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Italia hub del Mediterraneo, Meloni: «Mare strategico, noi porto naturale»
Primo PianoItalia come grande piattaforma protesa nel Mediterraneo. Lo ha ribadito con forza e determinazione la premier Giorgia Meloni in un messaggio inviato all’assemblea di Federagenti riuniti a Civitavecchia. Non solo un saluto, ma un puntigliosa rivendicazione del lavoro già fatto dal suo governo e di quello che resta da fare. «L’Italia - ha scritto la Meloni - è per natura geografica e vocazione storica, è una Nazione marittima. Siamo il porto naturale d’accesso all’Europa e lo snodo strategico tra il Vecchio Continente e le nuove geografie dell’Africa, del Medio Oriente, del Golfo e dell’Asia. Occupiamo una posizione privilegiata nel Mediterraneo, per millenni il cuore degli scambi politici, culturali e commerciali del mondo e ancora oggi la via di comunicazione più breve tra i due grandi spazi marittimi del pianeta, l’Oceano Atlantico e l’Indo-Pacifico. Un mare che occupa solo l’1% delle acque del globo, ma che è attraversato dal 20% del traffico marittimo mondiale e dal 65% degli approvvigionamenti energetici europei.
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Per l’Italia l’interconnessione marittima è fondamentale per l’economia manifatturiera, per l’approvvigionamento energetico e delle materie prime, per l’esportazione dei nostri prodotti nel mondo. Il mare è un catalizzatore di opportunità trasversali a tutti gli elementi vitali della nostra società: dal turismo all’industria, dalla portualità alla sicurezza, dalla tutela dell’ambiente alla cultura, dalle comunicazioni al commercio e alla logistica. La dimensione marittima muove un ecosistema economico, industriale e produttivo, all’interno del quale ogni componente svolge un ruolo fondamentale». Insomma un inno al mare che ha raccolto applausi convinti da parte degli agenti marittimi. «Ecco perché - ha continuato la premier - il Piano del Mare, lo strumento strategico e programmatico che questo Governo ha voluto per dotare l’Italia di una politica marittima unitaria, non considera gli agenti dei semplici intermediari ma li annovera tra i protagonisti della competitività del sistema portuale nazionale. Un sistema, quest’ultimo, che il Governo intende rafforzare ulteriormente, anche grazie alla riforma della governance portuale, un provvedimento di sistema che punta a superare le frammentazioni, sviluppare una pianificazione nazionale, aumentare l’attrattività dei nostri porti. E, a proposito di attrattività e competitività, il Governo continuerà a portare avanti il proprio impegno in Europa per rivedere l’Ets marittimo, un meccanismo che rischia di penalizzare i nostri porti a vantaggio di quelli del Nord Africa, peraltro senza ottenere benefici in termini di riduzione delle emissioni inquinanti nel Mediterraneo».
LE SFIDE
Concetti tutti richiamati anche da Paolo Pessina, presidente di Federagenti, e convinto assertore che l’Italia giocherà e vincerà una grande partita nel Mediterraneo. Non solo parole, Pessina ha tirato fuori i numeri che bisogna conosce per cogliere la grande occasione della ricostruzione. Pessina ha fornito con chiarezza la chiave di lettura per interpretare un «Mediterraneo che sarà sempre diverso da se stesso». E qui le cifre sono balzate subito in primo piano. «Basti pensare - ha detto - alle necessità di ricostruzione di interi Paesi per comprendere ciò di cui comunità, sistemi industriali e produttivi, logistica richiederanno ai singoli porti. L’Ucraina allo stato attuale prevede di dover investire 588 miliardi di dollari per ricostruire infrastrutture, centrali elettriche, porti, abitazioni.
Per la Siria si parla di 216 miliardi di dollari, per il Libano il solo costo del recente conflitto con Israele supera i 14 miliardi; mentre per l’Iran i danni prodotti dai recenti bombardamenti sforano quota 350 miliardi. Senza parlare di Gaza. Ed è dai porti dovranno partire materiali per l’edilizia, carichi eccezionali, centrali elettriche, materiale per gli ospedali. L’Italia, che vanta una tradizione consolidata nell’engineering, non può farsi trovare impreparata». Netto e chiaro il richiamo di Pessina ad un sistema portuale unico a cui dovrà far fronte il ddl all’esame del Parlamento. «I porti dovranno - ha sottolineato il presidente di Federagenti - diventare la punta di una lancia di competizione internazionale, dovranno essere sistema per garantire concorrenzialità. Questa è la previsione: meno stabilità, più complessità, ma anche più opportunità per chi sa organizzarsi». La necessità di avere una Spa interamente pubblica per governare il sistema portuale italiano frammentato in 62 porti spesso in concorrenza tra di loro, è stata ribadita anche da vice ministro ai Trasporti e alle Infrastrutture Edoardo Rixi. Necessita ripresa e ribadita anche dal direttore generale di porti, infrastrutture e logistica del Mit, Donato Liguori.
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