Lotito e i timori dentro FI di una rivolta dei tifosi della Lazio nelle urne. Rocca: «Fa perdere voti? Il tema esiste»
Roma/Politicadi Adriana Logroscino Il presidente della Lazio e senatore di Forza Italia respinge le accuse: «I fatti dicono il contrario» Claudio Lotito e Adriano Galliani (Ansa) «Con tutto il rispetto per le opinioni del governatore Rocca, i fatti testimoniano il contrario». Claudio Lotito, presidente della Lazio e senatore di Forza Italia, respinge così il timore che le contestazioni dei tifosi della squadra romana impattino sul consenso del partito. Al Foglio, il presidente del Lazio Francesco Rocca, tifoso biancoceleste, aveva dichiarato: «Lotito fa perdere voti? È un tema che esiste. È quello che si rischia quando si ha un doppio incarico». Il riferimento è alle «minacce» del tifo organizzato, che da tempo contesta il patron, di ritorsioni nelle cabine elettorali. Nei mesi scorsi avevano rivendicato di aver avuto un impatto sul referendum sulla giustizia: tema assai caro proprio a FI, su cui il centrodestra ha registrato la prima sconfitta. I rischi sulla legge elettorale Lotito è noto per la battuta sempre pronta, come raccontano i senatori che hanno partecipato all’ultima riunione sulla legge elettorale. Tajani, tra le ragioni per introdurre le preferenze, aveva indicato il rischio, in caso contrario, di incostituzionalità: «La Corte potrebbe farci saltare la riforma», le parole del segretario. «Ma magari», il commento caustico del senatore tra le risate amare dei presenti. Questa volta, però, ai timori di Rocca, Lotito replica in modo asciutto. Fa mostra di non aver letto. «Non so nulla», è la prima risposta che prelude a una repentina chiusura della telefonata. Quindi il breve riferimento ai «fatti che dimostrano l’opposto». Tuttavia un «rischio Lotito» sul consenso è confermato, sotto anonimato, come argomento frequente tra i forzisti di provenienza laziale. Regione, peraltro, di origine e residenza del segretario e di altri alti dirigenti a Tajani assai vicini, come Gasparri e Barelli. Per Lotito, che nel 2022 è stato candidato nel Molise, si ipotizza una corsa in Calabria per le prossime Politiche. Altra regione divenuta di recente cuore dei suoi interessi calcistici: sollecitato e coinvolto — «stalkerizzato», dichiarava lo stesso Lotito in occasione della presentazione — dal sindaco forzista di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, il patron della Lazio è diventato proprietario della Reggina. «Mio padre era calabrese, mi riconosco nella determinazione dei calabresi — le sue parole —. Niente dietrologie politiche. Sono qui con un progetto per una città che ha senso di appartenenza». Mentre tutta FI è alle prese con l’assorbimento delle preferenze, pretese da FdI, e con Tajani fa i conti — «Se prendiamo il 10%, il 95% dei nostri eletti sarà composto da capilista», dice il segretario ai suoi — i dirigenti azzurri laziali si preoccupano dell’effetto Lotito sul voto.

