La condizione degli immigrati in Italia. Un’indagine dell’EURISPES su vissuto, esperienze e progetti
contenuti originalill 27,8% degli immigrati interpellati nell’indagine dell’EURISPES vive in Italia da 3-5 anni, il 24,2% da 6-10 anni, il 19,4% da 1-2 anni ed un altro 19,4% da più di 10 anni, il 9,2% da meno di un anno. La maggioranza degli immigrati racconta, dunque, una permanenza nel nostro Paese di media durata. Gli stranieri irregolari privi di permesso di soggiorno rappresentano il 15,5% del campione. La maggior parte degli immigrati, il 52%, è sola e non vive con la propria famiglia in Italia. L’arrivo nel nostro Paese avviene, in quasi tre casi su dieci, tramite intermediari a pagamento, mentre un terzo degli immigrati si organizza da solo. Si emigra soprattutto per fuggire dalla povertà (23,3%), ma anche a causa della mancanza di lavoro (18,5%), per la speranza di trovare condizioni di vita migliori (14,8%), il ricongiungimento famigliare (10,3%), la mancanza di libertà nel paese d’origine (9,4%), la guerra o i gravi disordini (8,9%). L’Italia è stata scelta dagli immigrati come destinazione perché ci vive la loro famiglia (20,5%) o amici/conoscenti (18,4%). Diffusa l’idea che in Italia c’è benessere economico (15,5%) e che il nostro sia un Paese accogliente con gli stranieri (10,6%). Oltre un terzo degli immigrati intervistati sono arrivati in Italia tramite permesso/carta di soggiorno (36,3%), un quinto tramite sbarco/ingresso clandestino (20,7%) ed un altro quinto tramite richiesta di asilo (19,4%). L’arrivo clandestino viene citato in percentuale superiore alla media da chi arriva dall’Egitto (52,9%), Bangladesh (38,5%), Marocco (26,7%), Pakistan (26,3%), Nigeria (25%). In Italia si arriva per rimanere: infatti, la maggioranza degli immigrati dichiara di voler restare in Italia per sempre (52%); quasi un terzo intende restare almeno per diversi anni (30,9%). Uno su 10 pensa di lasciare l’Italia. A questi si aggiunge un 6,7% che non sa che cosa farà. Il nostro Paese è dunque visto soprattutto come un luogo stabile di approdo, molto più che di passaggio. Il 78,1% degli immigrati raggiunti dall’indagine ha un lavoro, il 13,2% non lo ha ma lo sta cercando, l’8,6% non lo sta cercando (tra questi ultimi, pensionati/anziani, casalinghe, studenti). Gli uomini che lavorano sono più numerosi rispetto alle donne: 83,1% vs 69,3%. Prevedibilmente, tra chi ha un permesso di soggiorno la percentuale di chi lavora è più elevata rispetto a chi ne è privo (80,7% vs 64,2%). Il 22,2% di chi non ha il permesso di soggiorno sta cercando una occupazione, il 13,6% non la cerca. La condizione lavorativa dei residenti stranieri in Italia mostra una quota prevalente di rapporti di lavoro stabili (62,4%), mentre il 32,4% dichiara un impiego periodico o stagionale e il 5,2% un’occupazione saltuaria o occasionale. Questa evidenza suggerisce come, per la maggioranza degli stranieri occupati, l’inserimento nel mercato del lavoro italiano abbia assunto una configurazione tendenzialmente continuativa, sebbene una quota non trascurabile, pari a oltre un terzo del campione (37,6%), si trovi in una condizione di precarietà temporale legata alla natura stagionale o periodica dell’attività svolta. La distribuzione delle professioni svolte prevalentemente in Italia dai residenti stranieri evidenzia una concentrazione significativa in alcune categorie occupazionali: operai (20,4%) e lavoratori agricoli (12,8%). Il 24,3% degli immigrati ha ricevuto almeno una proposta di lavoro illegale (escluso il lavoro nero) nel corso della propria esperienza in Italia. Le modalità attraverso cui i residenti stranieri hanno trovato il proprio lavoro attuale evidenziano un ruolo nettamente prevalente delle reti relazionali informali. Il lavoro, infatti, si trova soprattutto grazie a parenti o amici (47,7%) oppure tramite un proprio connazionale (29%). Sommando le due tipologie di contratto stabile e a termine, il 68,3% degli immigrati dispone di una forma contrattuale riconosciuta, mentre forme più precarie come l’apprendistato e il contratto atipico raccolgono incidenze marginali, rispettivamente l’1,5% e il 3,7%. Un dato di particolare rilievo riguarda, invece, la quota di chi dichiara di non avere alcun contratto, pari al 23,8%, a cui si aggiunge lo 0,7% in attesa di regolarizzazione. Quasi un quarto dei lavoratori stranieri si trova, dunque, in una condizione priva di tutela contrattuale formale. Quattro stranieri su dieci hanno difficoltà con la lingua italiana (42,2%). Il 59,5% degli stranieri invia meno di un quarto del proprio guadagno alla famiglia nel paese d’origine. Il 30,7% non invia alcuna somma o afferma di non avere parenti nel paese di origine, mentre il 9,6% destina alle rimesse una quota compresa tra un quarto e la metà del proprio reddito. La quota prevalente degli stranieri che vivono in un’abitazione è in affitto (55,3%), mentre il 16,3%, risiede presso parenti o amici, e il 15,9% vive in un centro di accoglienza o organizzazione assistenziale. Solo l’8,8% vive in un’abitazione di proprietà, propria o del partner. Considerando congiuntamente le condizioni abitative più precarie, oltre il 17,3% degli stranieri si trova in una situazione abitativa priva di stabilità autonoma, un dato che, insieme alla quota di chi vive presso parenti o amici, ma anche presso il proprio datore di lavoro, segnala come per una parte rilevante della popolazione straniera (quasi il 36%) l’accesso a un’abitazione indipendente e stabile resti un obiettivo non pienamente raggiunto. Il 57,8% degli immigrati ha assistito almeno una volta ad episodi di razzismo. Le esperienze personali rappresentano una ulteriore conferma del fenomeno: la maggioranza degli immigrati è stata vittima in prima persona di episodi di razzismo almeno una volta (53,2%). La possibilità di esercitare il diritto di voto interessa sei immigrati su dieci (59,9%), mentre il 40,1% dichiara di non essere interessato. Riguardo all’ottenimento della cittadinanza, l’interesse è altrettanto marcato (57% la desidera e 32,8% no), ma circa uno straniero su dieci non ha ancora un’opinione chiara al riguardo. “I dati ci dicono, ha sottolineato il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, che le potenzialità dei cittadini stranieri sono largamente sottoutilizzate: nel lavoro, nella scuola, nella formazione professionale. Continuare a sprecare questo capitale umano è un danno per loro e, al tempo stesso, lo è per il Paese. I migranti regolari residenti in Italia sono quasi cinque milioni. Contribuiscono a costruire ricchezza per il 9% del Pil. Pagano contributi previdenziali che sostengono oltre seicentomila pensioni. Fondano imprese che danno lavoro a centinaia di migliaia di italiani. Si affronta invece l’immigrazione quasi esclusivamente come un fatto di ordine pubblico, anziché come una componente essenziale del modello sociale e produttivo del Paese. Questa miopia ha un costo altissimo che verrà pagato dai giovani italiani che si troveranno, domani, a reggere sulle spalle un sistema previdenziale sempre più insostenibile e un mercato del lavoro afflitto da un profondo disallineamento tra domanda e offerta”.

