Il MessaggeroCentro-destra
Moretti in cella con dignità: «Riferimento per i detenuti». Verini: sentenza discutibile
Italialunedì 29 giugno 2026, 00:14 - Ultimo aggiornamento: 09:31
In cella sono in sei, anche se le dimensioni, meno anguste di altre, prevedono sette posti. Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, al suo terzo giorno di detenzione, si è già integrato tra i detenuti, si è iscritto al laboratorio di pittura e si è offerto per creare un giornalino dell’istituto di Orvieto. Ieri, il senatore del Pd Walter Verini, segretario della commissione Giustizia e capogruppo in Antimafia, per una delle consuete visite nelle carceri italiane ha scelto proprio quello Orvieto, dove è detenuto Moretti che giovedì sera, dopo la sentenza definitiva della Cassazione che lo ha condannato a cinque anni, si è costituito.
«Il primo pensiero - sottolinea il senatore - è all'origine di tutto: alla strage di Viareggio, alle vittime e ai loro familiari, sono giorni, questi, di anniversario di un dolore incolmabile, di una ferita profonda che niente e nessuna sentenza potranno cancellare». Poi, Verini, parla delle condizioni del carcere, ma anche di come l’ex manager, la cui condanna ha fatto discutere, sia entrato in assoluta sintonia con la popolazione carceraria, aderendo ai progetti del penitenziario e diventando, in qualche modo, un punto di riferimento per gli altri detenuti. E il senatore spiega anche di condividere i dubbi, sollevati nei giorni scorsi, sulla responsabilità oggettiva di Moretti nel disastro, ossia sull’applicazione della legge che regola la responsabilità amministrativa degli enti e ha portato al suo coinvolgimento per il ruolo che svolgeva all’epoca.
Il carcere
«Nella tragedia delle carceri italiane, quello di Orvieto, che pure ha seri problemi, non è certo il peggiore», racconta Verini. «Sia per dimensione, ci sono circa 100 detenuti, sia per la struttura. C’erano 41 gradi, ma il fatto che si tratti di una costruzione antica rende la situazione meno pesante, perché le pareti sono spesse. C’è una buona organizzazione: laboratori falegnameria, sartoria e ceramica. Il problema è sempre quello della carenza di personale di agenti anche effettivi sono in 40, anche se dalla pianta organica dovrebbero essere 58. Di fatto, tra turni, ferie e malattie, sarebbero necessari una settantina».
Quindi l’incontro con Moretti tra quelle mura: «Il pensiero non poteva non andare alla tragedia, tuttavia credo che non abbiano torto coloro che sostengono come la sentenza - che ovviamente va rispettata - appaia più che discutibile, configurando penalmente una responsabilità che sarebbe oggettiva e non personale». Il senatore aggiunge: «Non la penso così da oggi. Negli anni mi è capitato, per esempio, di solidarizzare anche pubblicamente con Chiara Appendino, ex sindaca di Torino, della quale era difficile vedere responsabilità dirette e personali nella tragica sera di Piazza San Carlo».
La vita in cella
Moretti ha cominciato da poco la sua “nuova” vita. «Ho incontrato un uomo solido, che vive con dignità questo momento». Maglietta bianca e tuta da ginnastica, «Mi ha colpito come abbia socializzato con i detenuti, i cinque compagni di cella, ma non solo. Anche fuori ci siano intrattenuti con altri che, conoscendo la sua storia, hanno capito che è una personalità strutturata e possono avere consigli. È diventato un punto di riferimento. Oltre al corso di pittura, al quale si è iscritto, ha dato disponibilità per riprendere l’esperienza del giornale del carcere. Una modo per far raccontare i detenuti a se stessi». Una dimestichezza che l’ex ad ha con la gente, che viene da lontano: dalla sua origine operaia. «Ha lavorato in un’officina in Emilia, oggi lo ha ricordato - continua Verini - lui stesso ha fatto il ferroviere, poi è diventato dirigente sindacale. Era stato Luciano Lama a sceglierlo per la Filt Cgil. È la prima parte della sua vita. Nel frattempo si è laureato in ingegneria, poi ha diretto diverse aziende, fino a diventare ad di Ferrovie. Ha raccontato il suo percorso, agli altri detenuti».
Il senatore del Pd racconta il clima di cordialità: «Un detenuto ci ha offerto il caffè, voleva invitarci a pranzo, avevano fatto un sugo. Ho trovato un contesto di sostegno reciproco. Certo, - dice Verini - l’impatto con il carcere è stato duro ma forse la solidità che Moretti mostra oggi deriva dalla sua storia e dall’esperienza in fabbrica».
Di fatto presto l’ex ad di Ferrovie potrebbe chiedere i domiciliari, spetterà al magistrato di Sorveglianza di Spoleto decidere: «Ha compiuto 70 anni, non ci sono profili di pericolosità sociale e ha anche rinunciato alla prescrizione. Ci sarebbero tutti gli elementi - commenta Verini - Tanto più che non intende fuggire, visto che si è costituito». Moretti con l’ambiente carcerario era già entrato in contatto, ieri parlandone con Verini si è quasi commosso: «Per l’ultimo anno e mezzo, mentre si preparava al processo, ha svolto gratuitamente per conto del Cnel il progetto per il reinserimento dei detenuti. Ha individuato le figure che potessero servire alle aziende e decine di loro sono stati avviati al lavoro. Forse - aggiunge il senatore - è stato un modo per esorcizzare e abituarsi. Sta affrontando questa condanna con grande dignità. Da anni si occupa della pena non come afflizione non come rieducazione. Quello che dovrebbe essere».
La condanna
Verini spiega che ieri, parlando con Moretti non è entrato nel merito del processo. «Non è consentito parlarne dai regolamenti, anche se lui sostiene di essere vittima di un meccanismo. Anni fa avevo trovato ingiusta la condanna della Appendino. Adesso la penso come allora per quella di Moretti». La sindaca di Torino è stata condannata per omicidio, lesioni e disastro colposi per i fatti di piazza San Carlo del 3 giugno 2017, quando un'ondata di panico si diffuse tra la folla che guardava sui maxi schermi la finale di Champions Juve-Real Madrid. Il bilancio era stato di due morti e oltre 1.700 feriti. «La paura della firma - spiega Guerini - non deriva dal timore di finire a processo per abuso di ufficio (reato abolito ndr) ma delle responsabilità attribuite agli amministratori. Compiti che, in realtà, sono in capo agli esecutivi, nel caso di Appendino anche agli assessori delegati, ai funzionari: se le transenne erano state messe male, o non erano stati considerati gli spazi non può risponderne il sindaco. Eppure Appendino è stata condannata per una responsabilità penale, che è sempre personale». Lo stesso Verini spiega come il caso di Moretti sia diverso, ma poi aggiunge: «Anche la sentenza per la strage ha trasferito sul piano penale, quindi su un soggetto, responsabilità civili, che sono della società».
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