L’alternativa alla destra tarda ad arrivare: si rischia di ripetere gli errori del 2022
In evidenzaL’alternativa alla destra tarda ad arrivare: si rischia di ripetere gli errori del 2022 | In In Politica | Di Di Alfiero Grandi Condividi Facebook Twitter WhatsApp Email Forse c’era qualche illusione eccessiva ma ora la discussione sull’alternativa costituzionale alla destra sembra in alto mare, come dopo il referendum costituzionale del 22/23 marzo scorso. Ho letto le sensate considerazioni di Goffredo Bettini ma le trovo troppo rassicuranti, la situazione è seria e va affrontata con risposte chiare, non si può continuare con un susseguirsi di stop and go. Occorre ripartire dai fondamentali, non sono baruffe chiozzotte. Non dobbiamo ritrovarci con la nefasta divisione che ha portato alla sconfitta nel 2022. Non avere calcato la mano sugli errori commessi nel 2022 forse porta a sottovalutare la gravità del ripeterli. Non solo perseverare sarebbe diabolico ma far vincere ancora questa destra, che abbiamo conosciuto nelle sue pulsioni antidemocratiche, perfino eversive, porterebbe ad uno stravolgimento della Costituzione e dell’assetto democratico che ha retto, malgrado diverse tragedie, per 80 anni. Occorre lavorare a una altertnativa costituzionale Qualcuno sta dimenticando la modifica costituzionale detta premierato? La destra vorrebbe almeno un succedaneo del presidenzialismo, che oggi – dopo la sconfitta nel referendum – che cerca di approvare ad ogni costo. Anche il “moderato” Tajani esiste in quanto Giorgia Meloni lo ritiene suo proconsole in Forza Italia e infatti il ministro voterà la proposta di FdI. Siamo al tentativo di blindare, qualunque sia il risultato elettorale effettivo, questa destra al potere. Per fortuna a volte i calcoli sono sbagliati, vedi porcellum. Non tutti hanno apprezzato il risultato straordinario del referendum del 22/23 marzo: nel sud le percentuali dei no sono state le più alte perché alla destra è mancata parte del suo elettorato, non convinto dell’attacco alla magistratura (hanno scritto: il sud ha tradito il governo); i giovani hanno votato a maggioranza no, rendendo possibili 5 milioni di voti in più a favore del no. Dopo 5 mesi non c’è ancora un’iniziativa per raccogliere questa spinta formidabile, non a caso i sondaggi segnalano spostamenti di decimali, non coerenti con la valanga dei no. Questo è il primo punto che la coalizione alternativa deve affrontare, sia pure con ritardo, rivolgendosi a questa formidabile spinta per chiedere appoggio e per interpretarne le istanze. Schlein anzitutto deve rivolgersi a questo patrimonio politico, non diverso da quello che l’ha eletta. La prima istanza è la Costituzione. Dopo averla difesa occorre attuarla, concretizzandone i principi e i valori, realizzando il concetto che “la repubblica rimuove gli ostacoli”, non solo lo stato ma tutte le istituzioni con una leale collaborazione, che non c’è nell’autonomia regionale differenziata portata avanti da Calderoli in disprezzo delle sentenze della Corte costituzionale. Questa destra ha scritto nella legge elettorale che nella scheda deve esserci il nome del candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, obbligatorio per tutte le coalizioni, ma consapevole dello stravolgimento della Costituzione riconosce – bontà sua – che vanno fatti salvi i poteri del Presidente della Repubblica di nominare il capo del governo, una ovvietà ma che segnala il pericolo. Fino a quando Giorgia Meloni non avrà preso il posto di Mattarella. La destra afferma che verrà rispettato l’articolo 67 ma questa legge nega la libertà di voto dei parlamentari. Il disegno della destra è chiaro: eleggere Meloni presidente della Repubblica nel 2029 Chiaro il disegno? Eleggere Meloni Presidente della Repubblica nel 2029 per avere la possibilità di modificare la composizione del Csm e della Corte costituzionale, puntando ad una congrua maggioranza parlamentare ottenuta anche per pochi voti o per meccanismi elettorali inventati per restare al potere. In sostanza: le prossime elezioni saranno decisive per il futuro della democrazia in Italia, senza trascurare il contributo che potrebbe dare a sconfiggere l’offensiva Maga, una destra tecnoautoritaria di cui Trump è l’interprete peggiore. Per questo l’alternativa non può che essere di natura costituzionale contro la destra che la vuole stravolgere, affossare. Naturalmente i valori debbono prendere forma e diventare scelte politiche concrete. Prima delle primarie, ove si decida di farle, occorre concentrarsi sull’alternativa politica. Sbagliare questa volta sarebbe più pesante della vittoria “regalata” nel 2022. Non c’è alternativa a vincere le elezioni con qualunque legge elettorale, quindi occorre suscitare una reazione popolare, di massa, forte, agguerrita, unitaria come nel referendum del marzo scorso, chiedendo a chi ha votato No di contribuire a sconfiggere la destra, primo passo urgente. Non è la prima volta che l’attuale opposizione non riesce a interpretare una spinta popolare. Altre volte una spinta referendaria non è stata capita, il nucleare è tra queste. La destra vuole approvare la sua assurda legge per tornare al nucleare, ma deve trovare un contrasto che abbia la forza politica necessaria, denunciando che con una legge si vogliono stravolgere i risultati di ben due tornate referendarie (1987 e 2011) vinte con la maggioranza degli aventi diritto al voto. Questo pone una grande questione democratica da sottoporre alla Corte costituzionale. È lecito con legge abolire due risultati referendari? costringendo a promuovere un terzo referendum ? Non è questa una grande questione democratica e costituzionale? La destra anche in questo caso vuole stravolgere la Costituzione. L’alleanza per l’alternativa costituzionale deve mettere ordine nel percorso e negli argomenti per arrivare ad un progetto politico di legislatura, prima delle primarie, possibili solo sulla base di un patto di coalizione. La questione pace si pone con forza. Il disastro Trump sta portando ad un rischio per la pace nel mondo. Occorre ricostruire con proposte ed iniziative la credibilità delle sedi mondiali, a partire dall’Onu. Senza un nuovo ordine, con regole definite, aggiornate, da fare rispettare continuerebbe la situazione nevrotica e distruttiva attuale, nella quale emergono solo i reciproci riconoscimenti o contrasti delle grandi potenze. Un’iniziativa per la pace si impone e va costruita con un’iniziativa corale, lavorando con altri stati. Sarebbe importante un ruolo dell’Europa, ma oggi non lo ha e le resistenze delle destre europee, istigate dalla nefasta influenza Maga, potrebbero non consentire all’Europa di svolgere il ruolo che le spetterebbe. Per questo una verifica nella coalizione che ha eletto Von der Leyen si impone per correggere uno slittamento a destra, il cui simbolo più evidente è che dopo aver attaccato il green deal, fonte di ogni nefandezza, ci troviamo con la crisi delle auto tradizionali e con una temibile concorrenza cinese sulle auto elettriche. La destra ha fatto perdere all’Italia 5 anni. La crisi dell’auto è colpa sua. L’Europa è in crisi per le fobie delle destre alla ricerca di un nemico e prigioniere di ideologie antistoriche. Per questo va detto che l’Italia lavorerà per fermare il riarmo, per razionalizzare la difesa europea, bloccando la distorsione dell’economia verso le armi e la guerra. Le risorse debbono andare a sviluppo, clima, occupazione, nuovo stato sociale. Va rifiutata la via trumpiana al riarmo per vendere più armi Usa, avanzando proposte per il disastro di Gaza e della Palestina da gestire attraverso sedi internazionali legittime, per una soluzione equilibrata in Ucraina puntando a convincere la Russia a correggere gli errori dell’aggressione, per una soluzione concordata della guerra in Iran, per regolare le troppe aree di guerra nel mondo. No alla logica della grandi potenze che imprimono una distorsione tecno capitalistica che entra in collisione con la stessa democrazia. Il mondo deve fermarsi a riflettere per prendere decisioni per la pace, disarmata e disarmante, come ha giustamente chiesto papa Leone XIV. Altrimenti i rischi sono enormi. Per la tenuta della democrazia anzitutto, perchè si profilano evidenti logiche da nuove crociate, all’esterno e all’interno. Le elezioni in Italia saranno parte di queste alternative in campo per fermare le destre e difendere la democrazia. Il clima è passato da essere al centro dell’attenzione internazionale per iniziative condivise ad iniziative che favoriscono la ”esplosione” climatica della terra. La destra è protagonista del rilancio dei fossili più nucleare, l’alternativa netta è 100% fonti rinnovabili prima possibile. Occorre bloccare il riarmo – le 800.000 armi finite alla malavita in Ucraina sono un allarme rosso – riaprire i canali di confronto e di accordo, per questo un’iniziativa di pace deve iniziare dall’Ucraina con una conferenza internazionale di pace sul modello Helsinky 1975 e con una gestione Onu della striscia di Gaza, togliendo di mezzo la finzione trumpiana che sta causando morti e distruzione come e peggio di prima. In sostanza occorre indicare le vie concrete dell’alternativa alla destra. Ci sono tanti altri punti di fondo: lo strazio del sistema fiscale lo rende incapace di mantenere unitarietà, progressività e aiuto alle fasce sociali più deboli; il sistema sanitario nazionale è a rischio implosione che vuol dire privatizzazione all’americana (Crisanti), di cui l’autonomia regionale differenziata è un ulteriore tassello; istruzione e ricerca sono ai materassi; un nuovo stato sociale di cui faccia parte un lavoro dignitoso e retribuito in modo da fare rientrare i giovani dall’estero e da difendere il potere di acquisto di chi lavora, la qualità del suo impegno; una politica industriale che abbia il coraggio di avere nello stato un protagonista del nuovo, a partire dall’ex Ilva, che rischia di finire male. Sui punti dirimenti occorre chiamare le persone, le associazioni più svariate a discutere, a partecipare, a sostenere l’alternativa costituzionale, per questo occorre che conoscano la piattaforma che vengono chiamate a sostenere, ad aiutare; a decidere le scelte, a lottare se necessario. La destra vuole un capo che decide su tutto, perché mai l’alternativa costituzionale dovrebbe seguirla su questo stravolgimento costituzionale? Certo sarebbe utile una legge elettorale che consenta ad elettrici ed elettori di scegliere i rappresentanti, mentre il testo della maggioranza non lo farà, ma resta l’imperativo categorico che occorre vincere le elezioni comunque e si può fare solo su una chiara alternativa alla destra di Giorgia Meloni.

