
Elezioni in Russia: la Corte Suprema esclude Yabloko
Internazionale
Dazi, cittadinanza e Fed: Trump sfida la Corte Suprema dopo le sconfitte
Esteri“Sono il più grande piagnucolone… Piagnucolo e piagnucolo finché riesco a vincere”. Così Donald Trump, in un’intervista concessa a Chris Cuomo della Cnn durante la sua prima campagna elettorale nel 2015, descrisse la sua tenacia. Questa strategia di Trump, appresa dal suo avvocato e mentore Roy Cohn (1927-1986), consiste nel considerare la realtà malleabile e nel non accettare mai una sconfitta, concentrandosi invece sull’attacco agli avversari, senza mai riconoscere i propri errori né mostrare debolezza. Trump usa questa tenace strategia anche con la Corte Suprema, nei casi poco frequenti in cui si vede sconfitto dal supremo organo giudiziario degli Usa. In tempi molto recenti, la Corte Suprema ha bacchettato il presidente Usa in alcuni casi fondamentali, come i dazi, il diritto alla cittadinanza per nascita, il licenziamento di Lisa Cook dalla Federal Reserve, ecc. In queste vicende Trump non si è arreso e ha intrapreso altre strade per aggirare i limiti impostigli dalla magistratura. Nel caso dei dazi iniziali imposti in occasione di quello che lui dichiarò “Liberation Day”, la Corte Suprema li dichiarò illegali nel febbraio scorso, con una decisione di 6-3. Trump andò su tutte le furie, attaccando i giudici, ma subito dopo li ripristinò usando un’altra legge che però gli permise di mantenerli fino al 24 luglio. Subito dopo impose altri dazi usando un’altra legge, sostenendo che i prodotti che entravano negli Usa da 60 Paesi erano fabbricati con lavoro forzato. Trump non ammise la sconfitta e ha cercato, con relativo successo, di andare oltre la Corte Suprema. Ciononostante, la decisione della Corte lo ha costretto a rimborsare alle aziende che lo avevano denunciato i soldi incassati dal Tesoro americano. Nel caso della cittadinanza per nascita, lo ius soli, che garantisce la cittadinanza americana a tutti quelli nati in America, inclusi i figli di individui senza residenza legale, Trump ha reagito in maniera simile. In questo caso ha fatto passi indietro e ha annunciato due nuovi ordini esecutivi specifici per non darla vinta alla Corte Suprema. Il primo amplia l’ineleggibilità alla cittadinanza per includere “nemici degli Stati Uniti e gruppi terroristici stranieri”, come pure i figli di rappresentanti diplomatici. La legge attuale, infatti, esclude già questi individui. Il secondo ordine esecutivo sulla cittadinanza prende di mira i figli nati in America da genitori con visti turistici, che Trump asserisce costituiscano una grande industria. In realtà, i casi che rientrano in questa categoria sono rarissimi. Le donne che possono permettersi il lusso di venire in America con un visto turistico nell’ultimo mese di gravidanza per far acquisire la cittadinanza ai neonati non si interessano necessariamente a questo diritto. In linea generale, queste donne vivono bene nei loro Paesi e la cittadinanza americana avrebbe pochissimo valore. Poco importa. I due nuovi ordini esecutivi mirano al desiderio di Trump di non accettare mai una sconfitta, ma allo stesso tempo di inviare segnali ai suoi sostenitori che lui lavora per loro, senza tregua, come il loro guerriero. C’è poi il caso di Lisa Cook, membro della Federal Reserve, che Trump ha cercato di licenziare, ma la Corte Suprema glielo ha impedito. Adesso Trump sta provando di nuovo e le ha inviato una lettera, asserendo che ha rilasciato “dichiarazioni false su uno o più contratti per un mutuo”. La strada non sarà facile, perché dovrà dimostrare che le accuse sono veritiere e la Cook ha tutte le intenzioni di resistere. Se Trump con frequenza cerca strade alternative quando la Corte Suprema non gli sorride, non desiste dal presentare ricorsi ai magistrati più alti del Paese. In un recentissimo caso, Trump ha chiesto che la Corte Suprema invalidi la decisione di un giudice federale sul voto per corrispondenza. In caso negativo, il 47esimo presidente con ogni probabilità cercherà di aggirare i giudici per ottenere i suoi obiettivi. Anche altri presidenti in tempi recenti hanno seguito la stessa strada quando hanno subito decisioni sfavorevoli, ma nessuno di loro ha attaccato i membri della Corte Suprema come ha fatto l’attuale inquilino della Casa Bianca. Questi attacchi ai magistrati hanno creato un clima di alta tensione e preoccupazione per la sicurezza dei giudici. In una recente audizione al Congresso, Elena Kagan e Amy Coney Barrett, due dei nove membri della Corte Suprema, hanno chiarito che i magistrati temono per la loro sicurezza. In un esempio molto personale, Coney Barrett ha descritto lo shock dei suoi figli quando, in un’occasione, si è tolta il giubbotto antiproiettile dopo essere ritornata a casa. Gli attacchi ai giudici, però, arrivano anche dalle bocche dei membri del governo di Trump. Todd Blanche, il neo-confermato procuratore generale, nel mese di dicembre dell’anno scorso ha postato su X (già Twitter) un messaggio attaccando “i giudici canaglia” che non seguono la legge. Per questa sua affermazione si è beccato il rimprovero della New York State Bar Association sulla scorrettezza di queste asserzioni. Se Trump ha poco da temere, tenendo presente l’immunità per gli atti ufficiali concessagli proprio dalla Corte Suprema, i suoi collaboratori devono fare attenzione, specialmente gli avvocati. Le Bar Association sono molto attente ai comportamenti non etici e possono, in casi estremi, revocare la licenza professionale. Domenico Maceri PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications. —

Aggressione sessuale, Trump perde ancora contro Carroll: la Corte Suprema respinge il ricorso
2026La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto per la seconda volta la richiesta di Donald Trump di annullare le decisioni delle giurie che lo hanno ritenuto responsabile di aver aggredito sessualmente e diffamato la scrittrice E. Jean Carroll. I giudici non hanno fornito motivazioni per la scelta di non esaminare il ricorso dell'ex presidente. PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ Lo scorso luglio Trump e il Dipartimento di Giustizia avevano chiesto alla Corte Suprema di intervenire sul verdetto relativo alla causa per diffamazione, che aveva portato alla condanna al pagamento di 83 milioni di dollari, circa 71 milioni di euro, a Carroll. La vicenda giudiziaria nasce dalle accuse mosse dalla scrittrice contro Trump. Carroll ha raccontato davanti a due giurie di New York di essere stata aggredita sessualmente dall'allora imprenditore nel 1996, all'interno del camerino di un grande magazzino. Le accuse sono state rese pubbliche per la prima volta nel 2019, attraverso un memoir. Trump ha sempre negato di aver commesso il fatto e ha sostenuto di non aver mai incontrato Carroll. Dopo la pubblicazione delle accuse, l'allora presidente aveva inoltre definito la storia inventata e accusato la scrittrice di averla diffusa per aumentare le vendite del libro, arrivando a dichiarare che Carroll "non è il mio tipo". ARCHIVIO - E. Jean Carroll esce dal Tribunale federale di New York dopo che l'ex presidente Donald Trump è comparso in aula, il 6 settembre 2024, a New York. AP Photo/Eduardo Munoz Alvarez, File Le due cause e i risarcimenti Carroll ha successivamente citato Trump per diffamazione, sostenendo che le sue dichiarazioni pubbliche avevano danneggiato la sua reputazione. In una prima causa, una giuria civile di New York ha stabilito che Trump era responsabile dell'aggressione sessuale e della diffamazione, condannandolo a versare 5 milioni di dollari di risarcimento. Lo scorso mese l'ex presidente ha effettuato il pagamento, pari a circa 5,6 milioni di dollari, secondo quanto riportato nel testo della vicenda. Una seconda giuria ha poi condannato Trump a pagare 83 milioni di dollari per le dichiarazioni diffamatorie rivolte a Carroll. È su questo secondo verdetto che Trump e il Dipartimento di Giustizia avevano chiesto l'intervento della Corte Suprema. La decisione dei giudici rappresenta il secondo rifiuto di esaminare un ricorso presentato da Trump nel tentativo di cancellare i risarcimenti riconosciuti alla scrittrice. La sentenza resta quindi in vigore.

La Corte Suprema russa conferma l'esclusione di Yabloko dalle elezioni
sitoLa Corte Suprema russa ha respinto oggi in secondo grado l'appello presentato dal partito dell'opposizione Yabloko, che contesta apertamente l'intervento armato in Ucraina, contro la sua esclusione dalle elezioni parlamentari del mese prossimo. Il partito ha annunciato che presenterà un nuovo appello presso il Presidio della stessa Corte Suprema, ha annunciato il suo avvocato, Gadzhi Aliyev, parlando con l'agenzia Tass. Alcune decine di sostenitori di Yabloko che si erano radunati davanti alla sede della Corte per protestare contro l'esclusione dalle elezioni sono stati fermati, secondo quanto riferisce l'ong Ovd-Info, specializzata nell'assistenza legale agli oppositori. La stessa organizzazione stima che i fermati, portati presso diverse stazioni di polizia, potrebbero essere fino a 85, ma diversi di loro hanno cominciato ad essere rilasciati dopo aver ricevuto un avvertimento. Il 10 agosto la Corte Suprema aveva deciso di escludere Yabloko dalle elezioni in programma dal 18 al 20 settembre accogliendo una richiesta del piccolo partito nazionalista filo-Cremlino Rodina, secondo il quale Yabloko aveva violato la legislazione in materia di proprietà intellettuale in alcuni post sul suo sito e aveva ricevuto fondi da persone finanziate da Stati esteri. Uscendo dalla sede della Corte Suprema, il leader di Yabloko, Nikolai Rybakov, ha affermato che presto il partito annuncerà un nuovo piano per poter continuare la sua attività. Sempre oggi un giudice della regione di Pskov ha condannato il vicepresidente del partito, Lev Shlosberg, a 11 anni e un mese di carcere per aver "screditato" e diffuso "notizie false" sull'esercito russo, secondo quanto riferito dal Moscow Times. Riproduzione riservata © Copyright ANSA
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