Cosa ha detto il cardinale Zuppi al funerale di Guccini | “Troverai finalmente l’infinito”: il discorso
ChiesaIl cardinale Matteo Zuppi ha ricordato Francesco Guccini alle esequie tra fede, canzoni e memoria: "Il dubbio era il modo di stare davanti alle cose" ZUPPI E L’ULTIMA DOMANDA DI GUCCINI Il saluto di Matteo Zuppi a Francesco Guccini è stato anche un dialogo a distanza con quell’uomo che si definiva “agnostico possibilista”, ma che non aveva mai smesso di interrogarsi sul senso della vita. Nel suo intervento alle esequie private di Guccini, celebrate a Pavana, il cardinale ha ripercorso proprio quella ricerca, rileggendo tramite le parole e le canzoni del cantautore il rapporto con il tempo, la morte, l’amore, il dubbio e la speranza. FRANCESCO GUCCINI | Smonta la sentinella, ma rimane viva la sua domanda Zuppi ha ricordato in primis una promessa fatta dall’amico quando i due avevano parlato dell’ultimo saluto. Guccini gli aveva detto che avrebbe gradito la sua presenza e, scherzando, aveva immaginato che un giorno avrebbe potuto essere lui a ricambiare. “Tocca a me”, ha detto il cardinale, prima di rivolgersi a Francesco: non per dare risposte definitive, ma per accompagnarlo verso quella luce che, secondo Zuppi, il cantautore aveva già intravisto nella bellezza della vita. FRANCESCO GUCCINI | "A Bologna nel 77, con Chieffo, due Auschwitz e gli 'appestati' di Cl" È proprio il tema della ricerca a diventare il filo conduttore del discorso. Zuppi non ha cercato di cancellare l’agnosticismo di Guccini né di trasformarlo, dopo la morte, in qualcosa di diverso. Al contrario, ha valorizzato quella posizione come una continua apertura alle domande. Il cardinale ha ricordato come il cantautore si definisse “agnostico possibilista. In ricerca”. Una definizione che, nel suo discorso, assume un significato particolare: Guccini non aveva la pretesa di possedere risposte ultime e aveva fatto del dubbio una modalità onesta di stare davanti alla realtà. Zuppi, "vicinanza nella preghiera e cordoglio" per la morte di Guccini | L'amicizia tra canzoni e omelie Da qui il riferimento alla solitudine lasciata dalla sua morte. Gli amici, ha osservato Zuppi, si sono ritrovati “tutti un po’ più soli”, ma quella assenza convive con una presenza che continua attraverso le parole, la musica e i personaggi consegnati da Guccini alla memoria collettiva. LE CANZONI COME CHIAVE PER RACCONTARE GUCCINI Nel ricordare l’amico, Zuppi ha scelto di non separare l’uomo dall’autore. Le canzoni diventano così il modo più naturale per ricostruirne la sensibilità. Il cardinale ha richiamato il rapporto di Guccini con il tempo, una delle domande che più hanno attraversato la sua produzione. Il passare degli anni, la precarietà dell’esistenza e l’impossibilità di fermare ciò che fugge ritornano nel discorso tramite diversi riferimenti ai suoi brani. Ma il punto, per Zuppi, non è la nostalgia fine a se stessa: è la consapevolezza di un uomo che ha continuato a interrogarsi senza pretendere di arrivare a una conclusione definitiva. È in questo senso che il cardinale definisce Guccini “pellegrino dall’andatura precaria”. Un’immagine che riassume l’idea di un cammino mai considerato concluso, lontano dalla presunzione di avere raggiunto una verità definitiva. E proprio alla ricerca di una risposta ultima è legato uno dei passaggi più intensi dell’intervento. Riprendendo Van Loon, Zuppi immagina Francesco oltre la morte, con i suoi libri, i suoi amici e la sua storia, fino a quel luogo che rappresenta il compimento della ricerca: “troverai un tuo luogo, una tua storia, i tuoi libri, i vecchi amici e, finalmente, l’infinito”. IL DUBBIO, LA FEDE E LA PRESENZA DI DIO Per quanto riguarda la dimensione religiosa, forse il passaggio più delicato del discorso, Zuppi ha costruito il suo ragionamento senza negare la distanza tra la propria fede e l’agnosticismo di Guccini. Ha però individuato nella continua ricerca del cantautore un terreno comune. Il dubbio non era per Guccini una fuga dalle domande, ma il modo per affrontarle senza costruirsi certezze artificiali: “Il dubbio era il modo di stare davanti alle cose senza barare, in modo integro”. Secondo Zuppi, proprio questa disponibilità a continuare a cercare porta Guccini vicino a una dimensione spirituale. “Non hai smesso di chiedere e di ascoltare”, ha detto, collegando la ricerca del cantautore alla propria visione della fede: chi pone al centro le grandi domande sull’uomo può arrivare a riconoscere anche la presenza di Dio. È un punto significativo perché restituisce il senso del rapporto tra i due: non una contrapposizione tra credente e non credente, ma un confronto costruito sulle domande che entrambi consideravano importanti. “LE IDEOLOGIE CONFONDONO”: IL GUCCINI RACCONTATO DA ZUPPI Nel discorso c’è anche il Guccini civile e politico, quello che nelle sue canzoni ha criticato il conformismo, il potere, le rigidità ideologiche e ogni forma di prepotenza. Zuppi ha ricordato questo tratto del suo carattere partendo dalla critica ai dogmatismi. Ha accostato alcuni dei bersagli della scrittura gucciniana alle parole del Vangelo, sottolineando la comune diffidenza verso chi pretende di imporre una verità schiacciando gli altri. “Le ideologie confondono, fanno male”, ha affermato il cardinale. E subito dopo ha restituito un’immagine affettuosa dell’amico: non un uomo interessato all’esibizione, ma qualcuno capace di comunicare con delicatezza, discrezione e una profondità maturata anche attraverso le proprie origini montanare. “Alieno all’esibizione, eppure delicatissimo nel comunicare”, così lo ha definito. LA MORTE NEL GIORNO DELLA TRASFIGURAZIONE Un altro elemento sul quale Zuppi si è soffermato è la data della morte di Guccini: il 6 agosto. Una coincidenza che, nel suo discorso, assume un significato religioso e storico. Infatti, è il giorno della festa della Trasfigurazione, ma anche l’anniversario della morte di Paolo VI e la data legata al ricordo di Hiroshima. Il cardinale ha collegato questi elementi alla necessità di scegliere la pace e il dialogo contro la violenza. “Dobbiamo imparare a vivere senza ammazzare”, ha affermato, trasformando ancora una volta il ricordo di Guccini in una riflessione sull’uomo e sulla storia. Il riferimento a Paolo VI diventa così anche un passaggio sul tema della luce, già presente all’inizio del discorso quando Zuppi immagina Guccini davanti a quella realtà che in vita aveva cercato senza mai pretendere di possederla. L’IRONIA FINO ALL’ULTIMO SALUTO Non poteva mancare, infine, l’ironia. Perché anche nel momento più doloroso – ha ricordato Zuppi – Guccini avrebbe probabilmente portato con sé quella capacità di alleggerire le situazioni più difficili con una battuta, senza mai perdere profondità. Il cardinale ha quindi immaginato l’amico nell’aldilà insieme agli amici di sempre, mantenendo quel tono scherzoso che apparteneva alla sua scrittura. E ha chiuso il ricordo tornando a una delle caratteristiche più autentiche del cantautore: la capacità di interrogarsi senza smettere di vivere. Il saluto di Zuppi si è concluso con la benedizione, chiedendo che Francesco possa incontrare Cristo e ritrovare i propri cari “nella gioia senza fine”, in quella dimensione di luce e pace evocata lungo tutto il discorso. Alla fine resta soprattutto quell’immagine: Guccini che continua il suo viaggio, questa volta senza più la necessità di trovare una risposta. Per Zuppi, dopo una vita trascorsa a cercarla nelle canzoni, nei libri, nell’ironia e nelle domande, Francesco può finalmente incontrare “l’infinito”.
