A Ceuta la vera invasione è la propaganda di destra contro l’Europa
Post18 min lettura Il tuo browser non supporta l’audio. Dietro la campagna di disinformazione su Ceuta un canale Telegram legato all'intelligence militare russa Dietro la campagna di disinformazione su Ceuta un canale Telegram legato all'intelligence militare russa Un'analisi del Guardian, basata su un campione di 4,5 milioni di post e condotta dal gruppo 411 insieme alla no-profit di Bruxelles Alliance4Europe, aggiunge un tassello alla narrazione che ha seguito la traversata. La chiave dell'“assalto [mediatico] coordinato” sarebbe partita da Rybar, canale Telegram legato all'intelligence militare russa e la cui società madre è già sotto sanzioni europee, e da lì una rete di account ripetitori, inclusi quelli della galassia Pravda, l'avrebbe portata a oltre 720.000 visualizzazioni in sei ore, tradotta in sette lingue. Sulla traversata stessa, invece, lo studio conferma quanto già emerso: gli scambi pratici tra i migranti sui social restavano organici tra account personali spesso anonimizzati, senza un canale "recruiter" identificabile. Come dice al Guardian Saman Nazari, ricercatore di Alliance4Europe, le reti filorusse funzionano come un'autostrada già pronta a ogni crisi di frontiera nel Mediterraneo. Nelle ore in cui a Ceuta si contavano i morti, il vicepresidente degli Stati Uniti, due dirigenti del partito britannico Reform UK e la leader di Alternative für Deutschland hanno sostenuto la stessa cosa, e non era vera. La storica e giornalista americana Anne Applebaum, editorialista dell'Atlantic, ha ricostruito quelle dichiarazioni come l'applicazione di un manuale della destra radicale. Come funzioni quel manuale è noto da un decennio. Meno battuta è la domanda sul bersaglio: da ottobre 2024 a oggi tre emergenze spagnole molto diverse sono diventate argomento di campagna in mezza Europa, e la risposta non sta nei fallimenti di Madrid ma nei numeri con cui il suo governo chiude il 2026. Le quattro dichiarazioni del 31 luglio Il 30 luglio 2026 circa sessantamila persone, quasi tutte cittadini marocchini, hanno attraversato a nuoto poche centinaia di metri di mare per entrare a Ceuta, città spagnola di diciotto chilometri quadrati sulla costa nordafricana. Entro il giorno dopo la grande maggioranza era tornata indietro volontariamente. Da Ceuta alla penisola iberica si passa solo per un posto di polizia: è il regime speciale previsto per le enclavi dal codice frontiere Schengen, ricostruito su queste pagine da Vitalba Azzollini. Il vicepresidente statunitense JD Vance ha rilanciato un servizio di Fox News che collocava gli arrivi nella Spagna settentrionale invece che in Africa settentrionale. Robert Jenrick, ex ministro conservatore britannico passato a Reform UK a gennaio, ha scritto che Ceuta è il futuro del Regno Unito e che quegli uomini erano diretti a Calais; Nigel Farage, leader dello stesso partito, ha pubblicato un video con la stessa tesi. Alice Weidel, alla guida del partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland, ha indicato la Germania. Nessuna di quelle persone poteva arrivare in nessuno di quei posti, e il video con l'errore di continente è rimasto online senza rettifiche. Elon Musk, proprietario della piattaforma X, ha condiviso un video del film World War Z commentando che la situazione in Spagna sembrava pazzesca. Ha poi precisato che era uno scherzo, e subito dopo ha affiancato le immagini di Ceuta a riprese del confine tra Stati Uniti e Messico durante la presidenza Biden, scrivendo che quelli erano gli Stati Uniti sotto Biden. Nelle stesse ore un alto funzionario dell'Unione dichiarava che non risultava alcun movimento migratorio verso il continente europeo. Valencia, il blackout, Ceuta Con Ceuta è la terza volta in due anni che un caso spagnolo finisce nella campagna elettorale di altri paesi. Nell'ottobre 2024 le alluvioni della DANA hanno ucciso più di 200 persone nella regione di Valencia, amministrata dal Partito Popolare con l'appoggio di Vox, il partito di estrema destra spagnolo. La gestione locale fu disastrosa, e la destra strumentalizzò contro il governo quella devastazione pur essendo corresponsabile della risposta che l'aveva aggravata. Il 28 aprile 2025, alle 12.33, la penisola iberica è rimasta senza corrente. In poche ore una spiegazione circolava in mezza Europa: colpa dell'eccesso di rinnovabili. Non era vero, e il rapporto degli esperti uscito mesi dopo ha individuato un problema di controllo della tensione che nulla aveva a che fare con la natura della produzione energetica. Un sondaggio della coalizione Climate Action Against Disinformation su 1.200 spagnoli e altrettanti britannici ha però trovato che sette spagnoli su dieci e sei britannici su dieci credevano ad almeno una narrazione falsa sul blackout. La più diffusa era proprio quella sulle rinnovabili, ed era più forte tra gli elettori di Vox e di Reform UK. Attorno a quella ne erano cresciute altre, e in fila si vede come vengono fabbricate: il servizio di verifica di Euronews ha dovuto smontare in contemporanea l'attacco informatico e l'attentato terroristico. E la versione falsa non è rimasta una tesi da dibattito: Vox ha proposto in Parlamento di cancellare diverse imposte sul nucleare, il Partito Popolare ha chiesto alla Commissione europea un audit sulla rete elettrica spagnola. Tutto basato su fatti non verificati e successivamente smentiti. Lo schema lo ha descritto la fondazione tedesca Heinrich Böll: il buio dura ore, la spiegazione falsa arriva in minuti, la smentita tecnica sei mesi dopo e non la legge più nessuno. Su Ceuta la smentita è arrivata in quarantott'ore, ma quando è arrivata l'Italia aveva già sospeso Schengen e la Finlandia già chiesto l'espulsione della Spagna. Perché il bersaglio è questa frontiera La ragione per cui la frontiera di Ceuta è più funzionale alla disinformazione meglio delle altre non è geografica. Al vertice dei Patrioti per l'Europa, il gruppo dei partiti nazionalisti del continente, quasi tutti gli oratori hanno invocato una nuova Reconquista, cioè la conquista cristiana dei regni musulmani della penisola iberica chiusa nel 1492. Ceuta ci si incastra: città spagnola in Africa, rivendicata dal Marocco, con una consistente minoranza musulmana. Il 31 luglio Isabel Díaz Ayuso, presidente della Comunità di Madrid e figura di punta del Partito Popolare spagnolo, ha scritto su X che il primo ministro Pedro Sánchez permette che la Spagna venga invasa attraverso Ceuta. Un esponente di Vox è andato sul posto e ha invitato ognuno a difendere la famiglia con qualunque cosa avesse a portata di mano, cioè ad armarsi contro persone che nel frattempo rientravano in Marocco a piedi mentre c’erano più di 80 morti. È il lessico disumanizzante dell'invasione applicato a una crisi, lo stesso che abbiamo già analizzato per gli sbarchi a Lampedusa nel 2023. L'argomento non è rimasto circoscritto a Vox. Nel giro di poche ore Manfred Weber, presidente del Partito Popolare Europeo, la famiglia del centrodestra continentale e della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, ha scritto che le immagini di Ceuta erano la conseguenza diretta dell'effetto richiamo prodotto dalla regolarizzazione spagnola, e ha chiesto di attuare subito il Patto sulla migrazione e più risorse per Frontex, l'agenzia europea delle frontiere, il cui bilancio è passato da 143 milioni nel 2015 a 1,1 miliardi nel 2025. Non era un'improvvisazione. Ad aprile, a Porto, a un incontro dei Patrioti per l'Europa, Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National, aveva già sostenuto che la regolarizzazione di massa spagnola avesse conseguenze anche per i paesi vicini, e aveva annunciato che se il suo partito fosse andato al governo avrebbe reintrodotto i controlli di frontiera e limitato la libera circolazione ai soli cittadini dell'Unione. La tesi che Weber e Bardell hanno adottato è ovviamente smentita da almeno un decennio. Uno studio pubblicato nel 2023 su Scientific Reports, che applica ai dati del Mediterraneo centrale un modello causale bayesiano, conclude che le operazioni di ricerca e soccorso non producono più partenze. Il paper di Eugenio Cusumano e Matteo Villa per l'Istituto universitario europeo, che confronta le partenze dalla Libia con la presenza delle navi umanitarie dal 2014 al 2019, non trova nessuna relazione tra le due cose. E il progetto DEMIG del demografo Hein de Haas, che ha ricostruito politiche migratorie e flussi dal dopoguerra a oggi, conclude che le restrizioni producono soprattutto effetti collaterali, perché interrompono la circolazione e spostano le rotte invece di ridurre i numeri. Sulle regolarizzazioni, poi, il precedente spagnolo è lungo e noiosamente univoco: Madrid ne ha fatte sei dal 1986, due delle quali con José María Aznar, e l'efecto llamada non è mai arrivato. Quella del 2026, in particolare, non riguardava chi sarebbe arrivato dopo: il decreto, in vigore da aprile, copre solo chi si trovava già in Spagna da almeno cinque mesi prima del 1 gennaio, con un lavoro, un'offerta di lavoro o legami familiari, per circa mezzo milione di persone già presenti nel paese. È passato nonostante una mozione contraria di Partito Popolare e Vox in Parlamento a marzo. Madrid, sede dei congressi della destra europea Il quartier generale internazionale della destra radicale europea, intanto, sta in Spagna. Nel luglio 2024 Vox ha lasciato il gruppo di Fratelli d'Italia per entrare nei Patrioti, la formazione voluta dall'allora primo ministro ungherese Viktor Orbán. A novembre l'assemblea di Parigi ha nominato Santiago Abascal, leader di Vox, presidente del partito paneuropeo, unico candidato. Il primo vertice dei Patrioti si è tenuto a Madrid l'8 febbraio 2025, organizzato da Vox, sotto lo slogan Make Europe Great Again: c'erano l'allora primo ministro ungherese Orbán, il vicepremier italiano Matteo Salvini, la leader del Rassemblement National francese Marine Le Pen e l'olandese Geert Wilders, davanti a duemila persone con le bandiere spagnole. Orbán disse allora che "ieri erano eretici e oggi sono il mainstream". Quattordici mesi dopo, il 12 aprile 2026, perdeva le elezioni ungheresi. Non era la prima volta. Nel maggio 2024, tre settimane prima delle europee, Vox aveva riempito il palazzo di Vistalegre con il congresso Europa Viva: sul palco il presidente argentino Javier Milei, Le Pen, il leader del portoghese Chega André Ventura e il ministro israeliano del Likud Amichai Chikli, più Meloni e Orbán in video. Per il programma sull'illiberalismo della George Washington University è il momento in cui la destra radicale del continente si è riconfigurata in pubblico. Secondo il Centro de Investigaciones Sociológicas, l'istituto di sondaggi pubblico spagnolo, Vox raccoglie oggi più consensi tra i giovani uomini, i militari e le forze dell'ordine. La sponda israeliana La presenza di un ministro del Likud sul palco di Vox non è un caso isolato. Il 5 gennaio 2026, cinque anni esatti dopo la normalizzazione degli accordi di Abramo, Israele e Marocco hanno firmato a Tel Aviv un piano militare congiunto, alla terza riunione del loro comitato militare comune: dialogo continuativo, progetti industriali, addestramenti e pianificazione condivisa. Nel comunicato l'esercito israeliano definisce Rabat un partner chiave per la stabilità regionale. Cosa abbia fatto la Spagna per finire dall'altra parte di quell'asse è altrettanto pubblico. Ha riconosciuto lo Stato di Palestina il 28 maggio 2024, insieme a Irlanda e Norvegia, e ha chiamato genocidio quello che accade a Gaza, vietando l'accesso a navi e aerei carichi di armi dirette in Israele e l'ingresso nel Paese a chi vi abbia preso parte; sempre nel 2024 aveva negato l'attracco ad Algeciras a una nave con armi per Israele, poi diretta in Marocco, e lo scalo a una nave da guerra israeliana, rifornita a Tangeri; a fine febbraio 2026 ha negato agli Stati Uniti le basi congiunte per la guerra all'Iran, definendola illegale. Nelle settimane successive, dentro quell'ecosistema, escono due articoli. Il 16 marzo Michael Rubin, ex funzionario del Pentagono e fellow dell'American Enterprise Institute, scrive sul Middle East Forum che il Marocco dovrebbe mandare su Ceuta e Melilla una nuova Marcia Verde, come nel novembre 1975, quando Hassan II fece entrare nel Sahara Occidentale 350.000 marocchini disarmati e la Spagna si ritirò senza sparare. Mohammed VI, secondo lui, dovrebbe completare l'espulsione dei coloni spagnoli: le due città sono un punto debole della sicurezza europea proprio perché i migranti africani si buttano contro le recinzioni, e i marocchini dovrebbero radunarsi, mandare i bulldozer al confine ed entrare disarmati a piantare la bandiera. Non era il primo: quattro giorni prima, il 12 marzo, Rubin aveva chiesto a Trump e al segretario di Stato Marco Rubio di riconoscere formalmente le due città come territorio marocchino occupato, definendo la Spagna una potenza coloniale che gestisce colonie attraverso lo Stretto di Gibilterra. Rubin mette anche le mani avanti sulla NATO: nemmeno se entrassero forze marocchine l'Alleanza reagirebbe. Non se l'era inventato, perché al vertice di Madrid del giugno 2022 la Spagna aveva provato a far coprire le due enclavi dalla garanzia atlantica senza riuscirci. Ad aprile Amine Ayoub, dello stesso Middle East Forum, scrive sul quotidiano israeliano Ynet che riprendersi le enclavi servirebbe il quadro degli accordi di Abramo e punirebbe un paese NATO che ha scelto l'ostruzionismo. E chiude spiegando a cosa serve: un investimento sul partner che, dall'altra parte dello Stretto di Gibilterra, controlla uno dei passaggi marittimi più importanti del mondo. Tra marzo e aprile, nell’arco di tempo di uscita dei due articol si è mosso il Congresso. Pochi giorni dopo il primo intervento di Rubin, il deputato repubblicano Mario Díaz-Balart, presidente della sottocommissione della Camera su sicurezza nazionale e Dipartimento di Stato e tra i più stretti alleati di Rubio, ha dichiarato al quotidiano spagnolo El Español che Ceuta e Melilla non si trovano nel territorio geografico della Spagna ma in quello del Marocco, e che il loro destino si stabilisce e si negozia tra amici e alleati. A fine aprile un rapporto del Congresso ha smesso di definirle territorio spagnolo, descrivendole come città sotto amministrazione spagnola: è la formula che il Marocco usa da settant'anni. Il 30 luglio, mentre a Ceuta si recuperavano i corpi, l'ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite Danny Danon scrive su X che la Spagna, che non perde occasione per fare la maestrina con Israele, farebbe bene a spiegare perché mantiene enclavi coloniali in Africa. Nessun cordoglio: nel giorno della strage e nessun riferimento al fatto che la Spagna al contrario di Israele non ha attive politiche di apartheid in quei territori. Il ministro dei Trasporti Óscar Puente rilancia il post con poche parole, “Adesso sta diventando tutto abbastanza chiaro”. Il giorno dopo l'ambasciatrice israeliana a Madrid, Dana Erlich, scrive che il commento del collega non rappresenta la posizione dello Stato di Israele. La lettera dei ventidue governi Il primo agosto 22 capi di governo dei 27 Stati membri dell’UE hanno scritto a von der Leyen, al presidente del Consiglio europeo António Costa e al primo ministro irlandese, che in questo semestre guida i lavori del Consiglio dell'Unione, per chiedere una riunione d'emergenza dei ministri dell'Interno. Riunione che si è tenuta il 4 agosto in videoconferenza ed è terminata con il commissario europeo per le Migrazioni Magnus Brunner che ha parlato di piena solidarietà con la Spagna, definendo la crisi un test per la resilienza europea. La lettera attribuisce la crisi alle regole che ostacolano i rimpatri e alle regolarizzazioni di massa, che darebbero l'impressione che entrare illegalmente porti a un permesso di soggiorno: è la tesi dell'effetto richiamo, sottoscritta da ventidue governi europei. Dei firmatari, secondo le affiliazioni europee dei rispettivi capi di governo, cinque stanno a destra, quindici al centro e due soltanto a sinistra. Non è però una questione di colore politico, e lo dice la seconda firma accanto a quella di Meloni: Mette Frederiksen, prima ministra danese e leader dei socialdemocratici, che in parlamento ha indicato come obiettivo del suo governo zero richiedenti asilo. Non è una figura retorica: le domande d'asilo in Danimarca sono calate dell'88,4 per cento dal 2015 e l'anno scorso gli accolti sono stati 860. Dietro c'è un calcolo che in Danimarca, e solo lì per ora, ha per un po’ funzionato. Il Partito Popolare Danese, la formazione di destra radicale che per vent'anni ha condizionato i governi del paese vendendo i propri voti in cambio di leggi sempre più dure sull'immigrazione, nel 2015 aveva preso il 21 per cento, e dopo che i socialdemocratici ne hanno adottato le richieste è crollato all'8,7 nel 2019 e al peggior risultato della sua storia nel 2022. Da qui il ragionamento che circola in mezza socialdemocrazia europea, laburisti britannici compresi: sull'immigrazione o occupi tu quello spazio, o lo occupa l'estrema destra. Alle elezioni del 24 marzo 2026, però, i socialdemocratici danesi hanno perso la maggioranza con il 21,9 per cento, il peggior risultato dal 1903, mentre il Partito Popolare Danese tornava a guadagnare seggi. Il modello che i ventidue invocano, in Danimarca, non è stato premiato alle urne. La lettera non nasce con Ceuta. Nel maggio 2025 Meloni e Frederiksen ne avevano promossa un'altra, firmata da nove Stati, contro l'interpretazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo: con loro Austria, Belgio, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Repubblica Ceca, sette nomi che si ritrovano tutti tra i ventidue dell’1 agosto. Per le repubbliche baltiche il confine è una questione di difesa e non di asilo, dopo l'operazione con cui nel 2021 la Bielorussia portò in aereo migliaia di persone spingendole verso la frontiera polacca e lituana. Da lì il vocabolario della lettera, che parla di strumentalizzazione dei migranti e di minacce ibride, cioè di un confine usato come arma da uno Stato ostile, ed è qualcosa che nasce nell'Europa orientale in particolare sui confini con la Federazione Russa. Il dato più istruttivo è però chi non ha firmato. Oltre all'Irlanda, che presiede il Consiglio ed è destinataria della lettera, e alla Spagna, che è l'imputata, mancano Francia, Portogallo e Lussemburgo. Portogallo e Lussemburgo hanno governi di centrodestra, e il Portogallo è l'unico Stato dell'Unione che con la Spagna un confine terrestre ce l'ha davvero. Chi aveva qualcosa da perdere se quelle persone si fossero spostate verso un altro paese si è sfilato, mentre l'Italia, che con la Spagna non condivide alcun confine, è andata più in là di tutti: due giorni dopo le prime immagini si è fatta promotrice di una tesi partita dagli account di Vox e di Reform UK, diventata il preambolo di un documento firmato da ventidue capi di governo. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares l'ha detta così a TVE, la televisione pubblica spagnola: uno sforzo internazionale reazionario sincronizzato ha amplificato in fretta bugie sull'integrità di Schengen e sull'operato spagnolo, rilanciate anche da alcuni governi europei. Ha aggiunto un dato che nessuno dei firmatari ha citato: sulla rotta mediterranea la Spagna ha oggi il numero più basso di ingressi irregolari, l'Italia il più alto. Quanto alla presidente della Commissione, il 31 luglio aveva definito inaccettabili le immagini di Ceuta e dichiarato che nessuno può entrare nell'Unione senza rispettarne le regole. Tre giorni dopo, in una lettera a Sánchez, si è complimentata con Madrid per la rapidità con cui aveva chiuso la crisi. Iscriviti alla nostra Newsletter Consenso all’invio della newsletter: Dai il tuo consenso affinché Valigia Blu possa usare le informazioni che fornisci allo scopo di inviarti la newsletter settimanale e una comunicazione annuale relativa al nostro crowdfunding. HP Come revocare il consenso: Puoi revocare il consenso all’invio della newsletter in ogni momento, utilizzando l’apposito link di cancellazione nella email o scrivendo a : Puoi revocare il consenso all’invio della newsletter in ogni momento, utilizzando l’apposito link di cancellazione nella email o scrivendo a [email protected] . Per maggiori informazioni leggi l’informativa privacy su www.valigiablu.it. I numeri dell'economia spagnola Gli altri numeri taciuti sono quelli dell'economia spagnola, la più veloce dell'eurozona per il terzo anno di fila: l'OCSE le assegna per il 2026 una crescita del 2,2 per cento contro circa l'1,1 dell'area, e gli occupati iscritti alla previdenza sociale hanno toccato il record di 22,3 milioni. Goldman Sachs, non sospettabile di simpatie socialiste, le riconosce una crescita tre volte più rapida dell'area euro e la produttività per ora lavorata più alta fra le quattro maggiori economie dell'Unione dal 2021. Nel secondo trimestre del 2026 è cresciuta dello 0,7 per cento mentre Germania, Francia e Italia rallentavano. Un secondo dato riguarda l'immigrazione. Nella previsione economica sulla Spagna la Commissione Europea attribuisce l'aumento dei consumi alla crescita del numero di persone che lavorano, in un contesto di immigrazione sostenuta. È il documento con cui Bruxelles fa i conti agli Stati membri: la Spagna cresce anche perché ci arrivano persone, mentre la Germania si contrae con una popolazione in età da lavoro in calo. I limiti esistono e sono documentati. Il rapporto della scuola di economia Esade prevede che la corsa rallenti e avverte che i risultati non bastano a mantenerli: la questione della casa è fuori controllo nelle grandi città e i salari inseguono. Né a Sánchez mancano i guai veri per problemi di corruzione interna al partito. Ma il quadro è questo. Un governo socialista che nel 2024 ha riconosciuto lo Stato di Palestina, che ha rifiutato di portare la spesa militare al cinque per cento del prodotto interno lordo come chiedeva la NATO, che ha negato agli Stati Uniti le basi per la guerra all'Iran e che nel 2026 ha regolarizzato centinaia di migliaia di stranieri guida l'economia che in Europa va meglio di tutte. Ogni cosa che la destra radicale indica come preludio del collasso, in Spagna convive con i numeri migliori del continente. Chi attacca Sánchez ha quindi materiale giudiziario reale, però sceglie di lavorare su Ceuta. La differenza tra i due terreni è misurabile: un'inchiesta per corruzione si argomenta in mesi davanti a un pubblico che deve leggerla e comprenderla, una fotografia di uomini che scavalcano una recinzione si diffonde in ore davanti a un pubblico che non deve fare niente a parte seguire i propri bias. La rete che ha moltiplicato le immagini Sulle stesse fotografie si è mossa anche un'altra macchina. Il 31 luglio il ministro degli Esteri ucraino ad interim Andrii Sybiha ha scritto che i suoi analisti avevano contato oltre 1.500 pubblicazioni su Ceuta in una rete di siti filorussi, circa 300 delle quali sulla sola edizione spagnola di Pravda e più di venticinque per ciascuna edizione di RT. È un conteggio del ministero ucraino, non verificato in modo indipendente, quindi va letto come stima di parte. La rete, però, ha un nome e un'attribuzione. Nel febbraio 2024 VIGINUM, l'agenzia del Segretariato generale della difesa nazionale francese, ha pubblicato il rapporto su Portal Kombat: 123 finti portali di informazione, poi oltre 220 che non producono contenuti propri ma riciclano materiale russo in francese, tedesco, spagnolo e inglese. DFRLab e la finlandese CheckFirst hanno ricondotto l'infrastruttura a TigerWeb, azienda con sede in Crimea, e l'osservatorio europeo sui media digitali ha documentato che dopo lo smascheramento la rete ha continuato ad aggiungere lingue. Ne abbiamo già ricostruito la storia e il funzionamento, compreso il modo in cui viene ora usata per addestrare i chatbot occidentali. Cosa significhi va detto con prudenza: quei portali hanno traffico modesto e servirebbero soprattutto a moltiplicare le citazioni di una stessa tesi, quindi quante di quelle pubblicazioni siano state lette resta ignoto. E l'amplificazione che a Ceuta ha prodotto conseguenze politiche non è arrivata da Mosca: è arrivata da Vance, da due dirigenti di Reform UK, dalla leader di Alternative für Deutschland, dal presidente del Partito Popolare Europeo e da ventidue capi di governo i cui rapporti con il Cremlino sono eterogenei. La propaganda dopo la smentita Il caso più istruttivo è arrivato a crisi finita. Il 3 agosto, con quasi tutte le persone ormai rientrate in Marocco, il creatore di contenuti americano Nick Shirley ha pubblicato su X un video girato a Ceuta annunciando di mostrare “la verità”: oltre sessantamila migranti che si nasconderebbero nelle montagne e nella città per raggiungere l'Europa continentale. Il filmato è stato rilanciato nel giro di ore da Gateway Pundit, WorldNetDaily, PJ Media e dalla stampa conservatrice ungherese. Chi sia Shirley conta più del video. Ha 23 anni e si è fatto conoscere il 26 dicembre 2025 con un filmato di 42 minuti in cui sosteneva che dieci asili nido gestiti da somalo-americani in Minnesota avessero sottratto oltre 100 milioni di dollari di fondi pubblici. Il metodo: entrare fingendo di iscrivere un figlio inesistente e, non potendo filmare all'interno, concludere che quegli asili fossero strutture di facciata. Gli investigatori del Minnesota hanno poi svolto controlli di conformità e hanno riferito che i centri ripresi nel video funzionavano regolarmente. Il video però era già diventato materiale politico. Il vicepresidente JD Vance lo ha rilanciato scrivendo che Shirley aveva fatto giornalismo più utile di tutti i vincitori dei premi Pulitzer 2024, ha annunciato la creazione di un incarico federale dedicato alle indagini sulle frodi a partire dal Minnesota, e l'amministrazione ha congelato i pagamenti per l'assistenza all'infanzia a cinque Stati governati dai democratici. Pochi mesi dopo Shirley ha appoggiato pubblicamente il lavoro di un altro creator su una presunta invasione ebraica del New Jersey, rispondendo con due parole: “esponete tutto”. Gli antisemiti, però, sono sempre gli altri. L'International Business Times, che ha ricostruito l'episodio in cui Shirley, a Ceuta, è stato inseguito da un uomo armato di coltello e scortato via dalla polizia spagnola, annota che diverse sue affermazioni più generali sui livelli migratori e sulle condizioni della città non risultano verificate in modo indipendente, che le autorità spagnole non le hanno confermate e che quello che afferma Shirley non è verificato da nessuna parte. Le due cose che il video annuncia, del resto, sono smentite dai fatti già noti: le persone erano tornate indietro, e da Ceuta alla penisola si passa comunque per un posto di polizia. Per le strade della città, nel video, Shirley è accompagnato da Javier Mansilla, che sul proprio canale YouTube si presenta come economista iscritto all'albo (ma che i media conservatori presentano come una sorta di vigilante) e che dall'aprile 2022 pubblica quelle che chiama audit di strada, aperte dalla domanda se il pubblico sia stanco della propaganda. Il formato è fisso e si legge nei titoli del catalogo del canale e somiglia molto a diversi canali di disinformazione proliferati dopo l’avvento dei generatori di immagini IA: “arrivo a Ceuta e succede questo”, “arrivo a Madrid e succede questo”, “arrivo a Gran Canaria ed ecco quello che nascondono”, “non andare a Roma senza aver visto questo perché mi aggrediscono”, “non andare a Marsiglia perché mi aggrediscono in diretta”. Le anteprime sono sempre la stessa inquadratura: lui a pochi centimetri dal volto di un uomo di colore minaccioso generato con l’intelligenza artificiale, con la stessa qualità di un post della Lega. In poco più di quattro anni il canale ha superato i cinque milioni e novecentomila visualizzazioni. I numeri dicono anche quanto rende il tema. Il video sull'economia sommersa di Siviglia, pubblicato due settimane prima, era a 30mila visualizzazioni. Quello girato a Ceuta, in due giorni, ne aveva già fatte 195mila. Cosa ci rimane Nel sondaggio sul blackout di Valencia c'è un dato sulla relazione tra informazione e pregiudizio. Otto spagnoli e otto britannici su dieci sanno che la crisi climatica è causata dagli esseri umani, quindi sanno leggere un dato scientificamente sostenuto, ma come detto sette su dieci hanno comunque creduto ad almeno una narrazione falsa sulle cause dell'interruzione di corrente. Sapere come stanno le cose non ha protetto dalle conseguenze politiche: è lo stesso schema che abbiamo documentato nel modo in cui i partiti di estrema destra europei usano le piattaforme. Il costo non ricade su chi le produce, produrre disinformazione è molto facile ed economico. A Valencia per le alluvioni sono morte più di 200 persone e a Ceuta almeno 72 secondo il governo spagnolo, 88 secondo le autorità della città, e nessuno dei quattro attori che avevano indicato all'Europa la destinazione di quegli uomini è tornato sull'argomento quando si è saputo che rientravano in Marocco a piedi: le dichiarazioni e le immagini restano online senza rettifiche. La Spagna, intanto, continua a crescere del doppio della media europea, e qui la cosa riguarda anche i Paesi che con Ceuta non c'entravano. Finché esiste un governo che tiene insieme riconoscimento della Palestina, rifiuto del riarmo al cinque per cento, regolarizzazione di massa e i migliori dati dell'eurozona, la tesi secondo cui quelle politiche portano al collasso è palesemente falsa. Smentire quei numeri richiede altri numeri, e non ce ne sono. Compromettere la reputazione del paese che li produce richiede invece una fotografia sui social e qualche creator prezzolato o che vive di visualizzazioni. Non possiamo dire con sicurezza chi si sia impegnato per ottenere quel risultato, ma intanto abbiamo governi extra EU presi a cavalcare una crisi che non li riguarda, l’internazionale nera mobilitata e gli influencer MAGA che vanno a Ceuta per produrre disinformazione. E possiamo dedurre con un certo margine di sicurezza a chi torna utile tutto questo. Immagine in anteprima: frame video New York Times

