Il MessaggeroCentro-destra
Risparmi per 3,2 miliardi dalla spending review
Economiasabato 4 luglio 2026, 05:10
L'obiettivo è stato sostanzialmente raggiunto. Gli interventi di riduzione della spesa chiesti dal Ministero dell'Economia e delle Finanze agli altri dicasteri hanno prodotto un risparmio di quasi 3,2 miliardi. Il dato emerge dall'ultima relazione sulla spending review pubblicata da Via XX Settembre e illustrata giovedì in Consiglio dei ministri.
Tagliare i costi della macchina pubblica è, peraltro, uno dei traguardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza e le ultime manovre di bilancio hanno imposto alle amministrazioni di tagliare alcuni costi. Ma la necessità di contenere la spesa è anche legata al Piano strutturale di bilancio concordato con l'Unione europea e al nuovo parametro chiave delle regole di bilancio comunitarie: l'indicatore della spesa, che lega le uscite a una traiettoria precisa anno per anno, così da riportare i conti pubblici in ordine.
Ai ministeri era stato assegnato un target di riduzione dell'indebitamento netto di 800 milioni nel 2023, che saliva a 1,5 miliardi nel 2024, a 2,3 miliardi nel 2025 e a 2,7 miliardi quest'anno. Dal prossimo anno si andrà verso i 2,9 miliardi a regime.
Gli interventi sono stati i più disparati. In alcuni casi si è intervenuto sulle modalità di acquisto di beni e servizi, come per il vettovagliamento del Ministero della Difesa o rivedendo le procedure amministrative relative al mantenimento dei detenuti nei penitenziari. Ci sono stati interventi sugli immobili pubblici e la riduzione delle utenze (ad esempio per quanto riguarda le spese per gas ed elettricità nelle sedi territoriali dei Vigili del fuoco). È stato posto un limite al turnover, prevedendo per il solo 205 un tetto del 75% al ricambio negli uffici. Tra gli obiettivi raggiunti, si legge nelle conclusioni dell'analisi, il Mef indica «la sostituzione progressiva delle riduzioni effettuate nel periodo 2023-2025 a valere sui fondi con misure qualitativamente più coerenti con le linee guida, anche con il miglioramento delle procedure amministrative previste per le stesse».
Questo vuol dire che i tagli si sono fatti più chirurgici. I tecnici di Via XX Settembre evidenziano anche la «valorizzazione, da parte delle amministrazioni, dei risparmi correlati alla spesa di investimento, che hanno prodotto benefici in termini di efficientamento delle strutture amministrative».
I dicasteri hanno ora avviato piani di valutazione su una serie di provvedimenti che, in totale, costano allo Stato circa 8,4 miliardi.
Tra le misure sotto la lente sono finiti gli incentivi per l'acquisto della prima casa, il funzionamento del Fondo centrale di garanzia per le PMI, il costo delle supplenze brevi. E ancora: i contributi per l'abbattimento delle barriere architettoniche, il Fondo per la sovranità alimentare e i pagamenti degli indennizzi per l'irragionevole durata dei processi, oltre alla spesa sostenuta dalla Farnesina per gli organismi internazionali in Italia.
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