Intelligenza artificiale, come i padroni adesso scoprono il socialismo
IdeeIntelligenza artificiale, come i padroni adesso scoprono il socialismo | In In Idee | Di Di Michele Mezza Condividi Facebook Twitter WhatsApp Email La lady di ferro inglese signora Thatcher, al culmine del suo potere alla fine degli anni ‘70, dileggiava i suoi avversari, sostenendo che il segno della sua vittoria fosse quello di aver costretto anche la sinistra a pensare come lei. Oggi, dinanzi ad uno sgretolamento delle ambizioni e capacità delle opposizioni sociali, vediamo che i grandi templari della Silicon Valley si permettono il lusso di pensare come la sinistra. Usando le stesse categorie che avevano caratterizzato il contrasto al capitalismo industriale da parte del movimento del lavoro – statalizzazione dei mezzi di produzione, autonomia dello Stato dalla proprietà, indipendenza nazionale – i monopolisti digitali danno l’assalto alle ultime casematte della sinistra internazionale. Prima Trump aveva aperto la porta ad una nazionalizzazione dei centri tecnologici, anticipando persino Bernie Sanders, poi Sam Altman, il capo di OpenAI, società produttrice di ChatGPT, ha offerto una presenza nell’azionariato della sua società all’amministrazione americana, ora Alexander Karp, il CEO di Palantir, la sulfurea impresa di analisi predittive che supporta le forze armate di molti paesi occidentali, ha addirittura chiamato le imprese europee alla rivolta contro i monopolio americano. Secondo la vecchia regola che non ci sono vuoti in politica, all’evanescenza di un’azione della sinistra, corrisponde un’articolazione delle diverse componenti del capitalismo che si impossessano di tematiche e linguaggi. Qualche anno fa i grandi fondi di investimento come BlackRock, avevano abbracciato la strategia ecologica, impegnandosi a investire solo in aziende eco sostenibili. Proposito rapidamente rientrato dopo aver attirato attenzione e clienti in tutto il mondo. Ora il gioco si fa più duro. Siamo ad un tornante dell’evoluzione tecnologica guidata dai sistemi di intelligenza artificiale, in cui il mercato sembra spostarsi dai tradizionali LLM (Large Language Models), algoritmi addestrati con faticosi e costosi datacenter, alle applicazioni locali, che permettono anche ad imprese di minore livello di competere con i grandi gruppi. La chiave è il decentramento di queste tecnologie, che inevitabilmente riduce le rendite di posizione delle grandi piattaforme. Da tutto il mondo affiorano migliaia e migliaia di piccole e medie imprese che cominciano a rosicchiare il mercato degli imperi americani. Una realtà che vediamo in quel terribile laboratorio della guerra. In Ucraina ma anche in Medio Oriente le gerarchie tradizionali che vedevano signoreggiare i comparti militari industriali americani ed israeliani, sono oggi tallonati da nuovi protagonisti come gli incubatori ucraini, o turchi o iraniani, che combinando soluzioni del mainstream con applicazioni locali hanno inventato tecniche e strumenti di straordinaria efficacia e a costi ridottissimi. In questo scenario i giganti vogliono blindare il proprio dominio e chiedono agli Stati, anzi allo Stato, di recintare il mercato limitando l’accesso dei challenger. Sul fronte Palantir invece Karp che ha sempre usato le sue passate frequentazioni francofortesi per incursioni corsare nel campo avverso, sollecita le imprese europee a difendersi dalla sottomissione ai rigidi standard dei fornitori di servizi digitali, come Amazon, o Google, affidandosi a broker di strategie, come appunto l’azienda di Peter Thiel, che combina e diversifica i diversi modelli di intelligenza artificiale in una logica interoperabile. Queste forme di socialismo della proprietà ci dicono intanto che, come diceva Einstein, i treni continuano a passare, e dunque ci sono nuove opportunità per rendersi autonomi sul mercato. Secondo, che la tecnologia digitale è costantemente al centro di una tensione fra le volontà dei proprietari e le ambizioni degli utenti. Infine che la sinistra deve ritrovare il gusto e la lucidità di pensieri forti e radicali, e non lasciare il campo di una strutturale riorganizzazione delle dinamiche tecnologiche agli interessi delle singole imprese. Proprio temi tipici del socialismo del secolo scorso – dalla socializzazione dei mezzi di produzione digitali, alla difesa dei beni comuni, all’autonomia nazionale, alla trasparenza del mercato – vanno declinati nel nuovo mondo con la consapevolezza che lo stesso capitalismo, esasperando l’accelerazione tecnologica diventa sempre meno controllabile dai suoi protagonisti. Si pone così un nodo strategico che già si era affacciato persino nel pieno dell’ottobre rosso: la forza dirompente del mercato può essere contrastata rallentandone lo sviluppo oppure accelerandone i meccanismi, rendendo così meno componibili le diverse contraddizioni? Da quanto si vede nel mondo abbiamo davvero poco da salvaguardare con una prudenza apparentemente furba.
