Ceuta e la solitudine di Sánchez: l'Europa gli rimprovera «l'attrattività» delle leggi sui migranti, proprio come l'ultradestra
Esteridi Irene Soave, da Berlino La crisi dei migranti in Spagna lascia il premier politicamente isolato, anche da leader di partiti tradizionalmente più moderati. Il «New York Times»: in Europa «l'ultradestra detta l'agenda» La risposta di chiusura della Ue alla crisi di Ceuta - 50-60 mila migranti dal Marocco arrivati a nuoto da giovedì sulle spiagge dell'exclave spagnola, o a piedi attraversando la frontiera di terra - lascia il premier spagnolo Pedro Sánchez politicamente isolato nel continente e nella scena interna, dove è già indebolito dagli scandali giudiziari che hanno coinvolto membri del suo governo e anche sua moglie Begoña. La maggioranza dei suoi omologhi europei, nella lettera di venerdì rivolta ai leader delle istituzioni Ue, gli muove le stesse critiche - circa le politiche migratorie adottate dal suo governo negli scorsi mesi - che gli muove la sua opposizione interna, di centrodestra e di destra estrema. Tanto che per molti analisti la crisi di Ceuta sarebbe una cartina al tornasole dell'aumentato potere dei partiti di ultradestra non solo in Spagna, ma in quasi tutto il continente: di domenica è un editoriale del New York Times sull'estrema destra che «detterebbe l'agenda» nella Ue, soprattutto in tema di politiche migratorie. La polemica sulle politiche migratorie di Sánchez La lettera di venerdì 31 luglio con cui ventidue leader Ue hanno chiesto «mano ferma» sulle frontiere a Ursula von der Leyen, al presidente dell'Europarlamento António Costa e al premier irlandese di turno alla presidenza del Consiglio europeo Micheál Martin, si concentra soprattutto sulle recenti politiche spagnole in termini di migrazione, che eserciterebbero un «potere attrattivo» (nella lettera: «pull factor») sulle migliaia di disperati che nei giorni scorsi hanno tentato l'«invasione» di Ceuta. In particolare, ad aprile 2026 il governo Sánchez ha annunciato una «sanatoria» per alcune categorie di migranti irregolari già residenti in Spagna, che possano dimostrare solidi legami lavorativi e famigliari nel Paese, provenienti soprattutto da Paesi dell'America Latina: hanno fatto domanda finora circa 1,2 milioni di persone, sarebbero eleggibili in 500 mila (e nessuno di chi arriva ipoteticamente da Ceuta). Sempre quest'anno, la Corte Suprema di Madrid ha dichiarato inapplicabile la procedura di «rimpatrio per direttissima» che si applicava finora a chi raggiungesse via mare le exclave spagnole di Ceuta e Melilla, rinviando invece le autorità alla più lunga procedura tradizionale. La stessa tesi - che proprio a queste politiche di gestione dell'immigrazione si debba l'«invasione» di Ceuta - è rappresentata in Spagna da tutta l'opposizione a Sánchez, dal centrodestra dei Popolari all'ultradestra di Vox (il cui leader Santiago Abascal è atteso a Ceuta nelle prossime ore). La risposta della Spagna e l'isolamento di Sánchez Sánchez ha risposto sabato, denunciando l'«egoismo» dei suoi omologhi Ue, e convocando per martedì un vertice dei ministri dell'Interno dell'Unione. Eletto a giugno 2023 con la promessa di rappresentare «una barriera» contro l'ultradestra galoppante anche in Spagna, Sánchez deve prendere atto, scrive il quotidiano El Paìs, di essere rimasto praticamente solo al di qua di questa barriera. Anche la Germania, che quando Sánchez è stato eletto era il solo grande Paese europeo governato, proprio come la Spagna, dai socialisti (della Sdp di Olaf Scholz), ha oggi un cancelliere di centrodestra, il cristiano-democratico Friedrich Merz: Merz ha firmato la lettera dei ventidue, e il suo ministro degli Esteri Johannes Wadephul ha definito la crisi di Ceuta «uno stress-test» per l'Europa. I precedenti: la Germania del 2015 e la Bielorussia del 2021 Proprio dalla Germania viene uno dei precedenti più chiari di come sia cambiata la gestione europea delle crisi migratorie. Ad agosto 2015, di fronte all'arrivo di centinaia di migliaia di profughi siriani, l'allora cancelliera Angela Merkel - dello stesso partito di centrodestra dell'attuale premier, la Cdu - pronunciò la storica frase «Wir schaffen das», «ce la facciamo». Inteso: ad accoglierli. La Germania aprì le porte a 820 mila rifugiati dalla Siria, e «Wir schaffen das» entrò nel lessico politico di ogni campagna elettorale a venire, in cui il tema della gestione dei migranti si sarebbe fatto di anno in anno più rovente. Poco importa che nel decennale di quella decisione, l'anno scorso, numerose inchieste di stampa abbiano dimostrato che la grande maggioranza dei profughi accolti allora si è integrata nel tessuto sociale tedesco: l'opinione pubblica, sul tema, è stata sempre più ostile, e il partito di ultradestra Alternative für Deutschland, alcuni dei cui membri oggi parlano apertamente di «remigrazione», non ha fatto che guadagnare voti. Persino una leader socialdemocratica, la premier danese Mette Frederiksen, ha preso nettamente le distanze da Sánchez: la lettera dei ventidue, secondo diverse fonti di stampa, sarebbe nata da un'iniziativa presa proprio da lei, insieme alla premier italiana Giorgia Meloni. Nella sua risposta alla lettera dei 22, Sánchez ricorda anche l'esempio della crisi migratoria scatenata nel 2021 dalla Bielorussia, al confine con i Baltici e la Polonia, come atto di «guerra ibrida» per conto della Russia. All'epoca, Bruxelles fece fronte comune quasi immediatamente e la maggior parte dei governi, compreso quello spagnolo, seguì l'esempio, ricorda Sánchez. «La narrazione era chiara: un attore esterno, l'autocrate Alexander Lukashenko, alleato di Vladimir Putin, stava usando la migrazione per destabilizzare uno Stato membro e, di conseguenza, l'intera Ue», riassume El Paìs. A Ceuta, oggi, la situazione è stata molto diversa. Per il New York Times, che ha dedicato domenica un editoriale all'aspetto politico della crisi di Ceuta, i partiti di centrodestra di tutta Europa «non possono permettersi di essere superati a destra dalle fazioni più radicali sul tema dell'immigrazione», e quindi ne fanno proprie le istanze anche laddove - come dieci, o cinque anni fa - si sono storicamente comportati in modo più moderato.