CINA-USA, PARTITA IN LIBIA | “Pechino conquista i cantieri, Washington presidia banche e petrolio”
AfricaLa Libia apre al sistema di pagamenti della Cina che valorizza lo yuan, ma gli americani controllano l’economia. E vogliono aumentare il giro d’affari La Libia apre al sistema di pagamenti cinese che permette alle banche di effettuare direttamente operazioni finanziarie in yuan. Un modo per ridurre la dipendenza dal dollaro nelle transazioni internazionali. Un sistema che però, spiega Ibrahim Magdud, intellettuale e arabista libico, per il momento servirà probabilmente ad accelerare i pagamenti alle aziende cinesi che proprio in questo periodo stanno riprendendo i cantieri per palazzi, strade e ferrovie interrotti con la guerra civile del 2011. NUOVI DAZI USA? | La mossa di Trump contro la Cina mette l'Ue con le spalle al muro Pechino ha affari molto consistenti in Libia perché garantisce velocità di esecuzione dei lavori e cerca di consolidare la sua presenza, anche se, per ora, il controllo americano sull’economia e sulla Banca centrale libica è molto saldo. Gli USA stanno cercando di unificare il Paese, diviso tra Cirenaica e zona di Tripoli, ma non hanno una vera strategia politica: puntano solo, nel rispetto dei principi trumpiani, a fare affari. Con un Paese unificato potrebbero concluderli più facilmente. DAGLI USA | "Graham, i danni di un guerrafondaio che non ha mai ammesso di aver sbagliato" La Libia è entrata nel sistema di pagamenti bancari cinese CIPS: una nuova mossa di Pechino per indebolire il dollaro e cercare di promuovere lo yuan come valuta di riferimento? La Cina è molto presente in Libia, ma senza far rumore. Bisogna vedere qual è la fattibilità di questo accordo: non dimentichiamo che la Fed è presente nella Banca centrale libica; anzi, gli americani la controllano. Come si spiega allora questa mossa dei cinesi? Penso che sia per facilitare i pagamenti delle aziende cinesi che operano in Libia: ci sono dei lavori che erano stati iniziati da società del Dragone prima del 2011, quindi prima della guerra, e sono stati lasciati a metà o, comunque, sono stati realizzati al 20, 40 o 80%, specialmente nelle costruzioni. Ora sono stati stretti degli accordi per riprendere questi lavori: la stessa cosa è stata fatta anche con imprese turche e russe, con le quali sono stati ripresi contratti precedenti alla guerra civile. Riguardano strade, fabbriche, edifici, ferrovie. I cinesi ora tentano di recuperare la differenza valutaria rispetto a 15 anni fa. GOLFO PERSICO, IL NUOVO RISCHIO | Rotte, nucleare e intervento terrestre spingono gli Usa al limite I cinesi si sono presi anche la gran parte dei lavori della ricostruzione dopo l’alluvione di tre anni fa in Cirenaica. Si tratta anche di quei lavori? Quei lavori sono già stati realizzati. La Cina ha comunque forti interessi nell’ambito delle infrastrutture e delle costruzioni e sta riallacciando i rapporti che erano già in essere prima, senza andare oltre questo campo. Per esempio, non si parla di armi, ma solo di riprendere contratti già esistenti e, comunque, di una certa importanza. Nel Paese c’è una presenza massiccia di operai, ingegneri e di materiale che arriva direttamente dalla Cina. I cinesi sono veloci e operano specialmente in Cirenaica. I loro dipendenti lavorano a gruppi 24 ore al giorno. Se ci sono dei cantieri, a qualsiasi ora si passi, li si vede all’opera. Comunque fanno vita a sé, come succede anche alle comunità cinesi in Italia. L’accordo Cina-Libia, quindi, non è un grande pericolo per il dollaro? La moneta e l’economia libica sono controllate dagli americani e dalla Banca Mondiale. Hanno messo i loro uomini negli incarichi cruciali. E, se la Libia si collega al sistema dei pagamenti cinesi per semplificare le operazioni delle aziende di Pechino, gli Stati Uniti per ora non dicono niente. Insomma, l’America controlla già tutto? Non tutto, ma è molto presente. Fanno affari anche le società petrolifere americane. Non so se gli statunitensi vorranno accrescere la loro presenza, magari con basi militari, ma di fatto contano già molto. Certo, non è ancora chiaro quale sia la loro politica nel Mediterraneo, cosa vogliano dai Paesi del Nord Africa, a eccezione del Marocco, con il quale ci sono rapporti più chiari. Ma non con l’Algeria, la Tunisia e neanche con l’Egitto. L’unica cosa che interessa a Trump e agli USA sembrano essere gli affari, la presenza di terre rare o di petrolio. Gli americani, però, secondo alcuni analisti, vorrebbero lasciare a Italia e Turchia la gestione del dossier libico e forse di quello del Mediterraneo: è così? L’Italia può diventare, insomma, la longa manus degli americani in Libia e anche nel Nord Africa? L’Eni è già presente in Libia e non solo, e credo che nel Paese possano agire anche altre grosse aziende italiane. Dal punto di vista politico non so quale peso potrà avere l’Italia e anche il Piano Mattei non è detto che possa servire a garantire una maggiore presenza in Africa. La Libia, come un po’ tutto il Nord Africa, è destinata a rimanere nel limbo: non si sa che futuro avrà. Per adesso l’unica cosa sicura è che tutti, compresa la Cina, guardano a questo territorio per fare affari. I cinesi hanno un loro progetto per l’Africa, non specificamente per la Libia ma per il continente sì; per il Nord Africa, invece, la situazione rimane incerta. Il progetto americano di unificare le istituzioni libiche con il figlio di Khalifa Haftar, leader della Cirenaica, e come presidente del governo Dbeibah, ora leader del Governo di unità nazionale di Tripoli, è ancora in piedi? Se ne parla ancora, ma tutto è ancora in fieri: non ci sono arretramenti, ma nemmeno novità. Agli americani, d’altra parte, il Paese unificato serve per fare affari migliori: parlare con un solo referente è meglio che avere a che fare con tre. (Paolo Rossetti) — — — — Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente. SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI


