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L’appello da Roma: “La potenza tecnica non diventi più alta della dignità umana”
itLe voci dei firmatari del documento siglato al Campidoglio al termine dell'Assemblea globale dei Premi Nobel: un invito a governare l’IA secondo principi etici e promuovere il disarmo, sul solco della Magnifica humanitas. Reina: "Le decisioni che riguardano vita e morte, pace e guerra, rimangano sotto il controllo umano". Tomasi: "Mai ridurre la persona a strumento". Gualtieri: "Orientare lo sviluppo tecnologico secondo rispetto della persona, uguaglianza e responsabilità per il bene comune
Deborah Castellano Lubov e Paolo Ondarza – Città del Vaticano
Con la firma della Dichiarazione di Roma si è conclusa in Campidoglio l'Assemblea globale dei Premi Nobel sull'Intelligenza Artificiale e la guerra nucleare. Il documento, ispirato all'enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV, rilancia l'urgenza di governare eticamente l'IA e di proseguire il cammino verso il disarmo nucleare. Ad aprire l’incontro che concludeva l’Assemblea globale dei premi Nobel sull’intelligenza artificiale e la guerra nucleare tenutosi dal 14 al 15 luglio al Borgo Laudato si’ nei Giardini Pontifici di Castel Gandolfo, è stato il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri che ha ricordato come spesso si riponga una fiducia cieca nella tecnologia ma, proprio nel caso delle armi nucleari, questa possa rivelarsi illusoria. Attenzione poi alle ripercussioni sociali che questa comporta e che genera spesso concentrazioni di potere e ricchezza, accanto a nuovi squilibri regionali e sociali e a nuove forme di sfruttamento ambientale. Da qui la necessità di porre a punto misure di governance globale coordinate per ridurre il rischio di un’escalation nucleare insieme all’impegno per l’eliminazione delle armi nucleari e il rifiuto della guerra come soluzione.
L'intervista al sindaco di Roma Roberto Gualtieri
Il sindaco di Roma: la tecnologia indispensabile per i sistemi urbani
Roma, ha evidenziato il primo cittadino, è una città che sta investendo massicciamente nello sviluppo tecnologico per migliorare l’efficienza dei servizi pubblici fondamentali, promuovendo la coesione sociale, il benessere e l’assistenza alla persona. “Il punto cruciale, sia a livello globale che locale, - ha spiegato Gualtieri - è orientare lo sviluppo tecnologico secondo principi etici di rispetto della persona, uguaglianza e responsabilità democratica per il bene comune. Questo è il cuore della sfida dell’innovazione”. "Per Roma - ha dichiarato il sindaco - è un grandissimo onore ospitare la firma di questa dichiarazione importantissima sulla scia dell'enciclica di Papa Leone XIV.
Un documento che impegna l'umanità" a rifiutare l'idea che "la guerra sia uno strumento per risolvere le controversie internazionali e ad "evitare il rischio di una disumanizzazione dell'utilizzo delle armi che può portare anche all'estinzione dell'umanità". Successivamente, il professor Daniel Holz dell’Università di Chicago, direttore fondatore dell’Existential Risk Lab (X Lab), ha ricordato ai presenti che “la cattiva notizia” è che “viviamo in un’epoca di pericolo senza precedenti”, ma “la buona notizia è che ci sono molte cose che possiamo fare per proteggerci dalle armi nucleari e dall’intelligenza artificiale”.
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Reina: la potenza della tecnica dopo il rispetto della dignità umana
Nel suo intervento in italiano, il cardinale Baldassare Reina, vicario generale per la diocesi di Roma, ha messo in luce l’importanza della Dichiarazione, una città che rappresenta il diritto ma anche il Vangelo, le istituzioni e i poveri. Per questo motivo, secondo il porporato, l’appello deve essere sempre “a favore della vita, della ragione, della fraternità, della responsabilità condivisa”. Il cardinale ha ricordato che il testo nasce in un tempo di rischi profondi e trasformazioni rapide: “l’intelligenza artificiale, le armi nucleari, l’instabilità geopolitica, la crisi del multilateralismo, la tentazione di affidare la sicurezza alla paura, alla deterrenza e alla minaccia reciproca”.
Reina ha rilanciato con forza la convinzione che debba essere il cuore umano ad orientare la tecnologia e non viceversa, “le decisioni che riguardano la vita e la morte, la pace e la guerra, il futuro dei popoli e delle generazioni che verranno", ha affermato, "devono rimanere sotto un controllo umano pieno, responsabile e significativo”. Nessuna macchina può essere al centro di decisioni dalle quali dipende la sopravvivenza dell’umanità. “La potenza della tecnica non può diventare più alta della dignità dell’uomo”. “La pace non può essere fondata sull’equilibrio della paura” pertanto, ha ribadito il vicario del Papa, è necessario intraprendere un cammino di disarmo, di fiducia, di diritto internazionale, di cooperazione multilaterale, di dialogo tra le parti, di cura delle cause profonde dell’insicurezza. Disarmare infatti non significa soltanto ridurre arsenali ma disarmare le menti, i linguaggi, le economie, le relazioni internazionali, lavorare per un’economia di pace, investire in salute, sviluppo umano integrale.
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L’IA può spingere gli esseri umani a costruire o a distruggere
Padre Andrea Ciucci, cancelliere della Pontificia Accademia per la Vita, si è soffermato sull’ingegno umano. Ha osservato che, da un lato gli esseri umani sono capaci di creare capolavori incredibili, ma, dall’altro l’ingegno umano può causare grandi devastazioni. Ha affermato che l’intelligenza artificiale e l’energia nucleare non fanno eccezione, sottolineando che “l’intelligenza artificiale può spingere gli esseri umani a costruire o a distruggere”. Secondo il sacerdote, l'intelligenza artificiale "è un fenomeno globale e diffuso, non possiamo pensare di risolverlo soltanto alcuni, soltanto da un punto di vista. Dobbiamo farlo insieme". "Papa Leone", aggiunge, "dice che bisogna disarmare l'intelligenza artificiale, ma questo non significa rinunciare alla tecnologia". Disarmare la tecnologia significa "usarla in modo umano".
L'intervista a don Andrea Ciucci
Anche il cardinale Silvano Maria Tomasi e la professoressa Maria Ressa della Columbia University, vincitrice del Premio Nobel per la Pace, si sono rivolti ai presenti con parole forti sulla corsa agli armamenti e sulla necessità di una bussola morale in questi tempi di rischio senza precedenti. "Le difficoltà create dall'uso della bomba atomica", ha affermato il porporato, presidente della Fondazione Domus Communis, "fanno danno a chi la usa e a chi ne è vittima. Dobbiamo prevenire questa possibilità e proteggere tutta la famiglia umana. È importante non ridurre la persona umana a uno strumento, a un mezzo, a un dato statistico".
L'intervista al cardinale Silvano Maria Tomasi
È in gioco la nostra sopravvivenza
Da parte sua il professor David Gross, premio Nobel per la Fisica e titolare della cattedra di Fisica Teorica presso l’Università della California, ha sottolineato che la sua valutazione del pericolo rappresentato dalle armi nucleari è molto più grave rispetto a 30 anni fa. Ha lamentato la scomparsa dei trattati sul controllo degli armamenti e il fatto che nove nazioni siano ora potenze nucleari. “Siamo nel bel mezzo di una corsa agli armamenti accelerata”. I popoli del mondo, ha detto, non possono più ignorare il modo in cui queste minacce possono influenzare non solo le loro vite, ma certamente anche quelle dei loro figli e nipoti. Riferendosi alla Dichiarazione, Gross ha quindi evidenziato che si chiede alle potenze nucleari di promuovere politiche che riducano il rischio di guerra nucleare e di annientamento. Bisogna agire, ispirati dalle parole del Papa, della Chiesa e di chiunque abbia un senso morale. “Ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto”, ha ribadito il premio Nobel, avvertendo che la nostra sopravvivenza, e quella delle generazioni future, è chiaramente in gioco. Forte l'appello alla mobilitazione sociale: "La gente è scesa in piazza per protestare contro i test ambientali, le armi strategiche. Se si guarda indietro negli anni Ottanta, centinaia di migliaia di persone hanno manifestato a Parigi, a Londra e a Roma contro il rischio nucleare. E questo ha costretto Reagan e Gorbaciov a iniziare a dialogare e a compiere progressi significativi".
L'intervista al Premio Nobel per la Fisica David Gross
Dello stesso avviso James E. Muller, co-fondatore di Physicians for the Prevention of Nuclear War (IPPNW presso il Brigham and Women's Hospital: "I governi non possono farcela da soli. Hanno bisogno del sostegno dell’opinione pubblica. Abbiamo quindi bisogno di una massiccia campagna di sensibilizzazione sul problema delle armi nucleari. Ci sono 12.000 testate nucleari sparse in tutto il mondo, in nove nazioni. Le generazioni più giovani non hanno vissuto la crisi dei missili di Cuba, hanno affrontato la crisi climatica, ma questa crisi delle armi nucleari e dell’intelligenza artificiale ha bisogno dei giovani, ha bisogno delle loro voci. Solo così i nostri nipoti potranno vivere".
L'intervista al professor James E. Muller
Durante la cerimonia è intervenuta anche l’attrice Sharon Stone, rilanciando l’importanza di essere uniti nel perseguire il bene comune nel rispetto di ogni persona. Man mano che le capacità delle macchine si espandono, ha aggiunto, devono espandersi anche gli sforzi morali di chi le costruisce. “La dignità umana», ha detto, “non è un algoritmo”.
L'attrice Sharon Stone
Dalle parole ai fatti
Complessivamente molto positivo, secondo i partecipanti all'Assemblea Globale dei Premi Nobel sull'Intelligenza Artificiale e la Guerra Nucleare, il bilancio di questi tre giorni di lavoro tra Castel Gandolfo e Roma. Lo conferma Carlo Abrate, esperto di IA della Fondazione Be the Hope: "Non è la tecnologia in sé ad avere una natura demoniaca, ma è l'utilizzo che se ne fa che può essere a discapito di tanti esseri umani, dell'ambiente, dell'equilibrio anche della società. La Magnifica humanitas di Papa Leone XIV ha una grande importanza: è un testo di riferimento interreligioso e globale che può guidare le persone a una comprensione maggiore delle sfide da affrontare".
L'intervista a Carlo Abrate
Secondo Abrate la Dichiarazione di Roma è un punto di partenza: "Tanti esperti si sono confrontati insieme ed è stata raggiunta un'unità di intenti". "L'obiettivo ultimo sicuramente non è avere un bel testo con un'unità di intenti", ma le azioni che seguiranno "per dare concretezza alle parole scritte".
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