Libri sotto l’ombrellone. Mitsou Di Colette
CulturaUscito nel 1919 come Mitsou ovvero come le fanciulle diventano sagge, questo breve romanzo di Colette offre uno spaccato del music-hall di Parigi durante la Grande Guerra, descrivendo l’evoluzione della protagonista. Dietro le quinte scintillanti di un locale di Montmartre avviene un incontro che cambierà per sempre Mitsou, giovane e disincantata soubrette. Tutto inizia con un imprevisto, un favore tra colleghe, che la porta a nascondere nel proprio armadio due ufficiali per salvarli da un controllo. Tra questi c’è il Tenente Azzurro, un uomo colto e raffinato che rimane colpito dalla bellezza della ragazza, nonostante l’apparente distacco di lei. Il vero cuore del romanzo si sviluppa nel momento in cui la distanza fisica diventa vicinanza emotiva. Con la partenza del soldato per il fronte, i due iniziano un intenso scambio epistolare, da dove emerge il contrasto linguistico tra la prosa colta e distaccata del Tenente Azzurro e il linguaggio popolare e sgrammaticato di Mitsou, dove l’errore ortografico si trasforma nello strumento più autentico per esprimere la verità dei sentimenti. È proprio tra le righe delle lettere ingenue di Mitsou che emerge l’anima della protagonista; sotto la maschera della ragazza di spettacolo si nasconde una sensibilità pura e profonda, capace di conquistare il cuore dell’ufficiale. Il legame cresce, nutrito dalle aspettative e dalla loro corrispondenza, finché arriva il momento tanto atteso: il Tenente Azzurro torna a Parigi per una breve licenza. Finalmente i due innamorati potranno incontrarsi di nuovo… Questo romanzo è un delicato e struggente ritratto psicologico che brilla soprattutto per la crescita della sua protagonista. Mitsou si rivela un personaggio di straordinaria dignità e maturità sentimentale, che riesce a conquistare l’autonomia affettiva scoprendo la realtà oltre le illusioni sentimentali. Cosa ci narra dunque Mitsou? Essere saggi significa essere cinici? O accettare il mondo senza maschere romantiche, con una profonda fedeltà a sé stessi, rivelando una forza interiore superiore a qualsiasi idealizzazione? La scrittura di Colette in Mitsou si distingue per una profonda concretezza, lontana da virtuosismi letterari. La struttura narrativa abbandona la finzione iniziale tipica del copione teatrale per evolvere nel genere epistolare e dare voce alla sfera più intima dei personaggi, il tutto guidato da un ritmo che ricorda i tempi dell’operetta e che privilegia la fisicità dei corpi e degli oggetti quotidiani rispetto alle lunghe riflessioni interiori. Colette si rispecchia in Mitsou attraverso il comune desiderio di purezza e affermazione personale. A suggellare questa profonda affinità fu Marcel Proust, che aveva con Colette un rapporto fondato su un profondo rispetto intellettuale che superava le loro diversità caratteriali e stilistiche, il quale lodò apertamente lo stile unico, la sensibilità espressiva della scrittrice e la precisione psicologica. Questo autorevole apprezzamento si rivelò decisivo per la carriera di Colette, poiché ne consacrò definitivamente il valore come autrice colta e sofisticata, liberando la sua immagine pubblica dai passati scandali legati al mondo del teatro. Grazie, dunque, alla casa editrice Elliot, che con le sue scelte editoriali ci offre l’opportunità di riscoprire dei classici del Novecento, opere preziose che a distanza di decenni dimostrano di possedere ancora una straordinaria attualità e una forte capacità di parlarci del nostro presente. “Non parlo bene come lei. Ci saranno sempre troppe sfumature sottili che mi sfuggiranno. Ma, come dice Bambolina, “quando si tace non si sbaglia”; conto molto sul mio silenzio, quando sarà qui, vicino a me… Mi svelo tutta davanti a lei, come un cesto che si rovescia per mostrare che dentro è bello quanto fuori”. DANIELA DARONE Foto credits Marburpress

