L’industria del turismo oltre i record di Ferragosto. Strategia verso il 2030: Roma caso emblematico
Economiasabato 15 agosto 2026, 00:37 In questi giorni escono sempre più dati positivi sui risultati del Turismo Italiano, che non devono assolutamente farci dormire sugli allori, anche perché gli altri Paesi europei non sono da meno, ma ci devono indurre ad agire velocemente per posizionare in modo strutturalmente diverso la nostra Industria Turistica. Il turismo mondiale sta entrando in una fase di profonda trasformazione. Crescono le classi medie in Asia e in altre aree emergenti, aumenta il numero delle persone che possono viaggiare e si rafforza il desiderio di esperienze autentiche. Allo stesso tempo, guerre, tensioni geopolitiche, crisi climatiche, oscillazioni dei prezzi dell'energia e nuove sensibilità ambientali rendono la domanda più mobile, selettiva, imprevedibile e veloce. Il viaggiatore contemporaneo cerca qualità, sicurezza, esperienze, flessibilità e sostenibilità. Decide sempre più attraverso piattaforme digitali, confronta in tempo reale destinazioni e prezzi e attribuisce grande valore alla possibilità di ricevere assistenza e vivere esperienze. L'intelligenza artificiale e l'analisi dei dati cambieranno ulteriormente il modo di scegliere, acquistare e vivere una vacanza. In questo scenario l'Italia possiede un vantaggio straordinario: non offre un unico prodotto, ma una pluralità di Turismi, che Federturismo riunisce in una grande filiera, e solo in questi mesi finalmente si capisce questa grandissima opportunità. 1) Il turismo è finalmente riconosciuto, dopo anni di marginalità, come una priorità strategica per la Nazione e come una componente essenziale della sua politica industriale. Dopo decenni di "parcheggio" nei sottoscala di qualche ministero, finalmente si è avuto il coraggio di istituire un Ministero del Turismo con portafoglio ed in parte i grandi risultati di questi ultimi 2 anni sono dovuti a questa scelta. Fino a pochi anni fa la Spagna (1° paese europeo per valore creato dal Turismo) si presentava con il brand "Espana", noi con una ventina di Regioni, comuni, pro-loco, tutti in ordine sparso e scollegati; oggi la filosofia italiana è finalmente mutata e si combatte per superare il limite principale del nostro Turismo: stagionalità e frammentarietà sotto la regia di un soggetto politico legittimato ed attivo. 2) Oggi si apre una fase nuova per il Turismo. E questa volta non possiamo limitarci a registrare i numeri positivi: come abbiamo spinto questo cambiamento ora dobbiamo guidarlo. Perché il turismo non chiede solo più attenzione; ma chiede finalmente visione, decisione, responsabilità. Da qui discendono due piani di lavoro. Il primo riguarda le priorità immediate. Il secondo guarda al futuro. E il Ministero - in questo scorcio di Legislatura - ben sta interpretando questa logica. 3) Nel breve periodo le priorità sono chiare. E non sono più rinviabili: un Patto di fine legislatura per il Turismo da sviluppare con il Ministro Mazzi, avviato con un decreto di semplificazione ispirato ai modelli europei più avanzati: costo zero per lo Stato, vantaggi per gli Utenti e impatto altissimo per la competitività delle imprese e che oggi sono imbrigliate spesso in norme fuori tempo. Sostenere con decisione una norma che favorisce i processi di aggregazione tra imprese, contrastando una frammentazione che ne riduce solidità, innovazione e competitività; oggi le imprese italiane per l'80% sono singole imprese troppo esposte ai rischi di mercato. Rendere veloci i nuovi strumenti finanziari che il Ministero sta attivamente varando in queste settimane, finalizzati allo sviluppo dell'intera filiera turistica, privilegiando chi operi almeno 300 giorni l'anno. 4) Ma accanto alle priorità immediate, c'è una responsabilità ancora più grande ed urgente: costruire una visione di medio-lungo periodo. È il momento di avviare, insieme al Ministero - che ha colto questa esigenza - e a tutti gli stakeholder della filiera, una strategia strutturale che riconosca definitivamente il turismo come grande industria nazionale, al pari di altri settori strategici dell'economia italiana, introducendo anche strumenti finanziari innovativi - oggi sconosciuti al Turismo Italiano - e attivando la collaborazione industriale con soggetti come Cdp che oggi hanno una presenza ancora marginale nel Turismo. 5) Una strategia fondata su due direttrici fondamentali: lo sviluppo dei nuovi turismi e la destagionalizzazione dei flussi. Oggi il 90% dei turisti si concentra su appena il 10% del territorio nazionale. Questo dato ci obbliga ad agire. La sfida non è togliere valore alle nostre grandi destinazioni simbolo ed iconiche - Roma, Venezia, Firenze, Milano, Napoli - ma allargare le opportunità, perché l'intero Paese possa partecipare alla crescita del turismo e beneficiarne davvero, visto anche il trend mondiale di ricerca di "esperienze". Roma è il caso più emblematico: i dati ufficiali dicono che la città si avvicina velocemente a 60 milioni di presenze annue, ma questo numero è molto fallace per difetto, in quanto non tiene conto degli enormi flussi non registrati e dei turisti che vengono per un giorno in treno, in auto, in autobus. Si pensi a oltre 130.000 autobus turistici che vengono a Roma ogni anno e rovesciano circa 6 milioni di turisti nella Città Eterna! È evidente che se non si genera un Patto per Turismo tra Città Metropolitana - Comuni limitrofi - Regione per un turismo diffuso ed equilibrato, la Città Eterna rischia di non essere più... eterna con un enorme squilibrio e disservizi per i suoi abitanti; oggi tutto il Lazio vede meno del 10% dei turisti cha vanno a Roma!!! 6) Una riflessione particolare va poi dedicata al capitale più prezioso del Turismo: le persone. La carenza di personale qualificato è oggi una delle criticità più serie del settore. Servono più stabilità occupazionale, percorsi professionali attrattivi, formazione efficace e soluzioni concrete per vivere nelle destinazioni turistiche. E la destagionalizzazione, che da assoluta stabilità occupazionale, è elemento di nuovo vitale. Il primo Piano Staff House recentemente fatto decollare dal Ministro Mazzi è un primo fortissimo segnale di attenzione ai Lavoratori del Turismo, ma si deve andare oltre. 7) Qual è allora il turismo che immaginiamo nel 2030? Si deve passare dal Turismo "fenomeno" al Turismo "Industria". Non pensiamo più al "Turismo Ferragostano", ma ai Nuovi Turismi fortemente destagionalizzati, attivi 365 giorni l'anno, più competitivi, più digitali, più sostenibili, più esperienziali, più accessibili a tutte le fasce di reddito. Obiettivo non è assolutamente avere semplicemente più turisti. Il nostro obiettivo è generare più valore per le imprese, per i Lavoratori, per i Territori, per le comunità che accolgono i flussi. Perché è questo che distingue un Paese semplicemente turistico da una grande industria turistica. 8) Ma per fare questo c'è una sfida culturale più importante: riguarda il modo in cui definiamo il turismo. Per troppo tempo abbiamo identificato il turismo con i turisti. È come identificare l'automotive con gli "automobilisti". Noi dobbiamo affermare una visione diversa. Il turismo è imprese, professionalità, investimenti, filiere. È lavoro. È crescita. È innovazione. È una grande industria nazionale. La filiera del turismo è ampissima e va dalle attività dirette a tutto il mondo industriale che vive intorno ai Turismi; si pensi solo ai 480 milioni di turisti a cui si erogano i pasti o ai 480 milioni di turisti che si trasportano sulle nostre reti ferroviarie, stradali, aeree. In Usa non si parla mai di Tourism, ma viene definito Hospitality Industry. Ecco il salto culturale che dobbiamo compiere. E dobbiamo compierlo adesso: non considerare più il turismo come un fenomeno da amministrare (come lo descrivono i Tg ad inizio di ogni estate), ma come un'industria da governare, rafforzare, sviluppare, rendere più sostenibile ed accessibile per 365 giorni all'anno. E questa è anche la responsabilità che hanno davanti Governo, Imprese, Sindacati, Territori: fare del turismo non solo un motore di attrattività, ma una leva stabile di crescita, occupazione, competitività e orgoglio, come si inizia finalmente a percepire da alcuni mesi. E magari il prossimo Governo ci auguriamo che chiamerà il Ministero... "Ministero dell'Industria Turistica". *Presidente Confindustria Federturismo © RIPRODUZIONE RISERVATA


