“Odissea”: il kolossal di Nolan sul viaggio di Ulisse coinvolge e regala forti emozioni
Cinema“Odissea”: il kolossal di Nolan sul viaggio di Ulisse coinvolge e regala forti emozioni | In In Cinema | Di Di Andrea Aloi Condividi Facebook Twitter WhatsApp Email Nel luglio del 2023 Christopher Nolan aveva colonizzato le sale con “Oppenheimer” e condiviso un mega successo con “Barbie” di Greta Gerwig (solo in Italia l’uscita dei due blockbuster era stata sfalsata di un mese). Universal battuta al botteghino dalla Warner, poco meno di un miliardo di dollari per il drammatico biopic sul padre della tomba atomica, quasi un miliardo e mezzo per il mondo in rosa della bambola sulla via di una presa di coscienza. In questo torrido luglio il regista londinese spadroneggia in beata solitudine e si annusano cifre da record per la sua magniloquente, catturante “Odissea” di quasi tre ore, con protagonista Matt Damon, prodotta e distribuita da Universal con una clamorosa potenza di fuoco: solo in Italia viene proiettata in 709 sale. Ben poche quelle dotate della strumentazione adatta a restituire la nitida profondità di campo e il senso di immersività del primo lungometraggio girato con le cineprese Imax su pellicola da 65 millimetri. La pellicola è costata 250 milioni Uno schietto kolossal, costato 250 milioni efficacemente spesi per il viaggio interiore e mondano di un Ulisse gravato dalla nostalgia e ferito dalla colpa, responsabile primo dell’inganno che ha consentito agli achei di entrare nel cuore di Troia nascosti nell’enorme cavallo ligneo fatto passare come dono da sacrificare agli dei. E dopo l’inganno la strage di guerrieri e d’innocenti, sigillo finale di una guerra durata dieci anni e ce ne vorranno altrettanti al re di Itaca per percorrere gli 850 chilometri che lo separano da Penelope (Anne Hathaway, una presenza attoriale smagliante), tra divagazioni, smemoramenti col loto ammannito da Calipso, la ninfa di Ogigia (Charlize Theron), peripezie garantite dal ciclope Polifemo (Bill Irwin), dai corpacciuti e brutali Lestrigoni – piacerebbero a Trump, sono muniti di armature in acciaio: Ulisse ha forse varcato una soglia spazio-temporale? Ma l’ “Odissea” è questo, è valico, incantamento, cammino nell’ignoto di dentro e di fuori – e da naufragi di ogni sorta, fino a lambire il terribile gorgo tra Scilla e Cariddi. Su e giù per il Mediterraneo nel XIII secolo avanti Cristo, quando gli dei si facevano sentire tuonando, assistevano benevoli, come fa Minerva (ruolo curiosamente affidato a Zendaya) o diventavano cattivelli in preda all’ira come Poseidone, intenzionato a farla pagare al callido Ulisse, sfuggito dalla caverna del figlio Polifemo dopo averlo accecato. Non meno peripatetica è stata la produzione del film, girato tra Marocco, Grecia, Islanda, Scozia, Sicilia, Eolie, Egadi e Ostia, paesaggi congrui ai vari climax del ritorno dell’eroe, dirupi, boschi, costiere ora morbide ora respingenti, un mondo dove ci si sente immersi soprattutto dallo sguardo di Nolan, qui fortemente impegnato a coniugare il mito e il fantastico (niente a che vedere col fantasy, please) con un immanente realismo. Nessuna scena con l’aiutino dell’AI, pochi effetti speciali, luce naturale d’albe e crepuscoli, cieli tersi e pelaghi imbizzarriti. Un “fare cinema” che ha ingaggiato severamente la troupe e fa venire in mente “Revenant” di Iñárritu. Superbo il lavoro alla fotografia di Hoyte Von Hoytema, Oscar per “Oppenheimer”, e alle scenografie di Ruth De Jong, Larry Dias e Gene Serdena. Rocche, città assolate e polverose, ambienti disadorni rischiarati da fiaccole: una ricostruzione “storica” coinvolgente perché credibile. Tutti gli attori offrono un’interpretazione superlativa E accanto all’imponente Natura, i volti segnati dei compagni d’arme di Ulisse, da Euriloco (Himesh Patel) a Sinone (l’attore transgender Elliot Page) e dei “resistenti” di Itaca, ovvero Telemaco (Tom Holland, poco alla volta pronto a uscire dal cliché del belluccio da ragazzine adoranti) e il porcaro Eumeo (John Leguizamo) a viso aperto davanti alle intemperanze dei Proci, tra cui spicca quel fetente di Antinoo (Roger Pattinson), insultante al punto di far scaricare il cane Argo agonizzante su un cumulo di letame. Pagherà con gli interessi. Al buon esito del filmone, alla sua tenuta complessivamente armonica danno un robusto contributo le musiche di Ludwig Göransson (anche qui Oscar, ben tre, per “Oppenheimer” e “I peccatori” e “Black Panther”, entrambi di Ryan Coogler). Suoni metallici, echi di corde arcaiche e sincopate sonorità moderne si fondono a meraviglia. L’ “Odissea” era una sfida ideale per Nolan, stavolta non ha dovuto evocare la fisica quantistica (“Interstellar”, il suo capolavoro), entropia e algoritmi (“Tenet”), estrattori di sogni (“Inception”) per giostrare sul prediletto tema del Tempo, da dilatare, far correre all’inverso, manipolare. Ulisse è l’uomo in anticipo, testimone di una catastrofe e che rispetto al procedere dei giorni è insieme coinvolto ed estraneo. Ha combattuto, è rimasto sospeso, è rinato per ridare morte e poi sciogliere le vele, dopo aver affidato la corona di Itaca a Telemaco, verso l’arancio vivo di un sole nuovo, di pace. Verso un cominciamento e un Tempo mondato dal sangue perché non dimentico degli ammonimenti di Zeus sull’ospitalità e l’umano rispetto dell’altro. I soliti acchiappaclick si sono scatenati contro l’inverosimiglianza storica di questa “Odissea” e la mancanza di fedeltà, quindi, al poema omerico, a partire dalle navi di Ulisse che sarebbero simili a imbarcazioni vichinghe. Una ucronia intollerabile per i filologi della mutua, mentre basta una minuscola ricerca per rendersi conto che nel film veleggiano navi del tutto simili a quelle dell’epoca micenea. Per non dire dell’elmo buio e tecno di Agamennone (cameo del regista, oltre che attore, Benny Safdie), davvero somigliante alla maschera di Batman, e della presenza di interpreti neri, vedi il Bardo-Cantore di antiche gesta affidato al rapper Travis Scott e Lupita Nyong’o, nella duplice veste di Elena e Clitemnestra. Omero parla di Elena dalle bianche braccia, come si permette Nolan? Hollywood ormai distribuisce parti senza riguardi al colore della pelle, in modo da evitare accuse di discriminazione e qui si potrebbe discuterne. Meno contestabile la risposta di Nolan a chi sollevava dubbi: “A me interessava far sentire al pubblico di oggi ciò che poteva provare la gente nell’antica Grecia. I neri? il Mito è trasversale”. “Odissea” segna un punto a favore proprio riverberando le gesta, le miserie umane, gli eventi nell’universo omerico, fisico e mentale, dominato, pervaso dal Mito, fosse fabula tramandata o credenza nei segni meteorici del cielo e nell’incidenza degli dei nel quotidiano. Un’epoca ritenuta nei secoli seguenti gloriosa. Appunto: mitica. Altro che svoli a effetto. Nei tre “Batman” con Chistian Bale, Nolan aveva riscattato l’Uomo Pipistrello dal kitsch in cui l’aveva precipitato Joel Schumacher e lo aveva “ristrutturato” collocandolo in un contesto urbano normale e puntando sull’umanità di Bruce Wayne, che nel terzo film dà le dimissioni da supereroe. Questo suo Ulisse è in rotta verso un Sé diverso e consapevole, mica facile prendere a mano una storia spremutissima dal cinema (vedi il discreto “Itaca – il ritorno” con Ralph Fiennes e Juliette Binoche di Uberto Pasolini, uscito un paio d’anni fa) e restituircela gravida di emozioni perché colta nella sua immortalità e rivisitata con un touch da maestro dell’immagine. Un Polifemo così inquietante, versione gigantesca del Gollum nel “Signore degli Anelli” non lo si era ancora visto. E lascia il segno anche la Circe di Samantha Morton, donna dolente e offesa dalla brutalità istintuale degli uomini. Siamo ancora una volta davanti a un regista e sceneggiatore che difficilmente viene meno alla sua missione creativa e all’obiettivo di rapire lo spettatore e tenerselo stretto fino al The End.


