci ha guadagnato. Su Sigfrido, il Maroncelli partenopeo – a cui vorrebbero tagliare ambedue le gambe, non una sola – ha pronosticato tutto, anche il proprio sacrificio carcerario. Ha visto giusto: per il giornalista stragista di cuori, la candidatura sarebbe la via per allontanarsi dalla detonazione, un giustificato motivo per sospendere a suo vantaggio il suo ciclo in Rai; a testa altissima. Un rischio vero, più forte di un coinvolgimento giudiziario e di una cacciata da Tele-Rossi, lo corre: vincere le primarie del fronte progressista. Sarebbe un bel guaio, davvero. Chi potrebbe credere a quel punto che non poteva non sapere come sarebbe finita? E, vinte le primarie progressiste, non potrebbe persino battere la (quasi) imbattibile Meloni? In tal caso avrebbe pure pronto il suo sottosegretario verbalizzante del Consiglio dei ministri; fresco di fresco, ma ancora per poco. Dal giudice Mantovano al prigioniero Valter: una nemesi. I pm vogliono solo capire quel “se sono colpevole io, è colpevole pure Ranucci”. Che mi risuona come un vecchissimo disco: “Simul stabunt, simul cadent”. Non finì benissimo per il discobolo, ma per fortuna la storia non ripete mai sé stessa. O no? © Riproduzione riservata Carmelo Briguglio

